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  • Giovedì 17 agosto 2023

La Nazionale di calcio sta faticando a ingaggiare il nuovo allenatore

Luciano Spalletti è l'unico vero candidato, ma una questione contrattuale che ancora lo lega al Napoli sta complicando le trattative

Luciano Spalletti durante i festeggiamenti per lo Scudetto del Napoli (Alessandro Sabattini/Getty Images)
Luciano Spalletti durante i festeggiamenti per lo Scudetto del Napoli (Alessandro Sabattini/Getty Images)
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Sono passati quattro giorni dalle dimissioni di Roberto Mancini da commissario tecnico della Nazionale di calcio maschile, e mancano circa tre settimane alla prima partita delle qualificazioni agli Europei del 2024. Nel comunicare le dimissioni di Mancini, era stata la stessa Federcalcio (FIGC) a specificare l’urgenza della nuova nomina, scrivendo: «Tenuto conto degli importanti e ravvicinati impegni per le qualificazioni a UEFA Euro 2024 (10 e 12 settembre con Nord Macedonia e Ucraina), la FIGC comunicherà nei prossimi giorni il nome del nuovo commissario tecnico della Nazionale».

Dal giorno stesso delle dimissioni di Mancini, Luciano Spalletti, allenatore del Napoli campione d’Italia, viene indicato da tutti i giornali sportivi di fatto come l’unico vero candidato al ruolo. Non ha una squadra, e dopo trent’anni passati ad allenare sembra sia arrivato il momento giusto per lui di diventare commissario tecnico della Nazionale, ma questioni contrattuali e burocratiche lo stanno per il momento impedendo.

Dopo aver vinto lo Scudetto, infatti, Spalletti aveva deciso di prendersi un anno di riposo nonostante avesse ancora un anno di contratto con il Napoli. Si era detto piuttosto affaticato dalle stagioni precedenti e il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, glielo aveva concesso tutelandosi però con una clausola che prevede il pagamento di 3 milioni di euro al Napoli nel caso Spalletti dovesse accettare un’offerta nel corso del suo anno di riposo.

Questi 3 milioni di euro sarebbero “a scalare”, cioè diminuirebbero fino ad arrivare a zero il 30 giugno dell’anno prossimo. Per ingaggiare Spalletti adesso, quindi, la FIGC dovrebbe pagare al Napoli non meno di 2 milioni e mezzo di euro, che sono comunque parecchi per il bilancio di una Nazionale che peraltro viene da un periodo abbastanza turbolento in cui ha dovuto fare a meno degli incassi di due Mondiali consecutivi. Le nazionali peraltro non sono solite pagare altre società per assumere professionisti: i giocatori vengono convocati di volta in volta e retribuiti con premi e gettoni di presenza, gli allenatori vengono assunti quando non hanno un contratto in vigore.

In tutto questo, il giorno di Ferragosto il Napoli ha pubblicato una lettera piuttosto piccata in cui il suo presidente ha voluto chiarire il punto di vista della società. Nella lettera si legge:

Per quanto riguarda la Federazione, ciò che mi appare più sorprendente è che si arrivi a poche settimane da due gare molto importanti della Nazionale, subendo le dimissioni dell’allenatore Roberto Mancini. A questo proposito sono due le principali considerazioni da fare: non si sanno tenere i rapporti con i propri collaboratori inducendoli alle dimissioni; mancano strumenti giuridici idonei a trattenere gli stessi determinando il rispetto dei contratti sottoscritti anche attraverso la previsione di specifiche penali.

E se la scelta cade giustamente su Spalletti, grande allenatore con 25 anni di esperienza ad alto livello, che ha espresso il calcio migliore d’Europa nell’ultima stagione, offrendogli uno stipendio di 3 milioni netti per tre anni, non ci si può fermare di fronte all’accollo (pagare per conto dell’allenatore) di un milione lordo per anno per liberarlo dal suo vincolo contrattuale (impegno non solo verso il Napoli ma nei confronti di tutti i suoi milioni di tifosi). Tutto ciò è incoerente.

Per il Napoli tre milioni non sono certo molti, e per Aurelio De Laurentiis sono ancora meno. Ma la questione nel caso di specie non è di “vil denaro”, bensì una questione di principio, che non riguarda solo il Napoli, ma l’intero sistema del calcio italiano, che deve spogliarsi del suo atteggiamento dilettantistico per affrontare le sfide guardando al rispetto delle regole delle imprese, delle società per azioni, del mercato.

La posizione del Napoli sembra quindi irremovibile: vuole che qualcuno rispetti il pagamento richiesto nella clausola, che sia lo stesso Spalletti (difficile) o la FIGC. Per ora non sembrano esserci altri candidati: si parla di Antonio Conte, che è libero e allenò già la Nazionale tra il 2014 e il 2016 con discreti risultati, ma già nella sua precedente esperienza (conclusa dopo appena due anni) aveva fatto capire di preferire allenare squadre di club (all’epoca accettò un’offerta del Chelsea subito dopo gli Europei in Francia).

Parallelamente a queste trattative, l’ex commissario tecnico Mancini ha attribuito le sue dimissioni a un cattivo rapporto con Gabriele Gravina, il presidente della FIGC, con cui negli ultimi mesi avrebbe avuto disaccordi riguardanti la composizione del suo staff tecnico e alcune questioni contrattuali personali.

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