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  • Giovedì 17 novembre 2022

L’ultima possibilità per Lionel Messi

A uno dei grandi campioni del calcio contemporaneo manca ancora una cosa: la Coppa del Mondo, e avendo 35 anni non avrà altre occasioni

(Alex Pantling/Getty Images)
(Alex Pantling/Getty Images)

Negli ultimi tempi è circolato molto il video del discorso che Lionel Messi aveva fatto alla Nazionale di calcio argentina negli spogliatoi dello stadio Maracanã di Rio de Janeiro prima della finale di Copa America, giocata più di un anno fa. Il video ha colpito soprattutto per le qualità da leader e motivatore mostrate da Messi, uno dei più grandi campioni della nostra epoca, ma ritenuto di solito poco carismatico, specie con l’Argentina.

Sottolineando l’unità del gruppo, le difficoltà incontrate a causa della pandemia, e il fatto di giocare una finale continentale in casa dei rivali storici, Messi aveva dato alla squadra motivazioni in più che — a detta di tanti suoi compagni — una volta in campo avevano poi contribuito alla vittoria di una coppa che all’Argentina mancava dal 1993.

Il lungo “digiuno” in Copa America è stato uno dei sintomi delle storiche difficoltà avute dall’Argentina nei grandi tornei. Pur potendo contare su tanti dei migliori calciatori in attività, nel corso degli anni la nazionale sudamericana ha fallito quasi sempre negli appuntamenti più importanti. Soltanto in Copa America, dal 2004 al 2016 aveva perso quattro finali. Ai Mondiali, invece, dopo la vittoria nel 1986 non ce ne sono state altre e anzi, le delusioni hanno prevalso: nel 1994 fu eliminata agli ottavi, nel 2002 ai gironi, nel 1998, nel 2006 e nel 2010 ai quarti.

Lionel Messi in allenamento con l’Argentina a settembre (Elsa/Getty Images)

Messi fa parte della nazionale dal 2005 e ha vissuto quindi tutte queste delusioni, prendendosi peraltro gran parte delle critiche per non essere mai riuscito a replicare con l’Argentina le cose strabilianti fatte vedere con il Barcellona. Dopo la sconfitta nella finale di Copa America del 2016, queste grandi pressioni su di lui avevano portato al famoso sfogo in cui annunciò il ritiro dalla nazionale, salvo poi ricredersi.

In questo lungo arco di tempo, nove diversi allenatori argentini hanno provato a creare squadre adatte alle sue caratteristiche da giocatore non comune, tra cui Diego Armando Maradona, José Pekerman e Gerardo “Tata” Martino. Solo uno ci è andato più vicino degli altri: Alejandro Sabella, l’allenatore della finale persa in Brasile nel 2014, morto per problemi cardiaci nel 2020.

A distanza di otto anni da quella finale contro la Germania, se l’Argentina è di nuovo considerata tra le grandi favorite per la vittoria della Coppa del Mondo, buona parte del merito va all’allenatore Lionel Scaloni, ex giocatore di Lazio e Atalanta. Scaloni è in carica dal 2020 e prima non aveva mai allenato una nazionale maggiore: solo l’Argentina Under 20. Era stato però il vice allenatore di Jorge Sampaoli, prima al Siviglia e poi con l’Argentina durante i Mondiali in Russia, finiti piuttosto male.

Messi con l’Argentina dopo l’eliminazione ai Mondiali in Russia (Getty Images)

Da allenatore poco ingombrante e attento agli equilibri interni alla squadra, Scaloni è riuscito a creare un gruppo molto unito scegliendo peraltro i giocatori più adatti a giocare in funzione di Messi. La sua Argentina gioca in genere con quattro difensori e un centrocampo a tre fatto di giocatori non troppo offensivi (Leandro Paredes, Rodrigo De Paul e un terzo che dovrà sostituire l’infortunato Giovani Lo Celso) a sostegno dell’attacco. Messi parte da trequartista con totale libertà di movimento, dietro a un centravanti aggressivo come Lautaro Martinez, che sa interagire bene con chi ha vicino, e un esterno che si inserisce e crea spazi, di solito Angel Di Maria.

È stato lo stesso Messi a dire, lo scorso ottobre, che questi saranno i suoi ultimi Mondiali. In Qatar avrà quindi l’ultima possibilità per ottenere l’unico grande trofeo che gli manca dopo la Copa America dell’anno scorso, dieci campionati spagnoli e quattro Champions League con il Barcellona, un campionato francese con la sua squadra attuale, il Paris Saint-Germain, e un oro olimpico vinto nel 2008 con la nazionale.

Oltre alla qualità della squadra e alla costanza mostrata negli ultimi mesi (l’Argentina non perde da 36 partite ufficiali), quello che fa sperare i tifosi argentini è l’unità dei giocatori e il loro forte desiderio di vincere un Mondiale per sé, naturalmente, ma anche per il loro capitano, come ha raccontato più volte Emiliano Martinez, il portiere titolare: «Vogliamo dargli la Coppa del Mondo. Non ho mai visto qualcuno giocare così bene in vita mia. Avrei voluto giocarci insieme anche nel club, sarei stato un portiere migliore».

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