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  • Venerdì 31 gennaio 2025

Sono stati assolti i due medici coinvolti nel caso di Sara Pedri, scomparsa nel 2021

Erano accusati di maltrattamenti su di lei, che secondo l'accusa si è suicidata, e su altri 20 dipendenti dell'ospedale di Trento

L'ospedale Santa Chiara di Trento (ANSA-ZUMAPRESS)
L'ospedale Santa Chiara di Trento (ANSA-ZUMAPRESS)

Il tribunale di Trento ha assolto l’ex primario del reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale Santa Chiara di Trento, Saverio Tateo, e la sua ex vice Liliana Mereu dall’accusa di maltrattamenti continuati e in concorso ai danni di 21 tra medici, infermieri e ostetriche. Tra le persone offese nel procedimento penale c’era anche Sara Pedri, una medica ginecologa scomparsa nel 2021 e mai più trovata. Tateo e Mereu sono stati assolti con «perché il fatto non sussiste», una formula che implica che il reato di cui erano accusati non è stato provato. A fine novembre la procura aveva chiesto la condanna sia di Tateo che di Mereu a quattro anni, due mesi e 20 giorni.

L’inchiesta giudiziaria era stata aperta alcuni mesi dopo indagini interne all’ospedale, avviate dopo la scomparsa di Sara Pedri, avvenuta il 4 marzo del 2021 in Val di Non, in Trentino, il giorno dopo essersi dimessa dall’ospedale Santa Chiara. Secondo l’accusa, Pedri si è suicidata.

Nei mesi precedenti Pedri, che all’epoca aveva 31 anni, aveva raccontato – soprattutto alla madre e alla sorella, che avevano poi denunciato pubblicamente i maltrattamenti – le condizioni di lavoro nel reparto in cui lavorava, e di aver subìto frequenti umiliazioni e punizioni. In seguito alla sua scomparsa erano iniziate le indagini interne su Tateo, condotte da una commissione d’inchiesta dell’azienda sanitaria, che aveva ascoltato le testimonianze di 110 tra medici, infermieri e operatori sanitari che avevano prestato servizio o che sono ancora attivi nell’unità operativa di Ginecologia. Anche il ministro della Salute Roberto Speranza aveva avviato un’ispezione nell’azienda provinciale di Trento.

A ottobre del 2021, dopo un’indagine dei carabinieri del NAS (Nucleo Antisofisticazione e Sanità), la procura di Trento aveva indagato Tateo e Mereu per presunti maltrattamenti ai danni di 21 persone tra medici e infermieri, compresa Pedri. Un mese dopo Tateo era stato licenziato dall’ospedale Santa Chiara: il tribunale del lavoro annullò successivamente il provvedimento ritenendolo illegittimo e per questa ragione l’azienda sanitaria dovette risarcire Tateo con oltre 125mila euro. Tuttavia Tateo non tornò più a lavorare nel reparto di Ginecologia, che attualmente è diretto dal medico che lo sostituì dopo il licenziamento. Oggi Tateo lavora in una clinica in Francia, la sua vice Mereu a Catania.

Il procedimento era iniziato nel novembre del 2023, con rito abbreviato. Nel corso delle udienze sono state esaminate le contestazioni contro il primario e la sua vice, che riguardavano tra le altre cose le violenze verbali, la gestione delle nomine, i ritmi di lavoro, e in generale i comportamenti prevaricatori diffusi all’interno del reparto. In aula Tateo e Mereu hanno sempre respinto le accuse di maltrattamento.

Lo scorso novembre la pubblico ministero Maria Colpani aveva chiesto una condanna a quattro anni, due mesi e venti giorni per entrambi gli imputati. Nel corso della sua requisitoria, Colpani aveva detto che nel reparto «si era creato un clima oppressivo»: per farlo emergere «c’è voluto il morto», aveva detto la magistrata riferendosi a Sara Pedri. Per sostenere la sua tesi Colpani aveva citato una serie di testimonianze raccolte nelle fasi preliminari del procedimento penale, in cui alcune dipendenti dell’ospedale Santa Chiara avevano raccontato del loro stato di ansia e malessere perenne a causa del lavoro in reparto.

Nell’ultima udienza del 15 gennaio del 2025 gli avvocati difensori avevano di nuovo rigettato le accuse e chiesto l’assoluzione degli imputati «perché il fatto non sussiste». I legali, che avevano depositato una memoria difensiva di 350 pagine, avevano inoltre sostenuto che l’ipotesi di reato, quella dei maltrattamenti, non fosse stata contestata nel modo corretto a livello giuridico. Avevano inoltre detto che la vicenda di Sara Pedri era stata strumentalizzata, e che non c’entrava nulla con le denunce sull’ambiente lavorativo del Santa Chiara: pertanto, avevano concluso, i due imputati non potevano esserne considerati responsabili.

– Leggi anche: L’inizio delle indagini sul reparto dove lavorava Sara Pedri