L’Armenia è diventata ufficialmente membro della Corte penale internazionale

(Kevin Hagen/Getty Images)
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Dalla mezzanotte di giovedì 1 febbraio, cioè dalle 22 del 31 gennaio per l’Europa occidentale, l’Armenia è diventata ufficialmente membro della Corte penale internazionale (ICC), il principale tribunale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità. Il piccolo paese nella regione del Caucaso aveva ratificato a ottobre l’adesione allo Statuto di Roma, il trattato internazionale istitutivo della Corte. L’articolo 126 dello Statuto prevede che il paese diventi ufficialmente membro «il primo giorno del mese dopo il sessantesimo giorno successivo alla data» di ratifica. L’Armenia è diventata così il 124esimo paese a riconoscere la Corte.

La decisione del governo armeno è stata interpretata come una presa di distanza dalla Russia, storica alleata dell’Armenia: nel marzo del 2023 infatti la Corte aveva emesso un mandato d’arresto per Vladimir Putin, accusandolo di crimini di guerra in Ucraina. Aderendo alla Corte le autorità armene si sono teoricamente impegnate ad arrestare il presidente russo, se entrasse in territorio armeno. A ottobre il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, aveva definito la decisione dell’Armenia «inappropriata dal punto di vista delle nostre relazioni bilaterali».

Le autorità armene sostengono che l’adesione sia dovuta principalmente alla volontà di perseguire i presunti crimini di guerra compiuti dall’Azerbaijan in Nagorno Karabakh, l’ormai ex stato separatista che si trova in territorio azero ma che fino a poco tempo fa era abitato principalmente da persone di etnia armena.