La Chiesa non ha riconosciuto il culto della “Madonna di Trevignano”

La diocesi di Civita Castellana ha espresso forti dubbi sull'attendibilità e la buona fede della "veggente" Gisella Cardia, e sulle sue presunte apparizioni

Un incontro del culto della Madonna di Trevignano a maggio 2023 (ANSA/ GIULIA MARRAZZO)
Un incontro del culto della Madonna di Trevignano a maggio 2023 (ANSA/ GIULIA MARRAZZO)
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Mercoledì il vescovo Marco Salvi della diocesi di Civita Castellana ha detto che le rivelazioni e le presunte apparizioni della Madonna alla “veggente di Trevignano”, Gisella Cardia, non avevano niente di «soprannaturale» e che tutto porta a pensare che lei abbia deliberatamente mentito a riguardo. Dal 2016 la donna, il cui vero nome è Maria Giuseppa Scarpulla (Cardia è il cognome del marito) sosteneva di ricevere ogni terzo giorno del mese messaggi dalla Madonna, e che una statuetta proveniente da Medjugorje versasse sempre quel giorno lacrime di sangue. Attorno alla sua figura si era sviluppato un culto e a Trevignano Romano, in provincia di Roma, era stato creato un santuario davanti alla statua della cosiddetta “Madonna di Trevignano”.

Nell’aprile del 2023 la diocesi di Civita Castellana (competente per il territorio di Trevignano Romano) aveva istituito una commissione che aveva lo scopo di valutare se le presunte apparizioni e il culto annesso fossero legittimi per la Chiesa. Nel corso di un anno la commissione, composta da un mariologo, cioè un esperto che studia Maria, un teologo e altri specialisti, ha intervistato esperti, componenti del clero, seguaci del culto e abitanti della zona di Trevignano.

L’indagine si è conclusa questa settimana e ha decretato che è stata «raggiunta la certezza in merito alla non soprannaturalità delle apparizioni e rivelazioni» dei coniugi Cardia. Significa che secondo la Chiesa Scarpulla non solo non ha davvero avuto le apparizioni, ma è anche in malafede, cioè ha mentito intenzionalmente. Nel documento che riporta le decisioni della diocesi vengono citati diversi esempi che secondo la commissione dimostrano l’«autoreferenzialità» e l’«inattendibilità» di Scarpulla.

Il vescovo Salvi ha vietato ai sacerdoti di celebrare il culto della Madonna di Trevignano e di visitare il santuario, e ha invitato i fedeli a non partecipare a questi incontri, che dopo un breve periodo di pausa erano ricominciati nei mesi scorsi.

Al di là del piano religioso, il caso della “veggente di Trevignano” era diventato tale soprattutto per l’inchiesta giudiziaria della procura di Civitavecchia, avviata anche questa nell’aprile del 2023. L’indagine era partita dopo l’esposto di un investigatore privato secondo cui alcune persone sarebbero state truffate e convinte a versare ingenti somme di denaro alla ONLUS che avevano creato Scarpulla e il marito. Una di loro, Luigi Avella, aveva sostenuto di aver dato a Scarpulla 123mila euro. Avella aveva raccontato di essersi avvicinato al culto dopo che sua moglie era stata coinvolta in un brutto incidente in cui aveva rischiato di rimanere paralizzata. Secondo Avella, Scarpulla si era sempre ostinata a sostenere «di essere in grado di far lacrimare sangue alla statua della Madonna» e «di essere in grado di moltiplicare pizze e gnocchi». L’investigatore aveva detto anche di poter provare che le lacrime versate dalla statua della Madonna fossero in realtà sangue di maiale.

Pochi giorni dopo l’apertura dell’indagine Scarpulla e il marito avevano lasciato Trevignano, e il Comune aveva ordinato la demolizione del santuario, considerato abusivo perché all’interno di una zona agricola tutelata. Poche settimane dopo i due erano però tornati nel paese e avevano ricominciato a tenere gli incontri. Avevano fatto ricorso al TAR (tribunale amministrativo regionale) del Lazio contro la demolizione del santuario, perdendolo, ma riuscendo a ottenere di mantenere la recinzione dell’area.

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