I nuovi software di fotoritocco cambieranno i ricordi di famiglia?

Sugli smartphone stanno comparendo funzioni che con l'intelligenza artificiale rendono facile stravolgere le proprie foto

(Pixabay)
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Pochi giorni fa Google ha annunciato l’imminente messa in vendita di due nuovi smartphone, Google Pixel 8 e Pixel 8 Pro. Tra le varie nuove funzionalità annunciate c’è un forte potenziamento delle fotocamere messe in dotazione, ma anche una serie di software basati sulla tecnologia del machine learning, una di quelle che rientrano nel calderone delle “intelligenze artificiali”, che rendono molto facile e veloce modificare le foto appena scattate.

Il programma Best Take, per esempio, promette di risolvere il problema delle foto di gruppo in cui c’è spesso qualcuno con la bocca aperta, una smorfia o gli occhi chiusi: esaminando tutte le foto simili scattate in successione, rende possibile scegliere quale espressione facciale tenere per ognuno dei partecipanti in modo da ottenere una foto finale in cui tutti hanno quella desiderata. Un altro programma, Magic Editor, permette invece di spostare o eliminare persone o oggetti da una foto – per esempio per dare l’impressione di essere stati da soli di fronte alla Tour Eiffel e non in mezzo a una massa di turisti – e di “aggiustare” specifiche parti della foto, magari cambiando un cielo uggioso in un tramonto o tingendo artificialmente le fronde degli alberi sullo sfondo di una foto per dare l’idea del fogliame autunnale.

In tutti i casi, questi software sono stati addestrati su un enorme archivio di dati per poter rispondere con una certa credibilità alle richieste degli utenti, in base a meccaniche simili a quelle delle cosiddette intelligenze artificiali generative, come Dall-e e Midjourney, che creano illustrazioni o finte foto a partire dalla richiesta testuale degli utenti.

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Questo genere di interventi sulle foto era ovviamente già possibile e piuttosto semplice per chi usa abitualmente software di ritocco fotografico come Adobe Photoshop. Se imparare a usare bene Photoshop però è notoriamente lungo e difficile, però, usare questi nuovi software è piuttosto intuitivo: per questo da tempo esperti e persone comuni si interrogano sull’effetto che queste tecnologie – che si presume si diffonderanno presto alla maggior parte degli smartphone – avranno sulla capacità delle persone di distinguere il vero dal falso, dato che finora riconoscere una foto manipolata o prodotta da questi software di intelligenza artificiale non era eccessivamente difficile.

Normalmente, chi esprime preoccupazione per la facilità con cui si possono e si potranno manipolare foto esistenti (o creare finte foto dal nulla) lo fa perché teme che queste tecnologie possano essere usate a fini di propaganda, disinformazione o frode, oltre che per creare contenuti pornografici di persone che non hanno acconsentito a essere fotografate nude. Sul Wall Street Journal, parlando proprio delle innovazioni di Google Pixel, la giornalista Nicole Nguyen si è però interrogata sul possibile effetto che questi software avranno sulle foto di famiglia, scattate per ricordare e preservare uno specifico istante.

«Puoi avere la foto di un magico momento al mare, poco prima del tramonto, in cui tutti sorridono, nessun volto è sfocato, e sullo sfondo non c’è nessun altro. Una foto perfetta da mettere sopra il camino», scrive Nguyen. «Ma quel momento non sarà mai accaduto: in realtà la foto sarà stata scattata a mezzogiorno, sullo sfondo ci saranno stati degli sconosciuti a caso, e non ci sarà stato un solo scatto in cui tutta la famiglia sorrideva e guardava la telecamera. Passeremo dal fotoritocco alla manipolazione delle foto».

Nell’ultimo decennio, moltissime persone hanno cominciato a fare foto soltanto con lo smartphone. Tranne gli appassionati e i professionisti, è ormai relativamente raro vedere qualcuno usare una macchina fotografica, digitale o meno, per immortalare un proprio ricordo. La questione dell’importanza (o meno) di stampare una copia fisica delle foto a cui si è più affezionati, per preservarle in un formato considerato meno precario e più facile da passare a figli e nipoti, emerge spesso nelle conversazioni tra amici o in articoli e discussioni online.

Senza abbonamenti a servizi di “cloud”, backup frequenti o copie fisiche, infatti, basta perdere lo smartphone o cancellare delle foto dal dispositivo per qualsiasi ragione per non avere più modo di recuperare le testimonianze di eventi di famiglia importanti, come matrimoni, compleanni, Natali, anniversari, gite o viaggi. Se queste foto hanno una grande importanza sentimentale per chi le ha scattate e i suoi cari, hanno anche un certo valore storico e sociologico: negli ultimi anni sia all’estero che in Italia sono per esempio nati vari progetti che raccolgono vecchie foto e video di famiglia proprio per permettere di ricostruire storie e contesti sociali passati. Per questo c’è chi teme che le fotografie manipolate con questi software possano avere conseguenze inattese per le foto di famiglia, per quanto riguarda il tramandare sia i ricordi condivisi, sia il contesto esatto in cui le foto sono state scattate.

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Per dare un esempio pratico delle capacità dei propri software, qualche mese fa il CEO di Google Sundar Pichai ha  mostrato una foto di un bambino seduto su una panchina sul tetto di un edificio. «Il bambino non è al centro della foto, ma ovviamente vogliamo che sia centrato! E ora possiamo spostarlo al centro dell’immagine», aveva detto. Continuando con la dimostrazione, Pichai aveva poi mostrato anche che, grazie all’intelligenza artificiale generativa, il software permette di “estendere l’immagine”, sostanzialmente immaginando cosa potrebbe esserci fuori dal campo visivo.

Il professor Rafe Brena, che si occupa di nuove tecnologie tra cui l’intelligenza artificiale, ha scritto che «la foto sembrava migliore, più interessante. Era una foto più accattivante da stampare per un album fotografico. Ma per quanto bella potesse essere, non era l’immagine di ciò che era accaduto su quel tetto nel giorno in cui è stata scattata. Magari ci assomigliava, ma non ritraeva quello che c’era nella vita reale», commenta Brena. «Le persone della vecchia generazione che raccoglievano le foto in quei bellissimi album fotografici decorati che non usiamo più lo facevano con lo scopo di rivivere i propri ricordi, in momenti di gioia condivisi, sfogliando insieme vecchie foto e parlando delle persone che conoscevano. Ma le foto manipolate in questo modo possono ancora essere considerate ricordi?».

Spesso si è dibattuto sul fatto se le fotografie possano effettivamente rispecchiare la realtà, dato che nascono sempre dall’intento del fotografo di rappresentare una precisa scena e non un’altra. E nel suo ragionamento, Brena riconosce che Photoshop esiste da molto tempo, e che da altrettanto tempo si accetta che le foto delle celebrità non riflettano quasi mai la realtà. «Ma il resto di noi non aveva accesso a un esperto di Photoshop per sistemare le foto di famiglia – e forse non lo volevamo nemmeno. Volevamo che zia Maggie nelle foto avesse esattamente il proprio aspetto, anche se magari ha un po’ di pancia», scrive. «L’intelligenza artificiale non fa altro che democratizzare la possibilità di aggiustare i nostri scatti a piacimento».

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