(Lisa Maree Williams/Getty Images)
  • Scienza
  • venerdì 24 Dicembre 2021

Omicron sembra causare sintomi più lievi

Il rischio di ricovero è più basso rispetto ad altre varianti, dicono le prime analisi, ma l'alto numero di contagi potrebbe mettere ugualmente sotto forte stress gli ospedali

(Lisa Maree Williams/Getty Images)

L’Agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (UKHSA) ha stimato che per le persone con un’infezione da variante omicron il rischio di ricovero sia del 50-70 per cento inferiore rispetto alle infezioni da variante delta. Il dato, basato su tutti i casi delle due varianti da inizio novembre, sembra confermare quanto evidenziato già da altre analisi sulla minore entità dei sintomi causati da omicron, ma numerosi esperti e osservatori consigliano di mantenere qualche cautela. La variante si sta infatti diffondendo molto rapidamente, con un massiccio aumento dei casi in diversi paesi e un conseguente aumento dei ricoveri in termini assoluti.

Giovedì il Regno Unito ha registrato quasi 120mila nuovi casi positivi da coronavirus, in Francia i contagi giornalieri sono stati quasi 90mila e in Italia poco meno di 45mila, il dato più alto dall’inizio della pandemia. I ricoveri in ospedale sono aumentati proprio a causa del maggior numero di casi positivi, ma con una proporzione inferiore rispetto a quella registrata in passato con altre varianti.

La UKHSA ha basato le proprie stime sui casi segnalati da oltre un mese, comprese le 132 persone ricoverate in ospedale a causa della variante omicron. L’agenzia ha inoltre segnalato che negli ultimi 28 giorni ci sono stati almeno 14 morti dovute a omicron (con età tra 52 e 96 anni), ma il dato potrebbe essere inferiore a quello reale.

Sulla base dei dati raccolti, la UKHSA ha inoltre stimato che il rischio di essere ricoverati in terapia intensiva, quindi nel caso di sintomi gravi, per i malati di COVID-19 da omicron è del 31-45 per cento inferiore rispetto a chi si è ammalato dopo avere contratto la delta.

I dati potrebbero variare con un aumento del rischio man mano che la variante si diffonderà, interessando le fasce della popolazione più a rischio, come gli anziani. La maggior parte delle infezioni da omicron tali da rendere necessario un ricovero ha interessato finora persone con meno di 40 anni, dicono i dati dell’agenzia britannica.

Le cose da sapere sul coronavirus

Dai dati disponibili sembra sempre più evidente che in questa fase i vaccini potranno fare poco nel contenere l’aumento dei contagi, proprio perché mostrano una minore efficacia nel ridurre il rischio di infezione, ma continuano comunque a essere essenziali per proteggere dalle forme gravi di COVID-19. Una dose di richiamo migliora inoltre la risposta del sistema immunitario, offrendo maggiore protezione. Non è una cosa da poco e potrebbe fare la differenza rispetto alle ondate precedenti, specialmente nei paesi con un alto tasso di vaccinati come l’Italia e dove si sta procedendo a ritmi sostenuti con le terze dosi.

Nei giorni scorsi altre analisi svolte in Sudafrica, Scozia e Inghilterra avevano portato a valutazioni simili sull’apparente minore gravità dei sintomi nel caso di un’infezione da variante omicron. Non è però ancora completamente chiaro se i sintomi più lievi siano dovuti alle caratteristiche della variante o al fatto che una quota crescente della popolazione sia immunizzata (per via naturale, dopo una precedente infezione,  o in seguito alla vaccinazione).

Lo studio svolto in Sudafrica ha analizzato l’aumento dei casi da omicron nel paese a partire da novembre, stimando un rischio di ricovero del 70 per cento inferiore tra i malati a causa della variante rispetto a quelli con COVID-19 dovuta ad altre varianti. Secondo i ricercatori sudafricani, il motivo potrebbe essere legato al fatto che omicron infetti facilmente anche le persone già immunizzate (naturalmente o con vaccino), il cui sistema immunitario ha sviluppato risorse per contrastare il progredire della malattia.

Lo studio ha stimato che il 60-70 per cento della popolazione avesse avuto un’infezione  da coronavirus prima dell’ondata di omicron, e che il 30 per cento della popolazione fosse vaccinato (stime di questo tipo sono molto difficili da calcolare e potrebbero avere alti margini di errore). Lo studio non ha potuto stimare con precisione la differenza nel livello di protezione offerto da una precedente infezione o dalla vaccinazione.

La ricerca svolta in Scozia ha riguardato i casi da delta e omicron tra novembre e dicembre nel paese e la quantità di ricoveri a seconda delle due varianti. È stato stimato un rischio di ospedalizzazione inferiore di circa 2/3 per i malati con omicron rispetto a quelli con delta.

Lo studio svolto in Inghilterra dall’Imperial College London ha messo a confronto i casi da omicron e delta nelle prime due settimane di dicembre, rilevando una riduzione nei ricoveri per i malati con la nuova variante, seppure inferiore rispetto a quello calcolato in Scozia. Il gruppo di ricerca ha inoltre suddiviso gli infetti da omicron in tre fasce: guariti da una precedente infezione, vaccinati e non immunizzati. Le analisi indicano che sia probabilmente l’immunità acquisita, naturalmente o da vaccino, a rendere più lievi i sintomi causati dalla omicron.

La ricerca presenta qualche differenza rispetto allo studio scozzese perché si è basata sulle visite in ospedale, che non sempre portano a un ricovero, mentre l’analisi svolta in Scozia ha preso in considerazione le ammissioni ospedaliere con ricovero.

Gli esperti dell’UKHSA e gli altri gruppi di ricerca nel Regno Unito hanno comunque invitato a prendere con cautela i risultati dei loro studi, sia perché i dati sono ancora preliminari sia perché la gravità di un’ondata pandemica non è solamente legata all’entità dei sintomi comportati da una variante.

Anche se meno virulenta, una variante molto contagiosa può causare un numero più alto di casi gravi, banalmente perché in termini assoluti si ammalano molte più persone ed è quindi inevitabile che aumentino anche quelle che presentano sintomi importanti e tali da avere necessità di un ricovero in ospedale. Il problema riguarda naturalmente anche il personale sanitario: un maggior numero di medici, infermieri e altri operatori infetti riduce gli organici, mettendo ulteriormente sotto pressione i sistemi sanitari.

Giovedì in Inghilterra le persone ricoverate in ospedale con omicron erano 300, il giorno precedente 195.