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  • Mercoledì 30 agosto 2023

Le foto degli scontrini sui social ci fanno sempre discutere

A volte per i prezzi esagerati, altre volte per voci assurde: ci sono casi in cui indignarsi ha senso, altri no

(Tripadvisor)
(Tripadvisor)
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All’inizio di agosto ha cominciato a circolare molto online e sui giornali la foto di uno scontrino pubblicata da un turista italiano nei commenti di Tripadvisor di un bar sul lago di Como. Tra le voci di costo, oltre a un toast, una Coca Cola, un’acqua e un caffè, c’era anche il taglio a metà del toast, che veniva fatto pagare due euro. La titolare del bar ha giustificato la cosa dicendo che «per tagliarlo in due abbiamo impiegato del tempo, e il lavoro si paga», ma ha aggiunto che «se chi ha consumato non le avesse volute pagare, non le avremmo pretese, ecco».

Nei giorni successivi e per tutto il mese di agosto sono stati pubblicati online altri scontrini che denunciavano tentativi simili di bar e ristoranti di far pagare servizi solitamente considerati inclusi nel coperto, o comunque il cui costo veniva dichiarato solo al momento del pagamento. Ne ha scritto persino la testata americana CNN in un articolo intitolato “Le scandalose fregature ai danni dei turisti in Italia”. Il discorso sulle voci di costo impreviste di bar e ristoranti si è inserito in un più ampio dibattito che esiste da tempo sui prezzi gonfiati dei servizi nelle zone più turistiche, ed è stato alimentato dal più recente dibattito sull’aumento dei prezzi dovuto all’inflazione, a volte confondendo un po’ i piani.

Tra gli esempi di costi extra che sono venuti fuori nell’ultimo mese ci sono, oltre al taglio in due del toast, anche piatti vuoti aggiuntivi o le posate di plastica da portar via, ma c’è chi ha chiesto dei soldi per scaldare un biberon al microonde o tagliare una torta portata da fuori. Nella maggior parte dei casi le polemiche nate online da questo tipo di storie hanno un fondamento. In questi casi infatti le leggi che regolano i diritti dei consumatori sono molto chiare: per pretendere che un bene o servizio venga pagato il commerciante deve averne esposto il prezzo nel menù o, in alternativa, deve aver comunicato al cliente che il servizio che ha richiesto avrà un costo aggiuntivo.

– Leggi anche: Quanto ci ha impoverito l’inflazione?

È vero però che nella pratica non è sempre semplice far valere questo diritto al momento del pagamento: «in generale la prima cosa che consigliamo quando c’è un problema è cercare il dialogo» dice Stefano Albertini, coordinatore di una delle due sedi italiane del Centro Europeo Consumatori, che fa parte di una rete cofinanziata dalla Commissione Europea per occuparsi dei diritti dei consumatori nel mercato libero europeo. «Altre associazioni di consumatori consigliano di chiamare la polizia municipale, che è quella competente in questi casi, ma non sono sicuro che riesca sempre a intervenire. Sicuramente la contestazione si può muovere direttamente al commerciante, e spesso questo è un buon modo per arrivare a una soluzione». In alternativa, in Italia l’autorità che vigila sulle pratiche commerciali scorrette è l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, più spesso chiamata “Antitrust”, sul cui sito c’è un modulo che si può compilare, anche in inglese, per fare segnalazioni.

Una questione diversa invece è quella dei prezzi esagerati: uno dei casi più recenti è quello di una coppia che ha pubblicato online lo scontrino da 60 euro ricevuto dopo aver chiesto due caffè e due bottigliette d’acqua in un hotel di Porto Cervo, una delle località turistiche considerate più esclusive della Sardegna. Il proprietario aveva poi fatto sapere che i prezzi erano esposti e che quello del suo bar «non è un semplice caffè ma un’esperienza».

Quanto successo a Porto Cervo non è di certo una novità: i prezzi dei bar in piazza San Marco a Venezia, per esempio, suscitano cicliche polemiche da sempre. «In Italia non c’è attualmente una legislazione che imponga un calmiere dei prezzi: la scelta di quanto far pagare i propri prodotti e servizi è lasciata al libero mercato», spiega Albertini. «L’unica cosa che il consumatore può fare è verificare prima i prezzi esposti: il ristoratore infatti ha diritto di essere pagato, a prescindere da quanto i prezzi siano alti».

La forte presenza online di immagini e dibattiti sugli scontrini e l’articolo di CNN potrebbero far pensare che quest’anno i casi di sovrapprezzi inaspettati e costi esagerati siano stati più numerosi che in precedenza. Dal punto di vista del Centro Europeo Consumatori, che si occupa di gestire controversie e reclami di cittadini italiani che si trovano all’estero nell’Unione Europea o di cittadini europei che vengono in Italia, «non c’è stato un aumento di reclami da cittadini italiani all’estero né da cittadini europei venuti in Italia in vacanza».

È probabile però che l’attenzione per i costi dei turisti in Italia quest’anno sia stata più alta del solito per via dell’inflazione e dell’obiettivo e vistoso aumento di alcuni costi come per esempio quello della benzina. Non è da escludere, poi, che questa cosa sia stata notata in particolar modo dai turisti statunitensi, che quest’anno sembrano essere tornati in Italia in gran numero dopo il forte rallentamento dovuto alla pandemia. «A questo proposito va ricordato che far pagare il caffè prezzi diversi in base alla provenienza del turista è una cosa assolutamente vietata», conclude Albertini.