(Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP, File)
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La sospensione dei partiti filorussi in Ucraina

È stata annunciata dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, e ha provocato reazioni divergenti fra gli analisti

(Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP, File)

Domenica il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che le attività politiche di undici partiti ucraini accusati di essere vicini alla Russia saranno sospese per tutto il tempo in cui in Ucraina sarà in vigore la legge marziale. Due di questi partiti sono attualmente rappresentati in Parlamento, e non è chiaro se in futuro i loro membri potranno partecipare alle attività parlamentari, che dall’inizio dell’invasione russa si sono sostanzialmente interrotte.

Zelensky ha giustificato la decisione spiegando che i partiti in questione lavorano per alimentare le divisioni all’interno della società ucraina e avvicinare l’elettorato ucraino agli interessi della Russia. La misura è stata criticata da alcuni osservatori, che in sostanza la giudicano eccessiva e potenzialmente controproducente, mentre altri hanno fatto notare che è stata presa in un contesto eccezionale come quello di un’invasione militare del paese a cui questi partiti sono legati.

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La maggior parte delle forze politiche sospese sono piccole e ininfluenti, ma la misura riguarda anche due partiti piuttosto noti. Il più grande è Piattaforma di Opposizione – Per la Vita, che alle elezioni parlamentari del 2019 aveva raccolto poco meno di due milioni di voti ed espresso 43 parlamentari su 450 totali. Il partito rappresenta gli interessi della corposa minoranza russa presente in Ucraina ed è guidato dall’oligarca filorusso Viktor Medvedchuk, amico personale del presidente russo Vladimir Putin, che si dice sia il padrino di sua figlia. Prima della guerra, Reuters aveva definito Medvedchuk «l’alleato del Cremlino più in vista in Ucraina».

Medvedchuk è un personaggio piuttosto controverso: nel maggio del 2021 era finito agli arresti domiciliari con l’accusa di alto tradimento per affari legati ad alcune miniere di carbone in Crimea, la penisola ucraina occupata e annessa dalla Russia nel 2014, che sarebbero serviti a finanziare le forze separatiste filorusse. Medvedchuk aveva respinto tutte le accuse sostenendo che il processo contro di lui aveva motivazioni esclusivamente politiche. Tre giorni dopo l’inizio dell’invasione russa in Ucraina, Medvedchuk è evaso dagli arresti domiciliari e non è chiaro dove si trovi al momento.

Un altro dei partiti sospesi si chiama Nashi (“nostro”), ha 6 seggi in Parlamento ed è guidato da Yevhen Murayev, un imprenditore e politico che possiede diversi canali e siti di news filorussi. Il Guardian ricorda che prima dell’inizio della guerra un rapporto dell’intelligence britannica spiegò che la Russia stava considerando di rimuovere Zelensky dalla presidenza dell’Ucraina e mettere al suo posto proprio Murayev.

La sospensione dei partiti accusati di essere filorussi ha provocato reazioni divergenti fra gli analisti che si occupano di Ucraina. In un articolo per al Jazeera, il ricercatore e analista politico Volodymyr Ishchenko ha scritto che dall’inizio dell’invasione diversi di questi partiti hanno già smentito di volere collaborare con le forze russe, e che anche prima della guerra Zelensky avrebbe dimostrato una certa tendenza a reprimere le forze e i media di opposizione.

Parlando alla tv pubblica tedesca, André Härtel del German Institute for International and Security Affairs, ha spiegato invece che «le accuse di lavorare sistematicamente contro gli interessi degli ucraini sono vere, nella maggior parte dei casi», e aggiunto che «la disponibilità economica e il potere di questi personaggi filorussi non deve essere sottovalutata».

La misura annunciata da Zelensky sarà applicata dal ministero della Giustizia ucraino, anche se non è chiaro con quali tempi e modalità.