(ANSA/ALESSANDRO DI MEO)
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  • martedì 2 Agosto 2022

Perché si parla di un taglio dell’IVA sui beni alimentari

Sta diventando un argomento di campagna elettorale, ma anche il governo ne discute da tempo

di Mariasole Lisciandro
(ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Da alcuni giorni le forze politiche, ormai in piena campagna elettorale, stanno discutendo della proposta di ridurre o eliminare l’IVA su alcuni generi alimentari, riducendo così il loro prezzo per i consumatori. Sarebbe una misura particolarmente notevole in un periodo di alta inflazione, in cui i prezzi aumentano, sebbene comporterebbe un onere per lo stato, che dovrebbe rinunciare a riscuotere l’imposta sul consumo dai beni interessati.

Da giorni si discute inoltre se inserire questa misura nel decreto Aiuti bis, l’ultima misura economica del governo di Mario Draghi.

All’interno del governo il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, da poco uscito da Forza Italia, insiste su questo provvedimento. Ne parla molto anche il leader della Lega Matteo Salvini, che sta cercando di convincere il pubblico di essere il principale sostenitore di questa misura. Effettivamente nel 2020 la Lega aveva già fatto questa proposta, sebbene l’intento fosse incentivare i consumi durante la pandemia e non combattere l’inflazione.

Ma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha fatto notare che il governo ne stava già parlando e che se la misura rischia di non essere approvata sarà perché questo agisce come dimissionario, con poteri e scopi ridotti. Di Maio ha accusato Salvini di aver contribuito in larga parte alla crisi politica delle scorse settimane, e dunque di aver messo a rischio la norma.

Al di là del dibattito tra politici, secondo Il Messaggero la misura sarebbe allo studio del ministero dell’Economia già da settimane, ma secondo Gianni Trovati e Marco Rogari del Sole 24 Ore la misura rientrerebbe in una riforma complessiva dell’IVA, che non può essere portata avanti da un governo ormai dimissionario. La discussione sulle misure del decreto è comunque ancora in corso. E anche se la riduzione dell’IVA sul cibo non sarà approvata adesso, è probabile che se ne parlerà parecchio durante la campagna elettorale.

Di quanto sono aumentati i prezzi degli alimentari
L’inflazione a luglio è stata del 7,9 per cento rispetto a luglio 2021. Ciò significa che se un prodotto l’anno scorso costava 100 euro, oggi ne costa 107,9. Il cosiddetto “carrello della spesa”, un insieme di prodotti alimentari e per la cura della casa e della persona individuato dall’ISTAT, è aumentato del 9,1 per cento.

I beni alimentari, anche quelli di prima necessità, sono diventati più cari: il prezzo degli oli alimentari (senza considerare quello di oliva) è aumentato del 66%, spinto soprattutto dagli oli di semi che sono diventati molto costosi a causa del ruolo importantissimo di Ucraina e Russia nel mercato dei cereali e degli oli; il burro è aumentato del 31,9%, la pasta del 21% e così via. Questi aumenti pesano su tutti i consumatori, ma mettono in difficoltà soprattutto le persone con i redditi più bassi, che destinano la maggior parte del proprio reddito alla semplice sussistenza.

Quanto costerebbe ridurre l’IVA
L’IVA, ossia l’Imposta sul Valore Aggiunto, si paga su tutti i consumi, seppur in misura diversa a seconda della categoria merceologica. In Italia l’aliquota ordinaria è del 22%, ma sono previste delle aliquote ridotte per specifici beni e servizi: 4% per alimentari, bevande e prodotti agricoli; 5% per le piante di basilico e i tartufi, per esempio; e 10% per la fornitura di energia elettrica e del gas per usi domestici, i medicinali e gli assorbenti igienici femminili.

Ridurre l’IVA è costoso: secondo calcoli riportati dal Messaggero, il ministero dell’Economia avrebbe già fatto simulazioni per azzerare l’IVA sui prodotti alimentari che oggi sono al 4% e per dimezzare quella sui beni che hanno attualmente un’aliquota al 10%. Il costo per il bilancio dello stato sarebbe di 6,5 miliardi di euro l’anno per tutte le voci prese in considerazione, ma potrebbe scendere a intorno ai 4 miliardi se ci si concentrasse su beni strettamente di prima necessità.

Azzerare per un anno l’IVA sul pane fresco, oggi al 4%, costerebbe 253 milioni, sul latte 150 milioni, mentre per la pasta e l’olio di oliva servirebbero 76 e 141 milioni. Per dimezzare quella per i beni su cui si applica l’aliquota del 10% ci sarebbe un costo di 319 milioni per la carne bovina, di 318 per quella di pollo, di 250 per il pesce fresco, di 90 per le uova.

Quali sono i pro e i contro
Il taglio dell’IVA avrebbe il vantaggio di abbassare direttamente l’inflazione sui beni di prima necessità, riducendo l’aggravio per le famiglie e sostenendo i consumi. La Germania, per spingere i consumi interni dopo il primo lockdown del 2020, ha ridotto le proprie aliquote IVA per sei mesi (dal 19 al 16 e dal 7 al 5) su tutti i beni e i servizi. L’intervento è costato circa 20 miliardi, ma ha avuto un effetto benefico sull’economia.

Dall’altro lato però si tratterebbe di un intervento regressivo e probabilmente iniquo. L’IVA infatti la pagano tutti, a prescindere dal reddito. Ridurla, seppur solo per i beni di prima necessità, avvantaggerebbe quindi anche chi non è in difficoltà, perché gli esercenti non possono chiedere la dichiarazione dei redditi a chi compra il pane e la pasta.

Il decreto Aiuti bis in discussione avrà un valore di circa 14 miliardi. Sono tanti soldi per un singolo decreto, ma non poi così tanti se si pensa che è l’ultimo del governo Draghi: l’esecutivo cercherà quindi di inserire provvedimenti selettivi che garantiscano un uso efficiente delle poche risorse a disposizione.

In alternativa alla riduzione dell’IVA si discute quindi di una replica del bonus 200 euro di luglio o una riduzione delle tasse sul lavoro. Entrambe le misure avrebbero un limite di reddito – per il momento si pensa a quello dei 35 mila euro annui – e questo consentirebbe di raggiungere effettivamente chi ne ha più bisogno.

Sicuramente la riduzione dell’IVA sarà un argomento da campagna elettorale, perché nonostante tutti gli aspetti indicati dal punto di vista comunicativo è semplice e accattivante.