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  • lunedì 19 Settembre 2022

Autostrade per l’Italia e Spea non saranno responsabili civili nel processo per il crollo del ponte Morandi a Genova

Autostrade per l’Italia (Aspi) e Società progettazioni edili autostradali (Spea), società incaricata del controllo e della manutenzione della rete stradale, non saranno responsabili civili nel processo per il crollo del viadotto Polcevera di Genova, conosciuto come ponte Morandi, che il 14 agosto del 2018 provocò la morte di 43 persone. Lo ha stabilito nell’udienza di lunedì il collegio incaricato di giudicare le responsabilità per il crollo, accogliendo la richiesta di esclusione delle due società, con il parere favorevole dei pubblici ministeri. In caso di condanna saranno i singoli imputati a pagare i risarcimenti previsti, salvo eventuali future cause civili.

Il processo era cominciato lo scorso 7 luglio con la prima udienza interlocutoria, durante la quale si erano costituite parti civili 350 fra persone fisiche, associazioni, enti, aziende che chiedevano il riconoscimento di un risarcimento: tra queste per esempio c’erano aziende della zona che avevano avuto un calo di attività e quindi di fatturato dovuto al disastro del ponte o famiglie che avevano dovuto sopportare i disagi del quartiere colpito dal crollo. La maggior parte delle famiglie delle 43 vittime invece era già stata risarcita da Autostrade per l’Italia e Spea, che erano imputate per la responsabilità amministrativa e avevano patteggiato, versando in totale circa 30 milioni di euro ed evitando le sanzioni interdittive.

In totale gli imputati nel processo civile sono 59, tra dirigenti, funzionari e tecnici di Autostrade per l’Italia, ministero delle Infrastrutture e Spea. Le accuse sono omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione d’atti d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro.

– Leggi anche: Inizia il processo per il crollo del ponte Morandi

La prima udienza del processo, lo scorso 7 luglio (ANSA/ Luca Zennaro)