Meloni ha detto che la responsabilità dell’esplosione in Polonia è «tutta russa»

Le dichiarazioni della presidente del Consiglio sono state in linea con quelle degli altri leader occidentali: ed è già una notizia

Giorgia Meloni durante la conferenza stampa al termine del G20 (Ansa)
Giorgia Meloni durante la conferenza stampa al termine del G20 (Ansa)

L’esplosione di un missile che ha ucciso due persone in Polonia, in un piccolo paese molto vicino al confine ucraino, ha causato a partire da martedì sera grosse tensioni internazionali: l’esplosione è avvenuta durante un grande bombardamento russo in Ucraina, ma dall’inizio della guerra non era mai successo che – volontariamente o meno – il conflitto sconfinasse in un paese appartenente alla NATO, l’alleanza atlantica per la reciproca difesa di cui fanno parte 30 paesi occidentali.

Molti leader dei paesi appartenenti alla NATO hanno parlato pubblicamente della questione. Tra questi anche la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, che ha rilasciato dichiarazioni molto simili a quelle degli altri leader occidentali, comunicando il proprio sostegno alla Polonia ma anche all’Ucraina, nonostante al momento sembri molto probabile che il missile caduto in Polonia sia stato lanciato dall’esercito ucraino: era però stato lanciato per intercettarne uno russo.

In una conferenza stampa da Bali, dove ha partecipato al G20, Meloni ha detto:

La responsabilità di quanto accaduto, per quello che ci riguarda, è tutta russa: anche fosse stato un missile della contraerea ucraina nel tentativo di bloccare il bombardamento criminale su obiettivi civili, che l’Ucraina continua a subire.

In più passaggi ha parlato molto duramente della Russia, un paese che il suo partito ha considerato per molto tempo un alleato e di cui in diverse occasioni lei stessa aveva difeso le posizioni. Mercoledì invece ha detto: «La Russia sta sistematicamente distruggendo le infrastrutture civili ucraine in violazione di tutte le norme del diritto internazionale». Sulle responsabilità dell’esplosione ha poi aggiunto che «il fatto che i bombardamenti al confine da parte russa possano colpire il territorio polacco è un rischio che i russi conoscono bene, che hanno evidentemente reputato di voler correre».

Meloni è insomma apparsa molto in linea con gli altri leader occidentali, ed è una cosa piuttosto notevole, per il fatto che la sua storia politica è stata a lungo molto distante dalle posizioni atlantiste, cioè quelle diligentemente allineate all’Occidente e alla NATO. A partire dal 2012, e almeno fino al 2019, Meloni aveva impostato la linea politica di Fratelli d’Italia sul cosiddetto “sovranismo”: un nazionalismo radicale dal punto di vista dell’economia e della politica estera, scettico nei confronti delle grandi organizzazioni internazionali e delle tradizionali alleanze occidentali, affascinato da esperimenti autocratici e sprezzanti del diritto internazionale, fra cui soprattutto quello della Russia di Vladimir Putin.

Solo per fare alcuni esempi: Meloni e Fratelli d’Italia sono stati anche in anni recenti contro le sanzioni europee alla Russia «che massacrano il Made in Italy» (2018), oppure contro lo sviluppo di «un clima da guerra fredda», come Meloni scrisse nel 2016 quando la NATO decise di aumentare il proprio contingente militare in Lettonia, ai confini con la Russia.

Dall’inizio della guerra in Ucraina, durante tutta la campagna elettorale e dopo essere arrivata al governo, Meloni ha invece cambiato in maniera piuttosto vistosa la sua linea nei confronti della Russia e si è schierata nettamente in favore dell’Ucraina, nonostante i suoi alleati di governo abbiano mantenuto posizioni più ambigue. Contestualmente ha iniziato ad accogliere idee più tradizionalmente moderate e istituzionali, anche nell’ambito europeo e della NATO.

– Leggi anche: L’atlantismo di Giorgia Meloni è un fatto piuttosto recente