Un altro giro di grattacapi per il Movimento 5 Stelle

Dopo l'uscita di Di Maio si sta incartando sull'appoggio al governo e sul limite dei due mandati, e c'è di nuovo maretta tra Conte e Grillo

Beppe Grillo fotografato a Roma il 29 giugno 2022 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
Beppe Grillo fotografato a Roma il 29 giugno 2022 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
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Pochi giorni dopo la scissione dei parlamentari che hanno seguito l’ex capo politico Luigi Di Maio, il Movimento 5 Stelle sta vivendo un nuovo periodo di grossi problemi. Nel 2018 stravinse le elezioni politiche e da allora è sempre rimasto nella maggioranza di governo: nel frattempo però ha perso circa metà dei parlamentari eletti, nei sondaggi è dato a un terzo dei consensi rispetto al 2018, ed è guidato con molte difficoltà da Giuseppe Conte, alla prima esperienza propriamente politica della sua carriera dopo l’incarico da presidente del Consiglio. Ora sta attraversando una fase che potrebbe complicare molto la campagna elettorale per le elezioni politiche, previste fra meno di un anno.

I punti su cui ormai da giorni si stanno agitando tensioni e polemiche sono due: l’appoggio al governo di Mario Draghi e il limite interno di due mandati per gli eletti del partito.

Le discussioni si sono ulteriormente inasprite, fra martedì e mercoledì, per una specie di incidente diplomatico che ha coinvolto Conte e Draghi. Martedì il sociologo Domenico De Masi aveva raccontato al Fatto Quotidiano che Grillo gli aveva confidato che Draghi gli aveva chiesto di rimuovere Conte dalla carica di capo politico del Movimento (di cui Grillo è garante, una figura che dispone di moltissimi poteri sulla vita interna del partito). Mercoledì Draghi ha smentito la notizia e fatto sapere di avere chiamato Conte per «chiarirsi», ma ormai la polemica era innescata. Conte ha commentato con parole molto dure e mercoledì sera ha incontrato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Uscendo dall’incontro, ha rassicurato i giornalisti lasciando trapelare che non ci sarebbero state conseguenze politiche immediate.

Draghi è poi tornato sulla questione nella conferenza stampa del tardo pomeriggio di giovedì, in cui annunciava alcune nuove misure del governo per contenere i costi dell’energia. I giornalisti presenti gli hanno rivolto diverse domande a proposito di quanto detto da De Masi, ma Draghi ha usato toni concilianti, dicendo di aver ricevuto conferme da Conte che il Movimento non ha intenzione né di uscire dal governo né di limitarsi a sostenerlo senza farne parte (il cosiddetto “appoggio esterno”), ipotesi ventilata in queste ore: «il governo è nato con i 5 Stelle, non si accontenta di un appoggio esterno».

Gli strascichi di questa polemica confermano comunque che i rapporti fra i leader del Movimento, e in particolare fra Grillo e Conte, siano piuttosto compromessi. Una fonte vicina a Grillo ha detto alla Stampa che Grillo teme che la polemica sia stata montata dalle persone vicine a Conte, per danneggiare Grillo. «Si è voluta dare l’impressione che Beppe stesse facendo il doppio gioco, dicendosi vicino a Conte e trattando dietro le quinte con Draghi», ha detto la fonte della Stampa.

Grillo rimane il garante del partito e una delle figure più apprezzate dallo zoccolo duro di attivisti e dagli eletti, mentre Conte è entrato nel Movimento soltanto di recente ed è espressione di una leadership diversa nei toni e nei temi, che si rivolge peraltro a un elettorato più trasversale. I due avevano già litigato piuttosto platealmente nell’estate del 2021, e non è chiaro se riusciranno a convivere nel medio-lungo termine.

(ANSA/FABIO FRUSTACI)

In questi giorni, comunque, Grillo era a Roma sia per cercare di proiettare all’esterno un’immagine di unità dopo l’uscita di Di Maio, sia per occuparsi del sostegno al governo e del limite massimo dei due mandati.

Il sostegno al governo è messo in discussione internamente in larga parte per la graduale ma drastica perdita di consensi che oggi ha portato il Movimento a galleggiare intorno al 10 per cento. Diversi collaboratori e alleati politici di Conte spingono perché il Movimento esca dal governo e imposti una campagna elettorale aggressiva in vista delle elezioni politiche del 2023, per cercare di recuperare almeno in parte i voti perduti. Dal punto di vista politico in questi mesi il Movimento 5 Stelle ha spesso polemizzato col governo Draghi su varie questioni: dal Superbonus, difeso dal M5S e spesso criticato da Draghi, fino alla guerra in Ucraina, dato che il Movimento ha promosso una linea di maggiore equidistanza fra Russia e Ucraina rispetto al governo.

«Le spinte interne al partito sono fortissime», scrive la Stampa parlando di una eventuale uscita dalla maggioranza, mentre il Corriere della Sera sostiene che Conte «non ha escluso la possibilità di uscire dall’esecutivo» in una serie di colloqui con i suoi alleati più stretti. Sia Conte sia Grillo però hanno smentito esplicitamente di volere uscire dal governo. La sensazione di alcuni commentatori è che potrebbero aspettare un momento più favorevole di quello attuale per farlo: magari in autunno, mentre si discuterà la legge di Bilancio in piena campagna elettorale per le elezioni politiche.

A proposito di elezioni un altro punto molto discusso in questi giorni all’interno del Movimento riguarda il limite massimo di due mandati per ogni parlamentare, incluso nel codice etico del Movimento, allegato anche al regolamento del gruppo parlamentare. È un retaggio dei primissimi anni del Movimento 5 Stelle, quando ancora il partito riteneva che una persona eletta a una carica politica dovesse mantenerla soltanto per pochi anni, in modo da non far diventare la politica il suo principale lavoro, e per essere influenzati il meno possibile da contesti che il Movimento giudicava irrimediabilmente corrotti. Oggi però diversi parlamentari che sono stati eletti nel 2013 e poi rieletti nel 2018 vorrebbero proseguire la propria carriera politica, e da mesi chiedono informalmente a Grillo e Conte se il limite dei due mandati sarà valido anche per le candidature alle prossime elezioni politiche.

In un primo momento Grillo sembrava aperto a una serie di eccezioni. Si era parlato per esempio di una deroga per il 10 per cento degli eletti in parlamento. Poi però nelle ultime ore della sua visita a Roma ha fatto filtrare ai giornali e ai parlamentari del Movimento che non è disposto ad accettare alcuna deroga. Dal punto di vista politico e delle complesse norme interne al partito, il parere di Grillo è difficilmente aggirabile.

La prima conseguenza di questa decisione è che il sottosegretario ai Trasporti Giancarlo Cancelleri – che viene da due mandati da consigliere regionale – non potrà candidarsi a presidente della regione Sicilia, come stava valutando di fare. Mercoledì ha annunciato di avere rinunciato alla candidatura in una riunione del Movimento 5 Stelle siciliano.

La decisione di Grillo sul mantenimento del limite dei due mandati potrebbe creare ulteriori tensioni e conseguenze concrete, nelle prossime settimane: i giornali scrivono che diversi parlamentari del Movimento stanno pensando di aderire a Insieme per il futuro, il gruppo parlamentare e futuro partito di Luigi Di Maio, che potrebbe offrire loro dei posti nelle liste elettorali delle prossime elezioni politiche.