Il “Blue Monday” non esiste

La teoria secondo cui il terzo lunedì di gennaio sarebbe “il giorno più triste dell’anno” è falsa ed è nata per ragioni di marketing

Nathan Dumlao via Unsplash
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Da qualche tempo il terzo lunedì di gennaio viene definito un po’ ovunque il “Blue Monday” cioè “il giorno più triste dell’anno” (in inglese infatti “blue” vuol dire anche “triste” o “depresso”). Secondo questa teoria, diffusa anche attraverso pubblicità, social network e giornali, in questo giorno dell’anno una serie di condizioni influirebbe in maniera negativa sull’umore delle persone. In realtà la storia del Blue Monday è una bufala: era stata inventata a metà anni Duemila per una campagna pubblicitaria, e “l’equazione” usata per calcolarla non ha alcun fondamento scientifico.

L’espressione “Blue Monday” spuntò per la prima volta nel 2005, quando il canale tv britannico Sky Travel, dedicato ai viaggi, chiese a uno psicologo chiamato Cliff Arnall di trovare una formula per descrivere la sensazione di tristezza che sembrava riguardare molte persone dopo le feste natalizie. Arnall, che lavorava come tutor in una scuola collegata all’Università di Cardiff, disse di aver calcolato la data del “giorno più deprimente dell’anno” basandosi su una serie di criteri, come i sensi di colpa per i soldi spesi per i regali di Natale, il tempo trascorso tra una festività e l’altra e il meteo invernale generalmente grigio e piovoso (almeno nell’emisfero boreale).

Ma l’equazione usata per calcolarlo (ne girano almeno due versioni) non ha il minimo fondamento matematico o scientifico: non spiega quali unità di misura bisogna usare, né del meteo di quale paese bisognerebbe tenere conto. Il “Blue Monday” insomma è solo uno dei molti esempi di operazioni di marketing basate su argomenti pseudoscientifici diffusi con la complicità pigra dei media.

Sky Travel usò la storia del Blue Monday in almeno due comunicati stampa promozionali, nel 2005 e poi nel 2009, quando circolavano già parecchie smentite sulla veridicità del concetto che promuoveva. Negli anni seguenti la bufala fu poi sfruttata da altre aziende per promuovere i loro prodotti o i loro servizi e si diffuse anche al di fuori del Regno Unito. Più di recente l’espressione “Blue Monday” è stata amplificata attraverso i social network e utilizzata per altre campagne pubblicitarie. La notizia del presunto giorno più triste dell’anno è stata trattata anche sui giornali italiani, che spesso hanno associato la teoria di Arnall a “consigli” per superare la depressione, in molti casi senza il rigore che richiederebbe l’argomento.

Nessuno studio ha inoltre mai dimostrato che una certa data sia più triste di altre, oltre al fatto che, come detto, la formula legata al suo presunto calcolo non ha nessuna base scientifica.

Proprio per la mancanza di fondamenti scientifici, la storia del Blue Monday potrebbe inoltre avere effetti nocivi su chi realmente soffre di depressione: come ha riassunto Snopes, uno dei più famosi siti di fact-checking al mondo, associare cause arbitrarie o transitorie (come la fine delle vacanze di Natale o le bollette più alte) alla depressione potrebbe suggerire implicitamente che questa si possa curare con semplici scelte, come prenotare una vacanza o comprare qualcosa.

La stessa Università di Cardiff ha preso da tempo le distanze da Arnall, che peraltro aveva sostenuto di aver trovato anche la formula per individuare “il giorno più felice dell’anno”, che cadrebbe tra maggio e luglio: anche in questo caso la “formula” gli era stata commissionata da un’azienda, la britannica Wall’s, che produce gelati e in Italia si chiama Algida.

Philip Clarke, insegnante di psicologia all’Università di Derby, ha detto a BBC News di capire come mai le persone possano sentirsi un po’ giù nel periodo attorno alla metà di gennaio: è appena passato il Natale, si è trascorso molto tempo con la famiglia, ci si è concessi qualche sfizio in più e fuori fa buio presto (almeno in Inghilterra). Clarke però ha osservato che ciononostante non esistono prove scientifiche che colleghino il periodo di metà gennaio a maggiori richieste di sostegno psicologico, e come altri ha notato che la storia sembra essere sfruttata da molte aziende soprattutto per provare a vendere di più. Se non altro, secondo Clarke, il Blue Monday può stimolare le persone a interessarsi ai temi della depressione e degli stati di ansia e a discutere su come affrontarli.