Un primo voto per cancellare l’abuso d’ufficio

L'abrogazione del reato è prevista da un articolo del “ddl Nordio”, approvato in commissione Giustizia del Senato dalla maggioranza

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (ANSA/GIAN MARIA CROCCHIONI)
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (ANSA/GIAN MARIA CROCCHIONI)
Caricamento player

Martedì la commissione Giustizia del Senato ha concluso l’esame degli emendamenti all’articolo 1 del cosiddetto “ddl Nordio”, il disegno di legge proposto dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, di Fratelli d’Italia. Il ddl prevede diverse modifiche al codice penale, al codice di procedura penale, all’ordinamento giudiziario e al codice dell’ordinamento militare.

L’articolo 1 contiene anche la cancellazione del reato di abuso d’ufficio (articolo 323 del codice penale), cioè quello di chi commette illeciti nell’esercizio delle proprie funzioni di pubblico ufficiale, e che riguarda funzionari pubblici ma spesso anche sindaci e amministratori locali. L’abrogazione dell’abuso d’ufficio è uno dei punti principali della riforma di Nordio, che era stata approvata dal Consiglio dei ministri a giugno, e di cui si discute da tempo.

Quello in commissione Giustizia è stato il primo voto per eliminare l’abuso di ufficio ed è un segnale molto importante per l’esito finale del voto in parlamento: una volta finito l’esame del testo in commissione, il disegno di legge dovrà passare in parlamento ed essere approvato articolo per articolo da ognuna delle due camere. Al momento l’approvazione sembra piuttosto scontata, data la solida maggioranza della destra. Inoltre in commissione anche Italia Viva ha votato il ddl Nordio insieme ai partiti di maggioranza.

Negli ultimi anni il reato di abuso d’ufficio è stato oggetto delle lamentele di molti sindaci e amministratori, i quali sostengono che questo reato li spinga spesso a evitare di assumersi responsabilità decisionali anche su provvedimenti banali, per paura di incorrere in procedimenti penali: il timore di commettere abuso d’ufficio provocherebbe in loro una “paura della firma”, come viene spesso definita, cioè appunto la paura di assumersi responsabilità. Il reato di abuso d’ufficio è disciplinato dall’articolo 323 del codice penale. Dice il testo:

Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, in violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalle legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.

I critici dicono che il perimetro di questo reato è troppo ampio ed elastico, si presta a numerose interpretazioni. Secondo Nordio, inoltre, l’abolizione sarebbe in parte giustificata dal fatto che, a fronte di molti processi avviati per abuso d’ufficio, i casi in cui si arriva a condanna sono molto limitati.

A votare a favore dell’abrogazione dell’abuso d’ufficio alla commissione Giustizia del Senato sono stati tutti i partiti che fanno parte della maggioranza di destra, ma anche Italia Viva con Ivan Scalfarotto. Azione non è rappresentata in commissione, ma da tempo dice di essere favorevole all’abrogazione del reato.

Hanno votato contro Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Uno dei componenti del Partito Democratico alla commissione Giustizia del Senato, Alfredo Bazoli, ha criticato duramente la scelta di eliminare il reato, dicendo che «resteranno così senza sanzioni tante condotte prevaricatrici di pubblici funzionari compiute insieme a singoli cittadini, ed è una cosa per noi inaccettabile. Per risolvere un problema che riguardava gli amministratori locali si interviene con l’accetta e si toglie una norma di sistema che ha una funzione molto importante».

In realtà all’interno del Partito Democratico ci sono opinioni contrastanti, ed è in corso un dibattito sulla necessità di abrogare o quantomeno riformare l’abuso d’ufficio, soprattutto tra gli amministratori locali: sono per esempio molto critici il coordinatore dei sindaci del partito, il sindaco di Pesaro Matteo Ricci, e il sindaco di Bari e presidente dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, Antonio Decaro.

– Leggi anche: Cos’è tutta questa storia della commissione sull’intelligenza artificiale