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  • Martedì 13 febbraio 2024

Gli sfollati dell’alluvione in Toscana si sentono dimenticati

A Campi Bisenzio ci sono ancora oltre 200 famiglie sfollate che finora hanno dovuto arrangiarsi senza contributi dello Stato

di Isaia Invernizzi

campi bisenzio
L'unico mobile di una stanza da letto salvato in una casa alluvionata di Campi Bisenzio, in Toscana (il Post)
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Come quasi ogni mattina Tiziana Roghi e il marito Fulvio Lazzeri sono tornati nel loro appartamento di via Tipitapa, a Campi Bisenzio, per aprire le finestre e far arieggiare la casa. Seduti al tavolo della cucina, uno dei pochi mobili rimasti, ricordano la notte tra il 2 e il 3 novembre quando esondarono il fiume Bisenzio e un suo affluente, la Marina, allagando la maggior parte delle strade e dei campi, migliaia di case e negozi. «Siamo stati travolti dall’acqua e dal fango in auto, mentre cercavamo di portarla al sicuro», racconta Roghi. «Ho pensato che saremmo morti. Non so come siamo riusciti a uscire. Abbiamo chiesto aiuto suonando il primo campanello che abbiamo trovato». Da allora hanno dovuto abbandonare la loro casa: nella stessa condizione ci sono altre 200 famiglie che tre mesi dopo l’alluvione in Toscana sono ancora sfollate.

Alle 21 di giovedì 2 novembre l’acqua marrone del Bisenzio era già nelle strade. Pioveva da ore. Iniziarono a diffondersi via WhatsApp gli avvisi degli abitanti che segnalavano le zone più pericolose. Molte persone riuscirono a rifugiarsi nei piani alti delle case, molte altre furono sorprese dalla piena.

Quando la Marina ruppe gli argini, l’acqua arrivò all’improvviso in tutta la zona sud del comune. Sfondò le porte al pianterreno, invase le stanze, le cantine, i garage. Per diversi giorni quasi nessuno riuscì a uscire di casa: i volontari della Protezione civile portarono cibo e generi di prima necessità fino a quando non si liberarono le strade. Solo a Campi Bisenzio furono danneggiate 18mila tra case e condomini. In tutta la Toscana morirono nove persone, gli sfollati furono migliaia.

In via Tipitapa l’onda del Bisenzio era già arrivata il 15 novembre del 1991, nell’ultima grande alluvione. Roghi e Lazzeri abitavano già qui. All’epoca la forza dell’acqua spostò un muro del loro appartamento, distrusse tutti i mobili. «Nel 1991 abbiamo perso tutti i ricordi che avevamo dal 1977, l’anno in cui ci siamo sposati. A novembre abbiamo perso tutti i ricordi dal 1991 a oggi», dice Roghi con rassegnazione. «Stavamo ancora pagando il mutuo per i danni di allora. Che forza abbiamo di farne un altro, a settant’anni? Abbiamo danni per circa 100mila euro, speriamo che ci arrivi un aiuto altrimenti non sappiamo come fare».

Nella loro casa c’è odore di umidità, in camera è rimasta solo la struttura del letto in ferro battuto, della cucina si è salvata la caldaia, ora spenta, i cavi elettrici penzolano dai muri scrostati fino a oltre un metro di altezza. Dopo l’alluvione nell’appartamento si aggiravano ragazze e ragazzi arrivati a Campi Bisenzio per dare una mano. Nel giro di qualche giorno portarono fuori tutti i mobili gonfi d’acqua, prima di togliere il fango. Oggi le case delle persone ancora sfollate sono accomunate dal ronzio dei deumidificatori perché prima di iniziare i lavori di ristrutturazione devono asciugarsi i muri, ma ci vuole tempo.

Stivali di gomma all'interno di una casa alluvionata a Campi Bisenzio

(il Post)

I coniugi Franco e Assunta Gualtieri, rispettivamente di 90 e 95 anni, sono gli sfollati più anziani di Campi Bisenzio. La sera del 2 novembre la loro casa al piano terra di una palazzina in via del Gelsomino si riempì d’acqua mentre dormivano. Un armadio cadde sul letto bloccandoli. Alcuni vicini di casa riuscirono a portarli faticosamente in salvo al secondo piano. Crollò perfino un muro di cemento armato vicino alla rampa del garage. Ora Franco e Assunta sono ospiti in una casa di cura a Impruneta, a mezz’ora di auto da Campi Bisenzio.

La nipote Barbara Gualtieri, avvocata, si è fatta carico dei lavori che gli zii non possono seguire a causa dell’età. Ha noleggiato un costoso impianto di deumidificazione a gasolio per asciugare le stanze, ha chiamato elettricisti e muratori che ora si muovono freneticamente nella casa per rifare gli impianti e i pavimenti. Nel giardino, oltre ai resti dei mobili, ci sono ancora le bombole di ossigeno utilizzate da suo zio. «La stima dei danni è arrivata a circa 120mila euro, senza contare i mobili», dice Barbara Gualtieri. «Abbiamo buttato un sacco di cose. Moltissimi documenti sono andati persi, così come fotografie di una vita. Si sono salvati i quadri perché erano appesi in alto».

Le bombole di ossigeno di Franco Gualtieri nel suo giardino

Le bombole di ossigeno di Franco Gualtieri nel suo giardino (il Post)

Alla fine di novembre la Regione Toscana ha messo online la piattaforma per ricevere le prime domande di rimborso dalle persone che avevano subìto danni. Ne sono arrivate 14mila, anche se molti abitanti di Campi Bisenzio hanno rinunciato a presentare la richiesta per via dei tempi troppo stretti e della quantità di documenti richiesti. «Non era una procedura semplice, come invece era stata presentata», continua Gualtieri. «Bisognava inviare perizie e documenti che molti hanno perso nell’alluvione. I miei zii sono forti e continuano a resistere. Non vedono l’ora di tornare a casa, però finora ci siamo dovuti arrangiare. Ci siamo sentiti soli».

La scorsa settimana il presidente della Regione Eugenio Giani ha annunciato l’invio delle mail con le istruzioni per ricevere i primi rimborsi da tremila euro. È previsto anche un altro tipo di contributo chiamato CAS, acronimo di contributo di autonoma sistemazione, per coloro che hanno dovuto abbandonare la casa e sono ospiti da parenti o amici. In totale sono stati stimati danni per 2,7 miliardi di euro tra infrastrutture pubbliche, case e aziende.

Finora Maurizio, che non vuole essere identificato con il cognome, se l’è cavata con settecento euro raccolti tra i colleghi di lavoro e altri mille euro donati da alcuni parenti. Abita a poca distanza da via del Gelsomino. Anche lui torna tutti i giorni a casa per aprire le finestre e accendere i deumidificatori. Dice che non è possibile descrivere a parole la potenza dell’alluvione: «Chi non c’era non può capire». Abita con la moglie e due figli, sfollati da novembre. Secondo una prima stima, la sua casa ha avuto danni per circa 100mila euro. «Avevo via due soldini, me li sono già completamente prosciugati», dice. «I muratori mi hanno detto che è meglio aspettare l’estate per iniziare i lavori, però è dura. Ogni tanto mi chiedo quando riuscirò a tornare e se riuscirò a dormire tranquillo. Per ora non è stato fatto nulla per proteggere il comune da possibili nuove inondazioni».

Una credenza salvata dall'alluvione

Una credenza salvata dall’alluvione (il Post)

L’alluvione di novembre ha solo confermato i problemi idrogeologici che storicamente caratterizzano Campi Bisenzio, cittadina costruita su terreni paludosi nella pianura a nord ovest di Firenze. Negli ultimi mesi è stato sistemato qualche muro di contenimento, ma per gli interventi più importanti servono soldi che al momento il comune non ha. «Va consolidato il muro della Marina e andranno fatti altri lavori per migliorare il sistema idraulico di tutta la zona», dice il sindaco Andrea Tagliaferri.

Finora sono stati spesi 12 milioni di euro per i progetti più urgenti: ne serviranno molti di più per proteggere il territorio da eventi meteorologici intensi. «Bisogna costruire una nuova diga nella valle del Bisenzio, di cui si parla fin dagli anni Ottanta, e anche bacini di espansione nella fascia a ovest del comune», dice il sindaco. «Ma servono finanziamenti che solo il governo può garantire. La nostra paura è di finire come l’Emilia-Romagna, che ha atteso i soldi per molti mesi e non sono ancora arrivati tutti».

Secondo il sindaco il contributo è solo un acconto, una prima risposta a chi non aveva ricevuto ancora nulla. «Le risorse non sono sufficienti perché le case hanno avuto molti danni», continua Tagliaferri. «A tre mesi di distanza dall’alluvione non abbiamo notizie sulla nomina del commissario per la ricostruzione. La fase dell’emergenza si sta per concludere, ma senza un commissario siamo in stallo».

una stanza vuota

(il Post)

A Campi Bisenzio dopo l’alluvione sono nati alcuni comitati formati dalle persone danneggiate. Quello più numeroso è composto da oltre 1.700 abitanti: si chiama comitato “Alluvione Campi 2023” e nelle ultime settimane ha organizzato incontri per assistere gli alluvionati, in particolare chi è ancora senza casa. Il comitato è impegnato principalmente su tre fronti: chiedere interventi per la sicurezza del territorio, chiarire le responsabilità, sollecitare il risarcimento dei danni e un contributo più sostanzioso per le persone sfollate.

Alla fine di gennaio il presidente Marco Celli ha presentato un esposto in procura per chiedere di chiarire eventuali responsabilità dell’inondazione. L’obiettivo è capire se la rottura degli argini sia dovuta a scarsa manutenzione o sorveglianza. Il comitato ha chiesto anche di partecipare agli incontri che si terranno in comune per coordinare i lavori di ricostruzione. «Fino a quando il territorio non sarà sicuro bisogna parlare di emergenza», dice Celli. «Non possono dirci che dobbiamo abituarci a questa situazione. Non è solo colpa del cambiamento climatico: ci sono responsabilità che vanno accertate». A novembre Marco Pecchioli, un altro referente del comitato, per giorni fece la spola in gommone e muta per portare cibo e medicinali ai vicini di casa bloccati in casa, in via del Giglio. Nelle ultime settimane proprio attraverso il comitato è entrato in contatto con moltissime altre persone sfollate o che hanno avuto danni. «La gente è scoraggiata, molti non hanno nemmeno presentato la domanda di rimborso perché sfiduciati. Si sentono dimenticati», dice.

Una discarica di rifiuti dell'alluvione vicino alla zona industriale tra Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio

Una discarica di rifiuti dell’alluvione vicino alla zona industriale tra Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio (il Post)

A Campi Bisenzio le strade sono state ripulite, anche se i segnali dell’alluvione sono ancora evidenti. Molti muretti non sono stati ancora ricostruiti e sulla facciata delle case è rimasto il segno del livello a cui arrivò l’acqua. Sulle cancellate qualcuno ha piazzato le pubblicità di sfasciacarrozze disposti a comprare i rottami di auto ormai inutilizzabili. Lungo la via Lucchese, la strada che collega Campi Bisenzio a Sesto Fiorentino, vicino a una zona industriale, si sono accumulate tonnellate di rifiuti: letti, armadi, materassi, poltrone, elettrodomestici. Di fatto è una discarica abusiva, nata perché il servizio di raccolta rifiuti considera l’emergenza finita: le cose ingombranti possono essere ritirate solo su appuntamento. Anche se è solo febbraio molte case hanno le finestre aperte in attesa che il primo caldo aiuti a portare via l’umidità.