Il «modello Caivano» è davvero pensato per Caivano?
Nella nuova università non ci sono studenti, dal nuovo centro sportivo le associazioni locali sono escluse, e al Parco Verde la situazione non è cambiata molto
di Angelo Mastrandrea

altre
foto
Il nuovo polo universitario di Caivano, in provincia di Napoli, si trova lungo la statale Sannitica. È stato costruito su una vasta area di proprietà del comune, dove c’era un cementificio dismesso da 15 anni. Il commissario straordinario per il «risanamento e la riqualificazione» di Caivano, Fabio Ciciliano, tra agosto e dicembre del 2024 lo ha fatto ristrutturare usando 2 milioni e 200mila euro dei quasi 56 milioni stanziati dal governo di Giorgia Meloni nel piano di interventi per Caivano. Altri 3 milioni e 200mila euro sono stati destinati alla costruzione dell’aula magna, che è appena iniziata.

Il nuovo polo universitario di Caivano, 20 gennaio 2025 (Angelo Mastrandrea/Il Post)
Il 20 dicembre il nuovo polo universitario è stato inaugurato dalla ministra dell’Università Anna Maria Bernini. «L’università, con la sua missione di riqualificazione e crescita sociale, oggi si fa ponte verso un domani più giusto, più forte e pieno di opportunità per tutti», ha detto. Dal 7 gennaio l’università Luigi Vanvitelli ha trasferito a Caivano un corso di infermieristica.
Un mese dopo l’inaugurazione, però, davanti alla struttura non c’è un’insegna che indichi la presenza del polo universitario e il parcheggio è deserto. Superato l’ingresso, si arriva in un giardino arredato con alcuni tavolini su cui affacciano quattro aule, ma non ci sono studenti: ci sono solo bambini di una scuola primaria che stanno seguendo una lezione, trasferiti lì perché il loro istituto è stato chiuso per problemi igienici. E in generale le iniziative del governo per risolvere il degrado sociale della città, con molti sforzi anche economici e attraverso un cosiddetto “modello Caivano”, sembrano in realtà disconnesse dal Parco Verde, che è la zona dove in teoria ci sarebbe più bisogno di interventi. Oltre all’università, le associazioni di Caivano sono state escluse dal nuovo centro sportivo, nel Parco Verde tutti i negozi sono chiusi e la dispersione scolastica è ancora altissima.
Ciciliano è un dirigente medico della polizia ed è anche capo dipartimento della Protezione Civile. Fu nominato a ottobre del 2023 dal governo Meloni per l’emergenza a Caivano, diventata tale dopo un caso di ripetuti stupri di gruppo ai danni di due ragazzine di 10 e 12 anni, per i quali sono stati condannati alcuni minorenni e due maggiorenni. La storia uscì nel mese di agosto. A settembre il governo inviò centinaia di carabinieri, finanzieri, militari e poliziotti a presidiare il Parco Verde, un quartiere di case popolari costruite per gli sfollati del terremoto del 1980 dal centro di Napoli, considerato la principale piazza di spaccio di droghe in Campania.
Il Consiglio dei ministri sciolse il comune per mafia e approvò un decreto che prevedeva misure repressive contro le cosiddette «baby gang»: le pene per alcuni reati sono state aumentate, per i ragazzi tra i 14 anni e i 18 anni sono stati introdotti fogli di via e “Daspo urbano”, cioè un ordine di allontanamento fino ad allora utilizzato solo per impedire agli ultras delle squadre di calcio violenti di andare allo stadio. Per i genitori dei ragazzi che non vanno a scuola, invece, è prevista la reclusione fino a 2 anni.
Fu infine approvato un piano straordinario di investimenti, che è stato utilizzato per mettere un sistema di videosorveglianza nelle strade costato 100mila euro, per assumere vigili urbani e assistenti sociali, per costruire l’università e un teatro, e per ristrutturare un centro sportivo abbandonato. Da allora Caivano è diventata una meta ricorrente per diversi esponenti del governo.
Sono passati da lì, oltre a Meloni e alla ministra Bernini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, il ministro dello Sport Andrea Abodi. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, accusato di aver fatto fermare un Frecciarossa in ritardo a Ciampino per scendere e prendere un’auto di servizio, disse che non voleva arrivare tardi a un incontro a Caivano.
Ora il governo vuole esportare questo «modello» ad altre sette periferie cittadine italiane ritenute «difficili»: a dicembre ha stanziato 18o milioni per Rozzano in provincia di Milano, per il Quarticciolo a Roma, Scampia a Napoli, Orta Nova a Foggia, San Ferdinando in provincia di Reggio Calabria, San Cristoforo a Catania e Borgo Nuovo a Palermo.
Quando le si nomina la nuova università, la dirigente scolastica Eugenia Carfora reagisce con una smorfia di scetticismo. Canfora è molto conosciuta nel Parco Verde perché, quando dirigeva l’istituto comprensivo, ogni mattina andava a bussare alle case degli studenti che non si presentavano in aula: «La metà dei ragazzi non finiva la prima media, per questo cercavo di andare a parlare con loro e con i genitori per convincerli a mandarli a scuola», dice. «Spesso i ragazzini andavano a lavorare per aiutare la famiglia».

La dirigente scolastica Eugenia Carfora nel suo ufficio all’istituto tecnico Morano del Parco Verde a Caivano, 20 gennaio 2025 (Angelo Mastrandrea/Il Post)
Nel 2013 Carfora è passata a dirigere le due scuole superiori del quartiere, un istituto tecnico e un alberghiero, aperto in un ex centro commerciale che «aveva un bar abusivo al primo piano». È riuscita a sistemare entrambe le scuole, utilizzando per l’istituto tecnico 276mila euro di finanziamenti del PNRR finanziato con fondi europei, e andando a «fare la questua» per l’alberghiero negli istituti scolastici di tutta Italia. Le donazioni ricevute, a volte di materiali poi riciclati, sono state utilizzate anche in maniera creativa. Mostra con orgoglio gli spazi rimessi a nuovo, un giardino dove i ragazzi curano un agrumeto e una serra con alcune coltivazioni idroponiche.
Ogni giorno Canfora fa la spola tra le due scuole, attraversando con passo veloce gli spazi comuni di alcuni palazzi di edilizia popolare malmessi. Racconta che in 10 anni hanno tentato più volte di intimidirla o di ostacolarla. «Per un periodo sono stata costretta a passare tra le gabbie in cui tenevano i pitbull». A suo parere, i boss locali non hanno mai accettato gli sforzi per far studiare i ragazzi e portarli fuori dal quartiere. «Quando sono arrivata, la dispersione scolastica qui dentro era del 41 per cento, ora è ridotta al 22», dice. Il problema è che su 750 iscritti ai due istituti «solo l’8 per cento viene dal Parco Verde, purtroppo in questo quartiere i ragazzi non proseguono gli studi». L’università, secondo lei, non è stata fatta per i giovani del Parco Verde.

L’agrumeto nel giardino dell’istituto tecnico Morano a Caivano, 20 gennaio 2025 (Angelo Mastrandrea/Il Post)
«Abbiamo puntato a costruire delle strutture che possano portare a Caivano persone che non vivono in questo territorio, la nostra idea è di creare movimento attorno all’università», dice l’ufficio stampa del commissario Ciciliano. «Abbiamo puntato sulla sicurezza, con gli impianti di videosorveglianza e l’illuminazione pubblica, ma anche sulla riqualificazione di edifici a fini sociali». A poche centinaia di metri dal Parco Verde, l’Esercito ha demolito il teatro Caivano Arte, che dal 1998 aveva ospitato Toni Servillo e Lina Sastri, l’Accademia del San Carlo di Napoli e i ballerini del Bolshoi di Mosca. Al suo posto sarà costruito un auditorium da 500 posti, che costerà poco meno di un milione e 200mila euro.
Poco più avanti è stato ricostruito anche l’ex centro sportivo Delphinia, che si trova al di là dello stradone che gira intorno al Parco Verde. Era abbandonato dal 2018 ed era considerato il simbolo del degrado del quartiere. Il nuovo centro sportivo, intitolato al cantautore napoletano Pino Daniele, si estende su 50mila metri quadrati. Ci sono un bel parco alberato, una piscina, una ventina di campi per il basket, il tennis, il padel e il calcio a cinque, palestre attrezzate per 44 diverse discipline sportive e un ring dove il 16 novembre è tornata a gareggiare la pugile Angela Carini, sconfitta dall’algerina Imane Khelif alle Olimpiadi di Parigi. Carini tiene corsi di boxe per 130 tra ragazzi e ragazze provenienti da Caivano e dai comuni vicini.
Il centro sportivo è stato finanziato con 13 milioni di euro, è stato progettato da Sport e Salute, una società del ministero dell’Economia, e i lavori sono stati affidati al Genio dell’Esercito che in appena cinque mesi ha rifatto tutta l’area. Il 28 maggio del 2024 il nuovo impianto è stato inaugurato da Meloni. «Faremo di Caivano un modello che esporteremo alle altre Caivano d’Italia», ha detto. La gestione del centro è in condivisione tra Sport e Salute e le Fiamme Oro, il gruppo sportivo della polizia.
A Caivano molti considerano questa scelta come l’ennesimo “commissariamento” delle istituzioni politiche e sociali cittadine.
Salvatore Papa è responsabile del “Polo Millegiorni”, uno spazio educativo per i bambini fino a 6 anni che l’associazione Save the Children ha aperto nel Parco Verde. «Abbiamo tre commissari prefettizi, un commissario straordinario, l’Esercito e la polizia a gestire tutto», dice. «Siamo in una situazione drogata, ma cosa accadrà quando torneremo alla normalità?».
Le associazioni sportive di Caivano, come la Caivano Runners, la Tennis Campiglione, la Phoenix Volley che ha 400 iscritti e la Jirafa Basket che ne ha 150 si allenano con difficoltà nelle palestre scolastiche. Tutte queste associazioni sono state escluse. Il presidente della Phoenix Volley, Luigi Dell’Aversano, lo definisce un «paradosso»: in una lettera ha scritto che il centro “Pino Daniele” avrebbe dovuto essere gratuito per i bambini delle scuole elementari, invece non lo è, anzi le strutture non possono essere utilizzate neppure dalle associazioni di Caivano.
Il costo degli abbonamenti è di circa 40-50 euro al mese. Secondo le informazioni fornite da Sport e Salute, alle lezioni di arti marziali, che costano 20 euro al mese, si sono iscritti 380 ragazzi, mentre al campo estivo per bambini, che costa 40 euro a settimana, il primo anno ha partecipato un migliaio di giovani tra i 4 e i 17 anni. 106 famiglie hanno fatto domanda per i voucher messi a disposizione del comune, ma alla fine solo in 57 hanno mandato i figli al campo estivo. Il comune di Caivano ha anche pagato l’iscrizione ai corsi di 130 bambini provenienti da famiglie con un reddito basso. Di questi, solo 16 sono del Parco Verde, dove vivono circa 1.200 adolescenti.

Un parchetto per bambini abbandonato nel Parco Verde, 20 gennaio 2025 (Angelo Mastrandrea/il Post)
I ragazzi del quartiere non vanno ai giardini di fronte, dove l’ingresso è libero. «Nessuno lo sente come una cosa loro», dice Bruno Mazza, presidente dell’associazione “Un’infanzia da vivere”.
Mazza gestiva per conto di un boss 16 piazze di spaccio tra il Parco Verde, i palazzi popolari costruiti negli anni Settanta e il rione “Bronx”, un complesso di palazzi dell’Agenzia campania per l’edilizia residenziale (ACER). Fu arrestato, in carcere studiò e quando uscì divenne un attivista per i minori. «Mi impegno per evitare che i ragazzi del quartiere finiscano come me», dice. «Da un anno qui c’è solo repressione, repressione, repressione, e nient’altro». Secondo lui «le condizioni economiche e di vita degli abitanti nell’ultimo anno sono peggiorate». L’esempio più visibile sono i negozi: su 36 attività commerciali, sono rimaste aperte solo due, che vendono un po’ di tutto. Non c’è più nemmeno un bar, e neppure la farmacia.

Un campo di calcetto gestito dall’associazione Un’infanzia per vivere al Parco Verde, 20 gennaio 2025 (Angelo Mastrandrea/Il Post)
«Non si può pensare che in così poco tempo si risolvano i problemi sociali di questa città, per ora l’unico risultato concreto è che il Parco Verde è diventato il quartiere più sicuro di Caivano», dice Francesco Celiento, fondatore di Caivano Press, un giornale locale. Vuol dire che si può girare per strada senza timore di essere fermati dalle vedette della camorra, e che non si incontrano più venditori di siringhe, cucchiaini, lacci emostatici e fette di limone utilizzate per preparare e assumere eroina.
Delle 16 piazze di spaccio che Mazza definisce «storiche» non ce n’è più nessuna. In pochi mesi ci sono state quattro inchieste contro la camorra nel quartiere. Nell’ultima, il primo ottobre, sono state arrestate 50 persone affiliate a un clan che gestiva un giro d’affari da 500mila euro al mese.
Il 29 novembre sono stati sgomberati 36 dei 250 appartamenti occupati, sui 600 in totale del Parco Verde. Il giorno dopo don Maurizio Patriciello, parroco della chiesa di San Paolo Apostolo che si trova nel Parco Verde, ha scritto che i camorristi «non vogliono andarsene, non vogliono abbandonare le loro “piazze”. Si ribellano. Recalcitrano. Alzano la voce. Minacciano. Li capisco. E sono certo che anch’essi mi capiscono. La grande pena che fa sanguinare l’animo è per coloro che di questa gente è stata vittima e che oggi si ritrovano senza casa […]. Il risanamento del quartiere, però, da quasi 40 anni in preda all’anarchia, andava fatto».
Patriciello era già sotto scorta per le intimidazioni e le minacce ricevute dai clan. A Natale per la prima volta non ha celebrato la messa di mezzanotte perché «ci sarebbe potuto essere qualche incidente». Ha spiegato che dopo le sue prese di posizione a favore del ripristino della legalità nel quartiere, la frequenza in chiesa «si è più che dimezzata». Viceversa, a seguirlo vengono in molti dal resto di Caivano, fuori dal Parco Verde. Domenica 5 gennaio, a sorpresa, alla messa di mezzogiorno si è presentato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha ringraziato Patriciello «per l’opera che presta».
Intanto le porte d’ingresso e le finestre degli appartamenti sgomberati sono state murate per evitare che fossero rioccupati. Nel quartiere ci sono state manifestazioni di protesta e gli sfrattati hanno dormito in strada e mantenuto un presidio fisso nel quartiere. Poi una decina di famiglie ha trovato una sistemazione da loro familiari negli stessi palazzi da cui erano state sgomberate e le altre hanno cercato casa altrove.