Il governo indiano ha annunciato l’entrata in vigore della discussa legge per agevolare la cittadinanza ai migranti non musulmani

Donne musulmane durante una preghiera a Srinagar, lo scorso 16 febbraio
Donne musulmane durante una preghiera a Srinagar, lo scorso 16 febbraio (AP Photo/ Dar Yasin)

Il governo indiano ha annunciato l’entrata in vigore della controversa legge per agevolare la regolarizzazione dei migranti non musulmani provenienti da Pakistan, Bangladesh e Afghanistan. La legge era stata approvata dal parlamento indiano nel 2019, ma finora il governo nazionalista e induista del primo ministro Narendra Modi non ne aveva mai specificato i dettagli: infatti era stata contestata con enormi proteste da parte di organizzazioni per i diritti civili e cittadini che sostenevano fosse incostituzionale e discriminatoria verso gli oltre 200 milioni di musulmani che vivono in India. Per questo era stata soprannominata legge “anti musulmana”. L’annuncio dell’entrata in vigore è stato fatto quando mancano circa due mesi dalle elezioni generali nel paese, in cui il partito di Modi è considerato nettamente il favorito.

Lunedì un portavoce del governo indiano ne ha annunciato l’entrata in vigore, e ha ricordato che «faceva parte integrante del manifesto del 2019» del Bharatiya Janata Party (BJP), il partito di Modi.

La legge si applica ai membri di sei minoranze religiose – induisti, sikh, buddisti, giainisti, parsi e cristiani – che erano scappati da paesi a maggioranza musulmana, prima del 31 dicembre del 2014. Negli scontri tra polizia e manifestanti emersi dalle proteste contro la legge vennero uccise decine di persone, perlopiù musulmane, e altre centinaia furono ferite. Il governo di Modi nega che sia una legge discriminatoria nei confronti delle persone musulmane, e l’ha difesa sostenendo che serva per tutelare le minoranze perseguitate in paesi a maggioranza musulmana.

Da quando è al governo, Modi ha progressivamente eroso i diritti delle persone musulmane che vivono nel paese, con politiche e provvedimenti che puntano a rendere l’India un paese sempre più nazionalista.

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