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  • Lunedì 8 gennaio 2024

In Nuova Zelanda non è facile convivere con i leoni marini nella stagione dell’amore

Nella città di Dunedin il loro periodo di accoppiamento coincide con le vacanze estive, e questo crea un po' di caos tra gli abitanti

Due leoni marini che sbadigliano sulla penisola di Otago, vicino a Dunedin (Pseudopanax/Wikimedia)
Due leoni marini che sbadigliano sulla penisola di Otago, vicino a Dunedin (Pseudopanax/Wikimedia)
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A Dunedin, una città nel sud della Nuova Zelanda, la stagione dell’amore dei leoni marini coincide con le vacanze estive, da metà dicembre a metà gennaio. Capita quindi che l’abitudine dei leoni marini di vagare nell’entroterra alla ricerca di luoghi dove partorire e accudire i cuccioli crei qualche disagio per la popolazione umana, che nello stesso periodo passa molto tempo all’aperto.

Jim Fyfe, che lavora per il ministero della Salvaguardia ambientale, ha parlato al Guardian della situazione generata dalla sovrapposizione delle vacanze estive con la stagione dell’amore descrivendola come «un completo caos». I leoni marini, che assomigliano a delle grosse foche, non sono aggressivi verso gli umani, ma sono comunque animali selvatici dalla stazza considerevole. Convincerli a spostarsi è un’operazione complicata: spesso è più pratico aspettare che se ne vadano da soli.

La situazione è resa più difficile dal fatto che i leoni marini neozelandesi sono particolarmente propensi a vagare nell’entroterra, aumentando le occasioni di contatto con gli esseri umani. Recentemente è capitato che una madre partorisse su un campo da golf, interrompendo una partita, mentre un altro individuo si è intromesso in una gara di surf, nuotando assieme ai concorrenti.

Fino a poco tempo fa i circa 134mila abitanti di Dunedin potevano passare estati più tranquille: per almeno un secolo i leoni marini erano praticamente scomparsi dalle isole principali della Nuova Zelanda a causa della caccia. I leoni marini neozelandesi, che costituiscono una specie separata dagli altri leoni marini, sopravvivevano solo in alcune isole vicino all’Antartide. Ma nel 1993 un unico individuo femmina tornò a riprodursi nella zona di Dunedin. Le 34 femmine di leone marino che si riproducono vicino alla città ora sono tutte sue discendenti.

Il ritorno dei leoni marini a Dunedin è considerato un parziale successo per la conservazione della specie, che è a rischio di estinzione. Per questo, e per il carattere intelligente e curioso degli animali, i residenti hanno un atteggiamento abbastanza positivo nei loro confronti, nonostante i piccoli disagi. In realtà la crescita della popolazione di leoni marini attorno alla città, che è comunque ancora troppo piccola per essere classificata come colonia riproduttiva, è avvenuta in concomitanza col declino della colonia sulle isole Auckland, 635 chilometri più a sud.

Per partorire e accudire i piccoli, le femmine cercano zone riparate vicino alle spiagge. Questo significa che spesso finiscono nei campi da golf, o nei giardini delle case vicino al mare. Anche i maschi, che vanno alla ricerca delle femmine con cui accoppiarsi, vagano attorno alla costa e nell’entroterra: nonostante passino molto tempo in acqua, camminando sulle pinne possono percorrere diversi chilometri sulla terraferma.

Un luogo tipicamente problematico per i rapporti fra leoni marini ed esseri umani sono le strade. Nel 2021 il comune di Dunedin ordinò la chiusura per un mese di una strada piuttosto trafficata, dato che serviva a una madre, che stava crescendo il suo cucciolo lì vicino, per raggiungere il mare. A dicembre un leone marino di 4 anni è stato investito e ucciso da un’automobile. Occasionalmente capita anche che degli individui vengano attaccati da cani non tenuti al guinzaglio, o anche uccisi deliberatamente dagli esseri umani.

Fra maggio e dicembre, che nell’emisfero sud sono mesi invernali e primaverili, non sono i leoni marini, ma le molto più numerose otarie orsine a condividere con gli esseri umani la terraferma, in Nuova Zelanda. In quel periodo le giovani otarie esplorano l’entroterra. Anche nel loro caso, la curiosità le porta spesso in posti in cui gli esseri umani non se le aspettano, fra cui sui campi da calcio e nelle case.

Non è solo in Nuova Zelanda che i mammiferi marini interferiscono con le attività umane sulla terraferma. A dicembre un elefante marino che si è stabilito in una cittadina della Tasmania, nel sud dell’Australia, chiamato Neil the Seal (Neil la foca) è diventato famoso e apprezzato su internet per gli inconvenienti che tende a causare alle persone del luogo. Fra le altre cose ha spostato dei coni del traffico, si è strusciato sui pali dei cartelli stradali e ha impedito a una donna di andare al lavoro piazzandosi davanti alla sua auto. Le attenzioni ricevute dall’elefante marino hanno però preoccupato le autorità locali, che hanno raccomandato di non dargli da mangiare e di tenersi ad almeno 20 metri di distanza.

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