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  • Giovedì 21 settembre 2023

Allontanare gli uccelli dagli aeroporti è un lavoraccio

Si utilizzano falchi, aquile, cani, petardi, cannoni acustici: tutti metodi che non risolvono del tutto il problema

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I falchi sono tra i rapaci più utilizzati per allontanare gli stormi di uccelli dagli aeroporti (Bernd Thissen/dpa)
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Quando Daniele Cominetti lavorava all’aeroporto di Orio al Serio, il terzo in Italia per numero di passeggeri, non aveva un giorno libero. Rimaneva accanto alla pista dalla mattina alla sera per 365 giorni all’anno. Cominetti è un falconiere, uno dei tanti abilitati a far volare i suoi rapaci sulle piste degli aeroporti per allontanare gli stormi di uccelli, molto pericolosi per gli aerei in fase di decollo e atterraggio. A Orio al Serio ha resistito poco più di un anno, poi ha preferito limitare l’impegno negli aeroporti e dedicarsi a centri commerciali, aziende e discariche. Scacciare gli stormi è un lavoro molto impegnativo e un po’ noioso perché gli uccelli tornano di continuo e non ci possono essere distrazioni: dall’attività dei falconieri e in generale di chi si occupa di allontanare gli uccelli dipende la sicurezza di piloti e passeggeri.

Secondo un recente rapporto dell’ENAC, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, sono cinque gli aeroporti italiani in cui il sistema di dissuasione degli uccelli è affidato ai falconieri. Tra questi c’è anche l’aeroporto di Caselle, in provincia di Torino, dove sabato pomeriggio un aereo delle Frecce tricolori è caduto in fase di decollo. Il pilota è riuscito a salvarsi lanciandosi con il paracadute, mentre i rottami dell’aereo hanno superato la recinzione dello scalo e colpito un’auto che ha preso fuoco. Nell’incendio è morta una bambina di 5 anni.

Dalle prime ricostruzioni sembra che le cause più probabili dell’incidente siano un guasto al motore del jet oppure un cosiddetto bird strike, cioè l’impatto con uno stormo di uccelli. Questi impatti rientrano nella più ampia categoria chiamata wildlife strike, che comprende tutti gli animali selvatici, e possono avere conseguenze più o meno rilevanti a seconda delle dimensioni degli animali, di quanto lo stormo è numeroso, della diversa fase di volo degli aerei e della parte della fusoliera colpita.

Gli aerei sono progettati per sopportare questo tipo di collisioni, tuttavia la combinazione tra la velocità elevata e la massa degli uccelli può provocare danni significativi. L’impatto può ammaccare la fusoliera dell’aereo e nei casi peggiori gli uccelli possono essere risucchiati nei motori con conseguenti blocchi o perdite di potenza. Le aziende che costruiscono gli aerei sono obbligate a fare continui e accurati test per provare la resistenza delle fusoliere agli impatti con uccelli di diverse specie e dimensioni.

Nel 2022 in Italia sono stati segnalati 2.168 wildlife strike con un’incidenza di 14,6 impatti ogni 10mila movimenti aerei, ovvero le operazioni di decollo e atterraggio. I dati dello scorso anno confermano che l’andamento è in crescita, nel 2002 gli impatti erano stati soltanto 348. I rischi di bird strike sono aumentati di pari passo con lo sviluppo degli aeroporti italiani dove atterrano e decollano molti più aerei rispetto a dieci anni fa.

Nel 54 per cento dei casi di bird strike non si riesce a identificare la specie di uccelli coinvolta nell’impatto. Il rapporto dell’ENAC mostra che nel 2022 gli animali più coinvolti sono stati rondini e rondoni, gheppi, gabbiani, piccioni. In 112 casi l’impatto è avvenuto con mammiferi: 86 lepri, 11 conigli selvatici, 7 volpi, 2 istrici, 2 gatti, 2 pipistrelli, un tasso e una nutria. In un caso un aereo ha colpito un biacco, un serpente non velenoso tipico delle campagne.

I metodi per allontanare gli animali dalla pista sono diversi e vanno combinati tra loro o alternati perché non ce n’è uno davvero definitivo. L’utilizzo dei rapaci è tra i più efficaci, anche se va adattato continuamente. Cominetti solitamente porta con sé una ventina di rapaci che si alternano in volo durante la giornata per non stancarsi troppo. Vengono utilizzati falchi sacri e falchi pellegrini, ma gli è capitato di far volare anche un avvoltoio dal collo rosso. Tutti i rapaci sono addestrati e provengono da allevamenti, non sono catturati in natura.

La scelta dei rapaci dipende dalla zona in cui si trova l’aeroporto, dalla specie di uccelli che lo popola in quel periodo e dalle condizioni meteorologiche. Le aquile, per esempio, sono molto efficaci in zone ventilate perché hanno più bisogno di sfruttare le correnti d’aria. «In generale si utilizzano molto i falchi», dice Cominetti. «Non si tratta di una vera e propria caccia perché i falchi addestrati hanno una capacità predatoria limitata rispetto a quelli che si trovano in natura. L’obiettivo è semplice e intuitivo: bisogna spaventare gli uccelli che si allontanano quando sentono la presenza di un predatore».

I falconieri comunicano costantemente con la torre di controllo perché possono lasciare liberi i rapaci soltanto in alcuni momenti molto precisi, prima del decollo e dell’atterraggio. Il volo dei rapaci allontana gli stormi per un periodo che va da 20 a 30 minuti, ma non c’è un tempo fisso e molto dipende da come va la giornata. Quando un aereo si sta avvicinando alla pista il falconiere richiama il rapace con un oggetto chiamato logoro, che ha la forma di una preda e viene guarnito di cibo. Il logoro viene fatto roteare nell’aria e il falco ritorna in pochi istanti. Cominetti ha anche alcuni levrieri, cani che fa correre nei prati accanto alla pista per scacciare lepri e conigli.

Oltre ai falconieri, gli aeroporti adottano anche metodi più tecnologici. In molti casi vengono utilizzati distress call veicolari, cioè auto con altoparlanti montati sul tetto che diffondono versi di uccelli predatori. Cannoni a gas e pistole a salve servono per produrre potenti scoppi che spaventano e allontanano gli animali. Un’altra possibile soluzione, anche in questo caso parziale, è l’utilizzo di fari ad alta intensità. Tra gli altri strumenti ci sono torce laser, sirene e pistole che sparano petardi a più di venti metri d’altezza.

Un altro sistema è il posizionamento di sagome con le fattezze dei predatori, proprio come gli spaventapasseri nei campi coltivati. «Gli uccelli però non sono stupidi», continua Cominetti. «Anche quando vengono utilizzati cannoni a gas si abituano dopo tre o quattro giorni, così come accade con le sagome di rapaci. L’unica cosa a cui non si possono abituare è la presenza di un vero predatore». Anche tagliare di frequente l’erba aiuta a prevenire l’arrivo di stormi, perché si evita la fioritura e la successiva produzione di semi di cui gli uccelli si nutrono. Spesso le società che gestiscono gli scali commissionano disinfestazioni per eliminare gli insetti di cui sono ghiotte alcune specie.

«Gli uccelli sulle piste sono sempre più numerosi e gli aeroporti più ampi. E poi qui da noi ci sono nuove specie. Un tempo i gabbiani non si vedevano, oggi è pieno», ha detto Giovanni Paone, il falconiere che lavora all’aeroporto di Caselle dove sabato è avvenuto l’incidente. Paone era al lavoro poche ore prima dello schianto del jet delle Frecce tricolori. Intervistato da Torino Cronaca, ha detto che se fosse confermata l’ipotesi del bird strike non sarebbe una novità: «L’area è davvero vasta e gli uccelli vengono cacciati, ma poi ritornano». Nel 2022 all’aeroporto di Torino Caselle ci sono stati 17 impatti con volatili a fronte di 42.641 movimenti aerei. Oltre ai falchi di Paone, l’aeroporto utilizza tre auto con sirene bitonali, due fari direzionali, una pistola a salve, un cannone a gas e un laser.

Anche Cominetti conferma che i gabbiani, particolarmente pericolosi vista la loro stazza, sono molto più numerosi rispetto al passato, in particolare nelle regioni del Nord. Prima rimanevano prevalentemente vicino alle coste, ora si trovano anche in campagna e soprattutto nelle zone delle discariche. Nel 2014 la chiusura della discarica di Malagrotta, a Roma, ha fatto diminuire la presenza di gabbiani del 76 per cento all’aeroporto di Fiumicino, il più grande d’Italia.

Due tra le specie più difficili da allontanare sono rondini e rondoni. Si cibano di moscerini e piccoli insetti alati, e durante il periodo delle migrazioni se ne trovano in gran numero. Non esistono metodi per cacciarli in maniera efficace, di solito lasciano la zona degli aeroporti al massimo per qualche ora per poi tornare in cerca di cibo. Finora le società hanno cercato di limitare la loro presenza con disinfestazioni per eliminare gli insetti, ma gli interventi non sembrano mostrare risultati incoraggianti. Nel 2022 sono stati segnalati 126 impatti con rondini e 84 con rondoni.