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  • Lunedì 31 luglio 2023

Svezia e Danimarca vogliono limitare le proteste in cui viene bruciato il Corano

Dopo gli episodi delle ultime settimane e le proteste da parte di alcuni paesi islamici, tra cui Turchia e Iraq

L’estremista di destra Rasmus Paludan mentre brucia una copia del Corano a Stoccolma, 14 maggio 2022 (Jonas Gratzer/Getty Images)
L’estremista di destra Rasmus Paludan mentre brucia una copia del Corano a Stoccolma, 14 maggio 2022 (Jonas Gratzer/Getty Images)
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I governi di Svezia e Danimarca stanno valutando la possibilità di vietare le proteste che comportano l’incendio del Corano o di altri testi religiosi, dopo che nelle ultime settimane diverse copie del Corano, il libro sacro dell’Islam, erano state bruciate davanti alle moschee o alle ambasciate straniere nelle capitali dei due paesi.

Questi episodi hanno causato forti proteste in tutto il mondo islamico e diverse reazioni ufficiali da parte dei governi di Iraq, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Marocco, Giordania e Turchia, tra gli altri. Il Corano per le persone musulmane è l’espressione diretta della parola sacra di Allah e ogni comportamento che non lo rispetti è considerato altamente offensivo.

Proteste davanti al consolato svedese di Istanbul, in Turchia, dopo le manifestazioni di Stoccolma e Copenhagen durante le quali è stato bruciato il Corano, 30 luglio 2023 (Chris McGrath/Getty Images)

Domenica a Copenaghen sono state bruciate cinque copie del Corano. La scorsa settimana, sempre a Copenaghen, due attivisti di estrema destra avevano distrutto una copia del libro davanti all’ambasciata irachena.

Il mese scorso in Svezia Salwan Momika, un uomo di origine irachena con lo status di richiedente asilo e residente nel paese, aveva bruciato alcune pagine del Corano di fronte alla maggiore moschea di Stoccolma, e aveva anche messo nel libro una fetta di bacon (il maiale è un animale considerato impuro dai musulmani). Qualche giorno dopo alcune decine di persone avevano fatto irruzione nell’ambasciata svedese a Baghdad, in Iraq, per protestare contro la decisione di autorizzare quella manifestazione.

In realtà, la manifestazione era stata inizialmente vietata dalla polizia svedese per possibili rischi per la sicurezza: poi però, in seguito a un ricorso di Momika, un tribunale aveva deciso di annullare la decisione della polizia sostenendo che i rischi per la sicurezza non fossero tali da impedire il diritto di bruciare il Corano, all’interno dei diritti garantiti dalla libertà di espressione.

A gennaio c’era stata una manifestazione simile davanti alla sede dell’ambasciata turca a Stoccolma, quando a bruciare il Corano era stato l’estremista di destra Rasmus Paludan: quel rogo aveva causato grosse polemiche e proteste in Turchia, e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva minacciato che non avrebbe ratificato l’ingresso della Svezia nella NATO, decisione a cui si opponeva da mesi accusando il governo svedese di sostenere e accogliere membri di alcune organizzazioni curde che la Turchia (così come la maggior parte dei paesi occidentali) ritiene terroristiche.

I governi di Danimarca e Svezia hanno sempre cercato di prendere le distanze dagli incendi del Corano definendoli atti profondamente offensivi commessi da pochi individui che non rappresentano i valori delle loro società. Ma dopo il ripetersi degli episodi, le proteste che hanno causato nei paesi islamici e l’annunciata riunione di emergenza che dovrebbe svolgersi oggi tra i ministri degli Esteri di alcuni paesi islamici per discutere una risposta comune, è stato annunciato un intervento più concreto.

Il ministro degli Esteri danese, Lars Løkke Rasmussen, ha fatto sapere che questo tipo di proteste promuove gli estremismi e rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale. Ha poi aggiunto di voler trovare una via legale per limitare le manifestazioni in cui «altri paesi, altre culture e religioni vengono insultati», manifestazioni «che potrebbero avere conseguenze negative significative per la Danimarca».

Pur ribadendo che la libertà di espressione è un valore fondamentale, ha ammesso che queste proteste hanno raggiunto un livello in cui la Danimarca «viene vista come un paese che facilita l’insulto e la denigrazione». Il primo ministro della Svezia, Ulf Kristersson, ha detto di condividere l’analisi del governo danese e la necessità di un intervento specificando di aver «iniziato ad analizzare la situazione legale al fine di prendere in considerazione misure per rafforzare la sicurezza nazionale e la sicurezza degli svedesi in Svezia e nel mondo».