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  • Venerdì 15 dicembre 2023

Squadre di calcio fuori dal loro contesto

Il Barcellona continua a vincere nella pallamano, il Paris Saint-Germain ha una scuola di judo e c’è una Lazio anche nel rugby

Luka Karabatic del PSG e Cedric Sorhaindo del Barcellona durante una partita di Champions League di pallamano (AP Photo/Martin Meissner)
Luka Karabatic del PSG e Cedric Sorhaindo del Barcellona durante una partita di Champions League di pallamano (AP Photo/Martin Meissner)
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Tante realtà sportive che in Italia e in Europa si conoscono generalmente sotto forma di squadre di calcio, e che nel calcio hanno le loro attività principali, sono in realtà polisportive presenti in diverse discipline. Più di qualcuno potrebbe restare sorpreso quindi nel vedere Paris Saint-Germain e Barcellona giocare una contro l’altra in Champions League, ma di pallamano, torneo di cui proprio il Barcellona detiene il record di vittorie: undici dal 1991 a oggi.

Melvyn Richardson del Barcelona Handbol (Frederic Scheidemann/Getty Images)

La squadra di pallamano del Paris Saint-Germain è la più nota dopo quella di calcio all’interno dell’omonima polisportiva, che però comprende anche un’importante scuola di judo rilanciata di recente e frequentata tra gli altri da Teddy Riner, judoka francese tre volte campione olimpico e undici volte mondiale.

Teddy Riner con il kimono del PSG (Maxppp/Clementz Michel)

La polisportiva del Barcellona è invece una delle più conosciute. Oltre alla pallamano ed escludendo il calcio, che non ha bisogno di molte presentazioni, la sua squadra di basket è da tempo una delle più forti e rilevanti in Europa, così come quella del Real Madrid, che come la sua parte calcistica è la più titolata in Europa con undici titoli, l’ultimo dei quali è stato vinto nell’Eurolega della passata stagione.

Il basket è in genere lo sport in cui si trovano le “gemelle” più famose delle squadre di calcio, come il Bayern Monaco in Germania, l’Olympiakos e il Panathinaikos in Grecia, la Stella Rossa e il Partizan Belgrado in Serbia, lo Zenit San Pietroburgo e il CSKA Mosca in Russia.

Luka Doncic dei Dallas Mavericks contro il Real Madrid, la sua ultima squadra europea (Borja B. Hojas/Getty Images)

La tradizione delle polisportive è particolarmente radicata nei paesi dell’Est Europa, dove si diffuse a partire dai primi del Novecento come propagazione degli apparati statali sovietici e jugoslavi. Una testimonianza di questo è rimasta nei nomi con cui siamo ancora soliti chiamare certe squadre che nei paesi sotto influenza sovietica erano controllate da compagini statali: venivano infatti chiamate CSKA le squadre delle forze armate, Lokomotiv quelle delle ferrovie e Dinamo quelle dei corpi di polizia, peraltro le più diffuse, dal Caucaso alle vecchie città della Germania Est.

Stella Rossa contro Bayern Monaco nell’Eurolega di quest’anno (AP Photo/Darko Vojinovic)

Nei paesi dell’ex Jugoslavia le polisportive più grosse sono ancora di proprietà statale. La più numerosa e ramificata è quella della Stella Rossa, che oltre al calcio conta oltre trenta squadre in altrettante discipline sportive, dal rugby agli scacchi. L’altra grande polisportiva serba si trova sempre a Belgrado ed è quella del Partizan, fondata nel dopoguerra dall’esercito jugoslavo e chiamata così in onore delle formazioni partigiane che combatterono contro il nazifascismo.

In Italia le polisportive sono perlopiù realtà locali e non arrivano stabilmente ad alti livelli con risultati omogenei. Fra le venti squadre della Serie A di calcio, tuttavia, una polisportiva c’è ed è quella di cui fa parte la Lazio, la più antica e numerosa in Italia. La Società Sportiva Lazio fu fondata nel 1900 e da allora si è ingrandita fino a comprendere 45 sezioni agonistiche e 17 attività associate esternamente. Tra i suoi iscritti nell’ultimo secolo la polisportiva ha avuto anche Fausto Coppi e Carlo Pedersoli, che prima di diventare Bud Spencer fu campione italiano di nuoto e pallanuoto.

La squadra di rugby della società sportiva Lazio (Andrea D’Errico/LaPresse)

A volte si considera una polisportiva anche quella che la famiglia Benetton formò nella sua città, Treviso, con squadre che tra gli anni Novanta e Duemila arrivarono a vincere più volte i titoli nazionali nel basket, nella pallavolo e nel rugby, sia maschile che femminile. Ma più che una polisportiva fu l’unione sotto lo stesso progetto — chiamato “Verde Sport” — di tre società professionistiche separate, di cui ora ne è rimasta soltanto una, nel rugby.

Una realtà simile è quella della Red Bull, che negli ultimi anni abbiamo conosciuto per le sue squadre di calcio a New York, in Brasile, a Lipsia e a Salisburgo. Quest’ultima è la città austriaca dove ha sede Red Bull e dove, oltre al calcio, il gruppo ha anche una squadra di hockey su ghiaccio. Ne ha un’altra anche in Germania, a Monaco di Baviera, che come quella di Salisburgo è tra le più forti del suo campionato.

I giocatori dell’Eishockeyclub Red Bull Salzburg (AP Photo)

Le vere polisportive non sono diffuse soltanto in Europa, ma anche in Sud America. In questi giorni per esempio il Boca Juniors, una delle due grandi squadre di calcio di Buenos Aires, eleggerà dopo qualche ritardo il suo nuovo presidente, essendo una polisportiva senza scopi di lucro che non può avere un unico proprietario di maggioranza: la sua proprietà è condivisa fra 315.879 soci, 100mila circa dei quali hanno il diritto di scegliere il presidente ogni quattro anni tramite elezioni. Uno dei punti di forza dell’attuale presidenza, che si candida con l’ex calciatore Juan Roman Riquelme, sono proprio i risultati ottenuti da tutte le squadre della società, comprese quelle di basket e pallavolo, che giocano alla Bombonerita, il palazzetto sportivo a due passi dalla più famosa Bombonera.

Il Boca Juniors di pallavolo alla Bombonerita (Boca Basquet)

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