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  • Sabato 23 settembre 2023

Cos’è questa cauzione di 5mila euro per i richiedenti asilo

È prevista per chi viene da paesi “sicuri” e non vuole attendere la risposta in stato di detenzione, con molti dubbi su merito e attuabilità

(ANSA/CIRO FUSCO)
(ANSA/CIRO FUSCO)
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Sulla Gazzetta Ufficiale di giovedì è stato pubblicato il testo di un decreto del ministero dell’Interno che introduce la possibilità per alcune persone migranti arrivate in Italia di versare una “garanzia finanziaria” allo Stato, per evitare di attendere la risposta alla loro richiesta d’asilo in centri di detenzione amministrativa e di rimanere di fatto in libertà.

Più nello specifico, la nuova misura prevede che i migranti provenienti da paesi che il ministero dell’Interno considera “sicuri” (e che quindi è probabile che non otterranno la protezione internazionale richiesta) possano depositare una sorta di cauzione di 4.938 euro per evitare di attendere in stato di detenzione l’esame della propria domanda di asilo. Il decreto, immediatamente operativo, è stato molto criticato dalle opposizioni e non solo.

Il decreto attuativo pubblicato giovedì completa il cosiddetto “decreto Cutro”, approvato dal governo di Giorgia Meloni a seguito del grave naufragio di migranti avvenuto al largo delle coste di Steccato di Cutro, in Calabria, a febbraio. Uno dei punti principali del decreto convertito in legge a marzo era la creazione di appositi centri che avrebbero dovuto permettere un esame “accelerato” delle domande di asilo delle persone migranti provenienti da paesi considerati “sicuri”, quindi dove il governo ritiene vengano rispettati l’ordinamento democratico e i diritti della popolazione (la definizione di paese “sicuro” è contenuta in una direttiva europea del 2013: oggi il ministero dell’Interno italiano considera “sicuri” 16 paesi).

In pratica, secondo il decreto Cutro, le persone migranti provenienti da paesi “sicuri” non devono fare lo stesso percorso di tutti gli altri, poiché è molto probabile che la loro richiesta d’asilo verrà respinta. Una volta identificati nei cosiddetti “hotspot” non vanno inseriti nel normale sistema di accoglienza, ma trasferiti in “Centri per le procedure accelerate di frontiera” in stato di detenzione amministrativa, in attesa della risposta alla propria richiesta di protezione internazionale. Se la richiesta viene accolta, il migrante viene trasferito in un centro di accoglienza; se respinta, viene iniziata la procedura di espulsione e rimpatrio.

Secondo i piani questa procedura “accelerata” dovrebbe portare a una risposta entro 28 giorni (oggi le domande possono attendere anche oltre due anni), ma a mesi di distanza di questi centri ne esiste solo uno da 84 posti (a Pozzallo in Sicilia), mentre degli altri non sono state nemmeno individuate le aree dove allestirli.

La “garanzia finanziaria” istituita dal governo permette ai migranti da paesi sicuri di pagare poco meno di 5.000 euro per attendere quei 28 ipotetici giorni in libertà anziché in stato di detenzione nei centri per le procedure accelerate. La cifra, ha spiegato il ministero dell’Interno, è stata calcolata stimando le spese di alloggio per un mese, le spese quotidiane e le spese per il volo di rimpatrio, in caso di esito negativo della richiesta. I migranti dovranno quindi dimostrare attraverso questo deposito di denaro di avere le disponibilità economiche per mantenersi nell’attesa e per rientrare in patria in seguito.

Il merito della misura è stato molto discusso ed è stata definita da alcuni incostituzionale, perché di fatto introdurrebbe nel trattamento delle persone migranti una discriminante basata sui mezzi economici. Ma anche l’attuazione di una misura simile, per come è stata definita nel decreto, risulta poco chiara e molto complessa.

Secondo il testo la cifra dovrà essere versata «in unica soluzione mediante fideiussione bancaria o polizza fideiussoria assicurativa ed è individuale e non può essere versata da terzi». Anche i tempi sono molto ristretti: la persona migrante dovrà fornirla prima che vengano completate le procedure di riconoscimento. Questo implica che chi sbarcherà a Lampedusa o in altri porti delle coste italiane dovrà avere con sé già pronta una fideiussione bancaria da quasi 5.000 euro: quella cifra non potrà essere depositata da altri (parenti, amici) o in seguito. Inoltre per presentare una fideiussione, i migranti dovrebbero anche essere in possesso di un documento di identità valido: cosa tutt’altro che scontata al termine di un viaggio in cui i passaporti vengono spesso requisiti o persi lungo il tragitto. Una volta presentata la “garanzia” nel momento in cui la persona si allontanasse «indebitamente», cioè facesse perdere le sue tracce, si procederebbe «all’escussione» dei soldi: la cauzione verrebbe cioè trattenuta.

Di fronte a dubbi e perplessità esponenti del governo ieri hanno ribadito che la misura non si applica ai migranti destinati ai CPR, ma appunto solo a quelli dei paesi “sicuri” (fra cui peraltro sono compresi stati come Tunisia e Nigeria, dove sono frequenti denunce di mancato rispetto dei diritti umani), che l’ipotesi di una garanzia amministrativa era già stata prevista da precedenti governi e che si tratterebbe di una tutela finanziaria per lo Stato.