Un’altra canzone dei Genesis

Un'ultima volta col botto

(Dennis Stone/Getty Images)
(Dennis Stone/Getty Images)

Le Canzoni è la newsletter quotidiana che ricevono gli abbonati del Post, scritta e confezionata da Luca Sofri (peraltro direttore del Post): e che parla, imprevedibilmente, di canzoni. Una per ogni sera, pubblicata qui sul Post l’indomani, ci si iscrive qui.
È successo di nuovo: stavolta sono gli eredi di Sinead O’Connor ad avere protestato contro Donald Trump, che ha usato Nothing compares to you in un suo comizio. «Sarebbe stata disgustata, ferita e offesa».
Al loro ultimo concerto a Las Vegas gli U2 hanno dedicato Don’t dream it’s over, con l’autore Neil Finn preregistrato, ad Alexei e Yulia Navalny. E anche One insieme a Daniel Lanois.
I Cage the Elephant, band americana poco nota qui ma con una sua adorazione internazionale, hanno una seconda canzone nuova dal disco che esce a maggio: ballatona che più prevedibile non si può, eppure.
Il Post ha riraccontato la storia del leggendario documentario musicale This is Spinal Tap.
Ho scoperto solo oggi che Murder on the dancefloor – tornata molto di moda per via di Saltburn – era stata co-scritta da Gregg Alexander dei New Radicals, che qui la canticchia nel demo.
C’è ancora molto dibattito intorno alla svolta country di Beyoncé.
E Keith Richards ha rifatto I’m waiting for the man di Lou Reed.
Oggi è il 4 marzo, naturalmente.

Abbonati al

Questa pagina fa parte dei contenuti visibili agli abbonati del Post. Se lo sei puoi accedere, se non lo sei puoi esserlo.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.