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  • Mercoledì 31 gennaio 2024

Cosa dobbiamo pensare della residenza di Jannik Sinner a Monte Carlo

L'Ultimo Uomo spiega alcune cose su come vivono i tennisti e come pagano le tasse, utili da sapere per affrontare il dibattito rianimato da Aldo Cazzullo

foto di Sinner dietro a un vetro
(ANSA/TELENEWS)
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Sul Corriere della Sera il giornalista Aldo Cazzullo è tornato a criticare la scelta del tennista italiano Jannik Sinner di avere la residenza nel principato di Monaco, la città-Stato indipendente dove c’è un regime fiscale enormemente più conveniente rispetto all’Italia (spesso chiamata anche Monte Carlo, dal nome della zona più centrale del principato). La questione della residenza di Sinner è tornata di attualità dopo la sua storica vittoria agli Australian Open, uno dei quattro tornei più importanti e prestigiosi, e se n’è parlato anche nella conferenza stampa dello stesso Sinner mercoledì. Ma il dibattito su questo specifico aspetto della vita di Sinner, indicato come un’unica nota stonata nel racconto altrimenti perfetto del personaggio e del suo recente trionfo, manca di contestualizzare diverse cose riguardo alla vita che fanno i tennisti professionisti.

Come ha spiegato bene Giorgio Di Maio sul sito sportivo L’Ultimo Uomo, un gran numero di tennisti di alto livello vive nel principato di Monaco non soltanto per ragioni economiche, ma anche sportive. E inoltre il regime fiscale più vantaggioso riguarda soltanto gli introiti pubblicitari e commerciali, non quelli derivanti dalle vittorie nei tornei.

Jannik Sinner ha interrotto un digiuno di Slam che in campo maschile proseguiva dalla vittoria di Panatta a Parigi nel 1976. Il momento di giubilo nazionale in queste ore si è però portato dietro pure l’inevitabile polemica: è la legge dei social media.

Di tasse e Jannik Sinner si era già iniziato a parlare in occasione della rinuncia del tennista alla convocazione per i gironi di Coppa Davis. In quell’occasione Aldo Cazzullo intervenne per invitare Sinner a togliere la residenza fiscale a Montecarlo, tornando poi sull’argomento in queste ore in cui il tema è in trend. Stessa cosa fatta dall’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno.

Non è la prima volta che si discute di sport e fiscalità. Un esempio è la questione Valentino Rossi-Stato italiano. Rossi è stato accusato dal tribunale di Pesaro di aver evaso per 43,7 milioni di euro nel periodo 2001-2004. Rossi, che all’epoca era residente nel Regno Unito, secondo il tribunale di Pesaro non aveva dichiarato compensi per un totale di 59 milioni di euro patteggiando poi tra il 2008 e il 2009 con il Tribunale.

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