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  • Domenica 26 gennaio 2025

Nella pallamano i portieri sono un po’ i protagonisti

Subiscono tanti gol e si beccano pallonate addosso – a volte in faccia – da pochi metri, ma il loro ruolo è importante e spesso premiato

Il portiere dell'Italia Domenico Ebner durante la partita dei Mondiali contro la Danimarca (Pressefoto/Marcel von Fehrn)
Il portiere dell'Italia Domenico Ebner durante la partita dei Mondiali contro la Danimarca (Pressefoto/Marcel von Fehrn)

Fare il portiere nella pallamano non è semplice. Si subiscono spesso 30, 40 gol in una sola partita. Si fronteggiano tiri che partono da pochi metri di distanza e che in una frazione di secondo possono raggiungere velocità superiori a 100 chilometri orari. E si tenta di fermarli usando ogni parte del corpo: braccia, gambe, busto e, quando serve, anche la faccia.

«Utilizzo il massimo della superficie possibile» del corpo, sintetizzava Vincent Gérard, il portiere della Nazionale francese, in un lungo approfondimento che l’anno scorso il quotidiano sportivo L’Équipe dedicò al ruolo del portiere (in Francia la pallamano ha grande successo). In modo simile, la portiera francese Laura Glauser diceva che «il mio obiettivo è fermare la palla, con qualsiasi parte del mio corpo. E basta».

Anche per questo coraggio, i portieri sono molto considerati e riconosciuti. Da quando la Federazione mondiale di pallamano ha cominciato a eleggere il miglior giocatore dell’anno, nel 1989, il premio è già stato vinto per sei volte da un portiere nel maschile e per due volte da una portiera nel femminile. Nel calcio solamente una volta in quasi settant’anni un portiere ha vinto il Pallone d’Oro, il russo Lev Yashin nel 1963, tanto che dal 2019 si decise di istituire un premio esclusivamente per loro.

Ai Mondiali maschili di pallamano che si stanno giocando in questi giorni il portiere dell’Italia Domenico Ebner, di origini tedesche, è stato premiato come miglior giocatore della partita in due delle tre vittorie ottenute dall’Italia, quelle contro l’Algeria e la Repubblica Ceca. L’Italia ha superato la prima fase a gironi, poi è stata eliminata nella seconda. Ciononostante, è stato un torneo tutto sommato positivo per l’Italia, considerando che partecipava ai Mondiali per la prima volta in quasi trent’anni: ha perso due partite contro nazionali più forti, la Danimarca e la Germania, e poi l’ultima contro la Svizzera, quando però era già certa di non potersi qualificare per i quarti di finale.

Un po’ di parate di Ebner nel campionato tedesco, dove gioca per il Lipsia

Nella pallamano i giocatori devono tirare verso la porta senza entrare con i piedi nell’area avversaria, che dista sei metri dalla porta. Per farlo però possono saltare fuori dall’area e atterrarci dentro dopo aver lasciato andare la palla; visto che il portiere va loro incontro per diminuire il più possibile lo spazio a disposizione di chi tira, spesso la distanza tra portiere e tiratore è di due, tre metri. Per abituarsi a non avere paura di affrontarli, i portieri da giovani si allenano con esercizi quasi militareschi: «Il mio vecchio allenatore mi faceva parare i tiri senza usare le mani, con i compagni che mi tiravano sul corpo; oppure mi sdraiavo per terra, gli altri facevano rimbalzare la palla vicino alla mia faccia e io non dovevo muovermi», racconta il ventunenne Francesco Albanesi, portiere della Polisportiva Cingoli, che gioca nel massimo campionato maschile italiano, la Serie A Gold.

Fare il portiere nella pallamano è pesante psicologicamente anche per altri motivi. Per esempio molti dicono che è fondamentale saper gestire gli errori e fare i conti con un tasso inevitabilmente basso di tiri parati. Per un portiere subire gol in quasi tre quarti dei tiri affrontati è abbastanza normale, mentre se para più del 30 per cento dei tiri lo si può considerare un successo.

«Devi essere molto forte mentalmente, perché concedi tanti gol», disse nel 2015 al New York Times l’ex portiere Thierry Omeyer, tra i migliori nel suo ruolo. Anche per Albanesi quella è la parte più difficile: racconta che gli capita spesso di continuare a pensare a un errore precedente, e di buttarsi giù anche se prima aveva fatto buone parate.

Il fatto è che, per quanto la pallamano sia un gioco di squadra, quello del portiere è un ruolo solitario: «Tu puoi dare qualche dritta alla difesa, ma la difesa non può dare qualche dritta a te», dice Albanesi, secondo cui il portiere e gli altri ruoli «sono quasi due sport diversi». Più che in qualsiasi sport che prevede la presenza del portiere, nella pallamano ogni tiro è quasi una sfida tra chi tira e chi para, nella quale è importante non far capire le proprie intenzioni all’avversario. Nei tiri che arrivano dal limite dell’area il portiere non ha materialmente tempo per muoversi dopo che il tiro è partito, quindi deve cercare di intuire prima dove andrà la palla, provando sia a occupare più spazio possibile sia a spostarsi al momento giusto: non troppo tardi ma nemmeno troppo presto, per non dare indicazioni all’attacco avversario.

«Ci vogliono reattività e agilità, certo, ma è soprattutto un gioco di sguardi: devi percepire il minimo movimento del braccio di chi tira», spiega Albanesi. In una parata c’è una parte più intangibile di istinto e di improvvisazione, ma ce n’è anche una precedente di analisi: ogni settimana Albanesi e l’altro portiere della Polisportiva Cingoli fanno una sessione di video nella quale studiano i tiri degli avversari, per capire se ci siano tendenze o segnali particolari e avere quindi un’indicazione di massima su cosa preferisce fare ciascun avversario. La portiera francese Camille Depuiset disse all’Équipe che «ci sono molte informazioni da tenere in considerazione: la posizione da cui [l’avversaria] tira, come tiene la palla in mano, se alza o abbassa il braccio».

Dieci minuti di grandi parate con musica tamarra

La palla da pallamano pesa 450 grammi e prendersi pallonate addosso fa parte del mestiere. Quelle in faccia sono le più dolorose, ma anche le più rare, perché portieri e portiere sono in qualche modo tutelati dal regolamento. Da qualche anno se un giocatore colpisce in modo ritenuto volontario il volto del portiere viene sanzionato con l’esclusione temporanea per due minuti, se succede nel tiro dai 7 metri (una specie di rigore) chi lo ha tirato viene espulso. Pallamanisti e pallamaniste sono quindi abituati e allenati a non mirare alla faccia del portiere avversario. Ciononostante può capitare, e per questo dal 2019 nei campionati francesi esiste un protocollo per le concussioni e le commozioni cerebrali.

In base al protocollo, quando un portiere prende una pallonata in faccia, anche se non ha evidenti sintomi deve fare un test di equilibrio e rispondere a cinque domande: dove si trova, quale dei due tempi sta giocando, chi ha segnato l’ultimo gol, contro quale squadra ha giocato l’ultima partita, chi ha vinto. Se non risponde correttamente a una delle domande, non può proseguire la partita e dev’essere sostituito. In ogni caso l’incidente viene riportato sul referto della partita, e al giocatore viene mandato un avviso di consultare un medico.

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