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  • Mercoledì 7 febbraio 2024

La prima sconfitta politica di Javier Milei

La cosiddetta “legge omnibus” proposta dal nuovo presidente argentino è stata rinviata in commissione per via della mancanza di sostegno parlamentare su alcuni articoli

Cartelli in parlamento contro il disegno di legge omnibus proposto da Milei, Buenos Aires, Argentina, 2 febbraio 2024 (AP Photo/Natacha Pisarenko)
Cartelli in parlamento contro il disegno di legge omnibus proposto da Milei, Buenos Aires, Argentina, 2 febbraio 2024 (AP Photo/Natacha Pisarenko)
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La cosiddetta “legge omnibus” proposta dal nuovo presidente argentino di estrema destra Javier Milei è stata rinviata in commissione per via della mancanza di sostegno parlamentare su alcuni articoli. Le opposizioni hanno commentato il rinvio in commissione come la prima significativa sconfitta politica di Milei e del suo partito, La Libertad Avanza.

La “legge omnibus” era stata presentata da Milei come l’unico modo per superare la gravissima crisi economica che l’Argentina sta attraversando da diversi anni, ma contiene riforme molto varie, che non riguardano esclusivamente l’ambito economico e che sono state contestate sia fuori che dentro il parlamento. Fra le proposte più discusse e meno popolari ci sono ad esempio un’importante riforma elettorale, la privatizzazione di una quarantina di aziende statali e l’aumento delle pene per chi organizza manifestazioni non autorizzate. Nella legge viene anche richiesto un temporaneo trasferimento di poteri dal parlamento al presidente per motivi di “emergenza pubblica” in materia economica, finanziaria, fiscale, di sicurezza sociale, di difesa, tariffaria, energetica, sanitaria, amministrativa e sociale fino al 31 dicembre 2025, una cosa che preoccupa l’opposizione per l’eventuale accentramento di poteri nella figura di Milei.

Martedì 6 febbraio i deputati hanno ripreso l’esame e la discussione della legge articolo per articolo, dopo averne approvato alcune sue parti nei giorni scorsi, ma con difficoltà. Poco prima dell’inizio dei voti sugli articoli del disegno di legge che avevano a che fare direttamente con il tema delle privatizzazioni, il partito del presidente ha improvvisamente chiesto e ottenuto che il testo integrale della riforma tornasse in commissione.

Il ministro dell’Interno Guillermo Francos, che fino a quel momento aveva condotto i negoziati per ottenere una maggioranza parlamentare favorevole alla riforma, ha spiegato che era «venuta meno la volontà» da parte di alcuni gruppi parlamentari centristi di sostenere la legge, contrariamente a quanto avevano promesso in precedenza. Milei, che nel frattempo è in viaggio ufficiale in Israele, ha commentato il rinvio definendolo un «tradimento», dicendo che il suo programma «è stato votato dal 56 per cento degli argentini» e che quindi lo porterà avanti comunque, con o senza il sostegno dei leader politici «che hanno distrutto il paese».

Nonostante Milei sia stato eletto con il 56 per cento dei voti al secondo turno delle elezioni presidenziali, i seggi alla Camera e al Senato sono stati assegnati secondo i risultati del primo turno e il suo partito è rappresentato solo da 38 deputati su 257 alla Camera e da 7 senatori su 72 al Senato. Alla Camera Milei governa grazie all’appoggio esterno della coalizione di centrodestra Juntos por el Cambio, di cui fanno parte anche alcuni ministri, ma al suo interno alcuni deputati si erano già dichiarati contrari ad alcune proposte della “legge omnibus” chiedendo diverse modifiche.

Dopo il rinvio in commissione l’opposizione ha festeggiato parlando di «una sconfitta politica del governo». Il rinvio di un disegno di legge in commissione comporta l’annullamento dei voti favorevoli precedentemente ottenuti e questo significa che, di fatto, l’esame e il voto della legge dovrà ricominciare da capo.