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  • Martedì 14 novembre 2023

Che tipo di eruzione si teme in Islanda

Potrebbe riguardare zone abitate: oltre a una cittadina evacuata, ci sono la più famosa piscina termale del paese e un'importante centrale elettrica

Coda di auto lungo la strada per Grindavík, in Islanda, il 13 novembre 2023 (AP Photo/Brynjar Gunnarsson)
Coda di auto lungo la strada per Grindavík, in Islanda, il 13 novembre 2023 (AP Photo/Brynjar Gunnarsson)
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Da quattro notti a Grindavík, un paese del sud-ovest dell’Islanda con circa 3.600 abitanti, la popolazione non dorme nelle proprie case: la cittadina è stata evacuata di fretta nella notte tra venerdì e sabato per il rischio di un’eruzione vulcanica. Nel pomeriggio c’era stata una serie di terremoti di magnitudine superiore a 4, gli ultimi di circa 24mila eventi sismici cominciati a fine ottobre. Finora l’eruzione non c’è stata ma le strade del paese, l’acquedotto e il sistema fognario sono già stati danneggiati perché il suolo si è sollevato e spaccato in più punti a causa del movimento di magma, cioè di roccia fluida, al di sotto.

Grindavík si trova nella penisola di Reykjanes, a circa 50 chilometri di distanza dalla capitale islandese Reykjavík e a una ventina di chilometri dall’aeroporto internazionale di Keflavík, il principale dell’Islanda. Ma si trova anche lungo la dorsale medio-atlantica, la congiuntura tra due placche della crosta terrestre, che in Islanda emerge dall’oceano, dunque in una zona a rischio sismico e vulcanico. La penisola di Reykjanes è la stessa in cui nel 2021 c’è stata l’eruzione del vulcano Fagradalsfjall, la prima dopo circa 800 anni di inattività vulcanica della regione. Quell’eruzione era durata sei mesi ed è stata seguita da altri fenomeni simili ma più brevi nell’agosto del 2022 e nel luglio di quest’anno.

Lunedì gli abitanti di Grindavík sono stati autorizzati a tornare nelle proprie case per recuperare velocemente animali domestici e oggetti personali e lungo la strada che porta alla cittadina, altrimenti chiusa per l’emergenza, si è formata una lunga fila di automobili. Successivamente la strada è stata di nuovo chiusa, ma martedì pomeriggio i residenti che ancora devono prendere delle cose potranno tornare in città. Nella notte tra lunedì e martedì i terremoti sono continuati: sono stati più di 600, il più forte di magnitudo 3.1.

I geologi ritengono che i terremoti delle ultime settimane siano il preludio di una nuova eruzione e siano dovuti al fatto che il magma sta rompendo degli strati rocciosi nel sottosuolo nella sua risalita verso la superficie. A differenza dei casi precedenti però stavolta si teme che l’eruzione possa coinvolgere una maggior quantità di magma e avvenire vicino o in corrispondenza di zone abitate: oltre a Grindavík, è stata evacuata anche la Laguna Blu, la famosa piscina geotermale all’aperto che è una delle principali attrazioni turistiche dell’Islanda, e la vicina centrale elettrica geotermica di Svartsengi.

La centrale, la cui elettricità è fondamentale per la regione, specialmente d’inverno, è tuttora funzionante perché è previsto che in caso di emergenza possa essere gestita da remoto. Per provare a proteggerla dall’eventuale eruzione si stanno costruendo delle barriere intorno all’impianto usando rocce provenienti da varie cave della penisola.

Non è del tutto escluso che il magma alla fine non riesca a trovare una via per la superficie e che quindi alla fine non si verifichi nessuna eruzione, ma secondo i geologi è probabile che ci sarà: «È abbastanza chiaro che ci sarà un’eruzione, la questione è dove esattamente succederà», ha detto il vulcanologo dell’Università dell’Islanda Ármann Höskuldsson al sito di notizie islandese MBL.

Nel weekend si era temuto che l’eruzione fosse imminente e che avrebbe anche potuto distruggere completamente Grindavík, perché l’epicentro dei terremoti si era molto avvicinato alla città, ma ora ci sono meno preoccupazioni. È comunque proibito stare nella cittadina per il rischio di emissioni di gas tossici e di fontane di lava. Secondo Höskuldsson l’eruzione potrebbe verificarsi al massimo tra una o due settimane e avvenire nel campo di lava di Eldvörp, a nord-ovest di Grindavík. Il servizio meteorologico islandese sta monitorando con particolare attenzione la zona intorno alla città per rilevare eventuali cambiamenti.

È in ogni caso escluso che l’eventuale eruzione possa causare grossi problemi al traffico aereo internazionale come quelli dovuti all’eruzione del vulcano Eyjafjallajökull nell’aprile del 2010. In quel caso l’atmosfera si era riempita di ceneri vulcaniche perché al di sopra del vulcano c’era un ghiacciaio: era stata l’interazione tra magma, ghiaccio e acqua a causare un’eruzione esplosiva.