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  • Giovedì 1 settembre 2022

La vendita di ITA Airways è diventata un caso politico

Giorgia Meloni dice che i negoziati non dovevano iniziare prima delle elezioni, ma non tutti sono d'accordo, nemmeno nella destra

(ANSA/Telenews)
(ANSA/Telenews)
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Mercoledì il ministero dell’Economia ha annunciato che avvierà un negoziato in esclusiva con il fondo statunitense Certares e le compagnie aeree Delta Air Lines e Air France-KLM per la vendita della compagnia aerea ITA Airways, che controlla al 100 per cento. La decisione del ministero è stata piuttosto sorprendente, dato che da mesi sembrava che l’offerta più solida e in vantaggio fosse quella di MSC in partnership con la compagnia aerea tedesca Lufthansa. Il fatto che l’annuncio sia arrivato a meno di un mese dalle elezioni politiche e dalla formazione di un nuovo governo ha creato parecchie discussioni tra i partiti, e molto probabilmente diventerà uno degli argomenti più dibattuti nella campagna elettorale dei prossimi giorni.

È stata una decisione fortemente criticata da Fratelli d’Italia, che i sondaggi danno come probabile partito più votato alle elezioni. La leader Giorgia Meloni già nelle scorse settimane aveva detto che l’accettazione delle offerte per l’acquisto di ITA Airways non fosse competenza dell’attuale governo uscente, guidato da Mario Draghi, e che si dovesse attendere l’esito delle elezioni del 25 settembre per prendere una qualsiasi decisione.

Meloni lo ha ribadito mercoledì dopo l’annuncio del ministero dell’Economia: «Ricordo che l’attuale governo dovrebbe fare le cose minime, essendo il Parlamento formalmente sciolto, quindi non credo che una materia così strategica sia competenza di questo governo».

Non è una novità, inoltre, che Meloni sia contraria alla vendita di ITA Airways e che auspichi che l’Italia mantenga una compagnia aerea nazionale. «Secondo me bisognava valutare la possibilità di mantenere la nostra compagnia di bandiera, non ci facciamo certo un figurone a essere, forse, l’unico grande paese occidentale che non ha una propria compagnia di bandiera», ha detto, facendo intuire che nel caso andasse al governo si opporrebbe alla vendita di ITA Airways.

Alla posizione di Meloni si sono opposti Partito Democratico e Azione, che avevano sostenuto fino all’ultimo Draghi: entrambi hanno commentato positivamente la decisione di mercoledì del ministero dell’Economia. È stato meno netto il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che invece ha solo chiesto di «chiarire le ragioni che hanno spinto a privilegiare l’offerta americana».

Non ci sono stati commenti da parte del leader della Lega Matteo Salvini, il cui partito finora non ha preso una posizione chiara al riguardo. Ad esempio il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti (che nella Lega ha da sempre posizioni più moderate di Salvini), aveva da tempo espresso il proprio sostegno all’offerta di MSC e Lufthansa, ritenuta più solida. Mercoledì ha commentato la notizia dell’avvio del negoziato in esclusiva con l’altra cordata dicendo che «ha colto di sorpresa la Lega» e che «con questa ipotesi manca un futuro per la compagnia e i suoi lavoratori».

Il fatto che la posizione di Meloni non sia appoggiata da tutti gli altri partiti della destra, e nemmeno da alcuni esponenti del suo stesso partito, non deve sorprendere, dato che la vendita di ITA Airways è da tempo considerata da quasi tutti gli schieramenti politici italiani una necessità.

ITA Airways è infatti relativamente piccola e ha una flotta piuttosto ridotta rispetto ad altre grandi “compagnie di bandiera” europee, e in molti anche nella destra sanno che mantenere una compagnia aerea completamente sotto il controllo statale può portare più guai che altro.

Questo si deve al fatto che quando nell’ottobre del 2021 rilevò Alitalia, in grave crisi economica da anni, ITA dovette garantire una discontinuità economica tra le due società per non ereditare debiti: dovette quindi ricominciare quasi da zero. Le offerte d’acquisto arrivate negli ultimi mesi erano state quindi accolte molto positivamente dal governo Draghi, conscio che solo un partner commerciale forte potesse assicurare a ITA Airways e ai suoi lavoratori un solido futuro.

C’è inoltre un precedente preoccupante, che fa temere che dopo le elezioni i negoziati saltino: tra il 2007 e il 2008 il governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi strinse un accordo con Air France-KLM per la vendita di Alitalia, ma nel gennaio del 2008 il governo cadde e si andò a nuove elezioni. Nella campagna elettorale il leader dell’opposizione Silvio Berlusconi si disse contrario alla trattativa perché era necessario «preservare l’italianità della compagnia», e in aprile la cordata ritirò la sua offerta.

Quello che ne seguì è noto: il nuovo governo guidato da Berlusconi divise Alitalia in due compagnie, una cosiddetta good company guidata da un gruppo di imprenditori italiani, che conteneva le parti “sane” dell’azienda ed era stata comprata a molto meno di quanto aveva offerto Air France-KLM, e una bad company con i debiti lasciata nelle mani dello Stato. La decisione fu disastrosa, e contribuì al dissesto economico di Alitalia, oltre che a un enorme esborso per lo Stato.

Al momento il negoziato per la vendita di ITA Airways è appena iniziato e non è detto che si concluda prima del 25 settembre: se però per quella data le parti dovessero raggiungere un accordo e siglare un contratto preliminare di cessione, a quel punto il nuovo governo – qualunque esso sia – si troverà obbligato a rispettare il patto a meno di pagare una grossa penale.