La CIA sostiene che l’ipotesi più probabile sulle origini del COVID-19 sia un incidente di laboratorio, ma con «poca convinzione»

L’agenzia di intelligence degli Stati Uniti (CIA) ha desecretato un rapporto sulle origini del COVID-19 in cui sostiene che l’ipotesi della nascita in laboratorio sia la più probabile tra le due in circolazione (l’altra è che si sia sviluppato in modo naturale, con un passaggio da animale a uomo). Il rapporto non si basa su nuove prove, ma su un’analisi di quelle raccolte in questi anni, nessuna delle quali può confermare in modo certo l’una o l’altra ipotesi. La stessa CIA ha detto di avere «poca convinzione» nella solidità dei risultati, in quanto si basano su prove incomplete.
Il rapporto era stato commissionato negli ultimi mesi dell’amministrazione di Joe Biden, ma la sua pubblicazione è avvenuta quasi contestualmente all’insediamento a capo dell’agenzia di intelligence di John Ratcliffe, un ex deputato texano con posizioni vicine al presidente Donald Trump. Ratcliffe in passato aveva già sostenuto l’ipotesi di un incidente in un laboratorio di Wuhan, la città in Cina dove si sviluppò il primo grosso focolaio di casi di COVID-19, e aveva detto di voler rimettere la CIA al centro del dibattito sulle origini della pandemia. Fino a questo momento l’agenzia di intelligence non aveva preso una posizione pubblica sull’argomento, diversamente da altre agenzie statunitensi: l’FBI e il dipartimento dell’Energia avevano sostenuto la tesi del laboratorio, mentre il Consiglio nazionale di Intelligence e l’Agenzia di Intelligence della Difesa avevano detto di propendere per l’ipotesi dell’origine naturale.
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