Élisabeth Borne e Emmanuel Macron, Parigi, 18 giugno 2022 (Gonzalo Fuentes, Pool via AP)
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  • martedì 21 Giugno 2022

Cosa succede ora in Francia?

Alle elezioni legislative la coalizione del presidente Emmanuel Macron ha perso la maggioranza assoluta in parlamento, e trovare degli alleati non sarà semplicissimo

Élisabeth Borne e Emmanuel Macron, Parigi, 18 giugno 2022 (Gonzalo Fuentes, Pool via AP)
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Al secondo turno delle elezioni politiche francesi, che si sono tenute domenica, la coalizione del presidente Emmanuel Macron, Ensemble!, ha perso la maggioranza assoluta all’Assemblea Nazionale. Il governo sarà dunque costretto a cercare degli alleati o dei sostenitori voto per voto: una situazione scomoda in cui non si è trovato nessun governo recente. Quali saranno gli alleati non è ancora chiaro, come non lo è che ne sarà del prossimo governo. A due giorni dal risultato Macron ha semplicemente preso tempo rifiutando le dimissioni presentate dalla prima ministra Élisabeth Borne, ma non ha dato alcuna indicazione concreta su quel che vorrà fare dopo, tanto che i giornali francesi parlano di una sua «paralisi».

Il mandato dei deputati e delle deputate della nuova Assemblea Nazionale inizierà mercoledì 22 giugno. Il 28 si terrà la prima seduta durante la quale sarà eletto il nuovo o la nuova presidente dell’Assemblea. A meno di sorprese sarà un esponente di Ensemble!, che resta comunque il partito con più seggi in parlamento. Il presidente uscente è Richard Ferrand, che ha perso il suo seggio in Bretagna e che molti indicano come uno dei simboli del pessimo risultato di Ensemble! alle legislative. Il voto sarà segreto e potrebbe dare una prima indicazione sulla direzione che prenderà il nuovo parlamento.

Il 5 luglio ci sarà poi il discorso in aula della prima ministra Élisabeth Borne. Dopo le elezioni legislative è comunque consuetudine che il capo del governo sottoponga formalmente al presidente le proprie dimissioni, per essere riconfermato e ottenere successivamente la fiducia del Parlamento. Borne le ha presentate martedì, e Macron le ha rifiutate, come ci si aspettava. Le cose però potrebbero cambiare a breve. Martedì e mercoledì Macron incontrerà infatti i rappresentanti delle principali forze politiche dell’Assemblea per costruire, scrive Le Monde, «delle soluzioni che siano al servizio del popolo francese». Le richieste di dimissioni “reali” di Borne da parte dei partiti si stanno moltiplicando.

Domenica sera su France Info Éric Coquerel, vice della France Insoumise (LFI, il partito di Jean-Luc Mélenchon alla guida della coalizione di sinistra che alle legislative è risultata la seconda forza del parlamento), ha detto che la prima ministra non ha più alcuna legittimità: «È la leader della maggioranza, e non ha una maggioranza. Come può continuare a essere prima ministra?». LFI ha tra l’altro promesso di presentare una mozione di sfiducia il prossimo 5 luglio quando l’Assemblea Nazionale dovrà votare la fiducia a Borne. A destra, l’ex candidata presidente dei Repubblicani, Valérie Pécresse, ha a sua volta invitato Emmanuel Macron a «cambiare primo ministro e governo», mentre all’estrema destra, Louis Aliot, vicepresidente di Rassemblement National, ha detto che Élisabeth Borne è oggi «troppo debole per poter restare».

All’interno della maggioranza presidenziale nessuno ha messo apertamente in discussione la sostituzione di Borne, ma stanno emergendo posizioni diverse. C’è chi sostiene che non si possano ignorare i risultati delle legislative, e che dunque serva un governo che le rispecchi. C’è chi non ritiene Borne in grado di affrontare i problemi di governabilità che la maggioranza relativa si troverà ad affrontare. Altri invocano invece la legittimità che Borne si è guadagnata alle legislative vincendo nel suo collegio elettorale. Infine, qualcuno ha fatto notare che proprio nella circoscrizione di Calvados, dove nel 2017 il partito di Macron aveva ottenuto uno dei suoi migliori risultati, Borne ha ottenuto solo il 52,4 per cento e contro un giovanissimo candidato ecologista: Noé Gauchard, 22 anni.

Sui quindici ministri candidati alle legislative, tredici sono stati eletti. Nonostante Macron abbia rifiutato le dimissioni del governo Borne, ci sarà comunque un rimpasto che servirà a sostituire le due ministre non elette, e perciò delegittimate (Amélie de Montchalin, ministra della Transizione ecologica, e Brigitte Bourguignon, ministra della Salute) e Justine Benin, sottosegretaria al ministero degli Affari marittimi. Resterà da vedere se Macron si limiterà a una loro sostituzione o se deciderà per un rimpasto più significativo.

Al di là delle nomine, il problema principale di Macron sarà ottenere una maggioranza assoluta per poter portare avanti il proprio programma e far approvare i vari progetti di legge. Per ora i Repubblicani hanno fatto sapere che resteranno all’opposizione, anche se alcuni suoi esponenti hanno dichiarato di considerare necessaria un’alleanza con Macron. Se il partito si spaccasse, i numeri non sarebbero comunque sufficienti a Macron per ottenere la maggioranza assoluta.

Difficilmente Macron potrà guardare a sinistra. Il deputato socialista David Habib ha detto di voler formare un «gruppo indipendente da Nupes» che potrebbe dunque sostenere Macron. Dovrà però trovare 15 deputati disposti a farlo, un numero non semplice da mettere insieme. E in ogni caso non risolverebbero il problema del presidente. Al secondo turno, Ensemble! ha ottenuto 245 seggi: molti meno dei 289 necessari per ottenere la maggioranza assoluta.

La situazione è dunque ancora molto incerta ed è stata descritta in modo efficace dal ministro dell’Economia Bruno Le Maire quando ha detto che il partito del presidente avrà bisogno di «molta immaginazione» per trovare un modo di governare.