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  • Giovedì 16 novembre 2023

Le sentenze che impongono a ITA l’assunzione di molti ex lavoratori di Alitalia

Il governo le vuole ribaltare per evitare altri costi per la nuova compagnia, e rischiano di causare guai nelle trattative con Lufthansa

(ANSA/Telenews)
(ANSA/Telenews)
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Il governo è intervenuto con un provvedimento dal valore retroattivo per interrompere i ricorsi fatti dai lavoratori della compagnia aerea Alitalia che chiedono di essere assunti in ITA Airways. L’obiettivo del decreto-legge 131 del 29 settembre, approvato mercoledì con un voto di fiducia alla Camera, è molto preciso: vuole ribaltare tre sentenze che negli ultimi mesi hanno imposto a ITA l’assunzione di circa 250 lavoratori di Alitalia e indirizzare il giudizio nei tanti ricorsi che saranno discussi nei prossimi mesi.

La compagnia aerea ITA è nata nell’ottobre del 2021 acquistando molti dei beni che appartenevano ad Alitalia – aerei, licenze e i cosiddetti slot, cioè i permessi di atterrare e decollare dagli aeroporti italiani – senza però farsi carico dei suoi circa 7.000 dipendenti. Ne ha assunti soltanto 3.500, mentre gli altri 3.500 sono rimasti in Alitalia, in cassa integrazione. Oltre un migliaio hanno fatto ricorso al tribunale del lavoro sostenendo che il passaggio da Alitalia a ITA rientri nelle regole previste dall’articolo 2112 del codice civile, la cosiddetta cessione del ramo di azienda, che impongono a chi acquista un’azienda di assumerne i lavoratori.

Il passaggio tra Alitalia e ITA è avvenuto durante il governo Draghi, che ha escluso la cessione del ramo di azienda per creare una nuova compagnia aerea più snella, libera dai costi del personale di Alitalia. Nonostante ITA abbia iniziato a volare grazie ai beni ceduti da Alitalia, gli ultimi due governi hanno sempre sostenuto la discontinuità economica di ITA e Alitalia, cioè che siano di fatto due aziende distinte. Questa interpretazione, che ha permesso a ITA di non accollarsi i costi del personale di Alitalia, è stata sostenuta anche dalla Commissione Europea.

Gli avvocati dei lavoratori che hanno fatto ricorso negli ultimi mesi si sono appellati al contratto di acquisto del ramo “aviation” di Alitalia con cui ITA ha acquistato la maggior parte delle attività più importanti di Alitalia: 52 aerei in leasing, i diritti di decollo e atterraggio negli aeroporti, software, banche dati e sistemi informativi, rapporti contrattuali con fornitori. Tutto questo è stato acquistato da ITA alla cifra simbolica di 1 euro. Senza questa cessione oggi ITA non potrebbe volare.

Il contratto è rimasto segreto per molto tempo, inaccessibile perfino ad alcuni parlamentari che avevano chiesto di esaminarlo. Le carte sono state diffuse soltanto nell’aprile del 2023 durante l’esame del ricorso di alcuni lavoratori di Alitalia. Secondo Pier Luigi Panici, avvocato che ha assistito 77 lavoratori, il contratto dimostra che il passaggio da Alitalia a ITA non è stata una semplice cessione di singoli beni, con cui un’azienda in amministrazione straordinaria fa cassa per soddisfare i creditori, ma una vera e propria cessione di ramo di azienda. «Come è possibile che Alitalia abbia ceduto a ITA la sua attività a un solo euro se non fosse una cessione di ramo di azienda?» chiede retoricamente Panici. «Alitalia ha consistenti debiti verso dipendenti e fornitori. L’amministrazione straordinaria deve ottenere il massimo dalla vendita di beni per far fronte ai debiti. Il contratto dimostra che in questo caso non è successo perché 1 euro è una somma troppo bassa».

In aula Panici ha portato anche altre prove, come l’analisi delle assunzioni di ITA, i cui dipendenti sono formati al 99,9% da ex dipendenti di Alitalia. Una percentuale così alta, secondo l’avvocato, smentirebbe l’interpretazione secondo cui Alitalia e ITA siano due aziende completamente diverse.

Finora ci sono state 3 sentenze che hanno dato ragione ai lavoratori e 34 contrarie. Panici, tuttavia, sostiene che in tutte le sentenze sfavorevoli i giudici non abbiano acquisito il contratto tra Alitalia e ITA, e quindi non avessero strumenti per valutare nel dettaglio i ricorsi. Quei giudici che hanno acquisito il contratto, invece, hanno accolto i ricorsi dei lavoratori.

Le sentenze non sono solo un caso di diritto del lavoro, ma economico e politico. Il ministero dell’Economia, infatti, è in trattativa con la compagnia aerea tedesca Lufthansa per la cessione del 41 per cento di ITA a un prezzo di 325 milioni di euro e qualsiasi modifica in corsa dell’assetto societario rischia di compromettere gli accordi che già stanno andando per le lunghe. «Se le cause di lavoro dovessero rimettere in discussione la discontinuità tra ITA e Alitalia i tedeschi potranno esercitare il diritto di recesso», ha detto al Corriere della Sera Antonino Turicchi, presidente esecutivo di ITA.

Il governo è intervenuto con un provvedimento ad hoc, l’articolo 6 del decreto-legge 131. Il comunicato stampa diffuso al termine del Consiglio dei ministri spiega l’obiettivo della norma interpretativa: «Tenuto conto che è sorto un contrasto giurisprudenziale in merito al fatto che vi sia o meno una discontinuità aziendale tra Alitalia e ITA, e considerato che tale incertezza è suscettibile di determinare riflessi negativi sia sui rapporti giuridici sia sulla finanza pubblica, si è ritenuto necessario approvare una norma interpretativa che, in coerenza con le decisioni della Commissione Europea, esclude che nel passaggio da Alitalia a ITA vi sia continuità fra le due aziende».

L’avvocato Panici sostiene che il decreto-legge del governo sia scorretto dal punto di vista normativo, perché interpreta una norma non richiamata dai giudici nelle sentenze favorevoli ai lavoratori, ma soprattutto che sia un abuso giuridico. «L’articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo dice che quando lo Stato è parte in causa in una controversia non può fare una legge che rovescia o indirizza l’esito della contesa», dice Panici. «Nella giustizia civile le norme con valore retroattivo non sono vietate, ma devono essere un’eccezione ben motivata».

Nei prossimi mesi i giudici di diversi tribunali dovranno discutere i ricorsi di poco più di un migliaio di lavoratori di Alitalia che chiedono di essere assunti da ITA. Ma verranno discussi anche gli appelli fatti da ITA alle tre sentenze sfavorevoli e gli appelli dei lavoratori alle sentenze che hanno negato il reintegro. Tutti i 77 lavoratori assistiti dall’avvocato Panici sono stati riassunti da ITA: ricevono stipendio e contributi, ma senza lavorare.