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  • venerdì 17 Dicembre 2021

Lo sgombero di migranti e senzatetto sotto alla Stazione centrale di Milano

È avvenuto giovedì sera con modalità molto contestate dagli attivisti, ma il comune dice di aver offerto loro un rifugio più sicuro

Giovedì pomeriggio la polizia locale di Milano ha sgomberato i rifugi di fortuna che alcune persone senzatetto e migranti avevano costruito nei quattro tunnel per auto e pedoni che passano sotto ai binari della Stazione Centrale, a nord del centro. Le immagini dello sgombero sono state riprese da vari attivisti e quotidiani perché mostrano una certa brutalità dell’intervento: in un video pubblicato da Milano Today si vedono operatori dell’AMSA, l’azienda municipale dei servizi ambientali, che buttano in un camion dei rifiuti alcuni oggetti che appartenevano alle persone sgomberate, fra cui materassi, sacchi a pelo, zaini e sacchetti.

I tunnel sono frequentati da mesi da persone che ci passano la notte. L’intervento di sgombero era stato concordato da tempo fra Comune, Municipio, polizia e servizi sociali, che dopo alcuni sopralluoghi si erano resi conto delle condizioni di vita precarie e della pericolosità dei tunnel, percorsi giorno e notte dalle auto e in misura minore anche dai pedoni.

Secondo la testimonianza di una persona che ha seguito tutte le fasi dello sgombero, l’intervento è iniziato intorno alle 17 nel tunnel in via Zuccoli, il più lontano dalla stazione, alla sola presenza della polizia locale e dell’AMSA, l’azienda municipale che si occupa della gestione dei rifiuti. Secondo questo racconto e quello di alcuni attivisti, gli assistenti sociali che avrebbero dovuto dare indicazioni e orientare le persone senzatetto verso una soluzione alternativa si sono presentati un’ora e mezza dopo l’inizio dell’operazione, quando ormai il tunnel era stato sgomberato e le persone erano scappate, probabilmente perché intimorite dalla presenza delle autorità.

Il Comune di Milano smentisce questa versione e sostiene invece che gli assistenti sociali siano stati presenti fin dall’inizio delle operazioni.

Tutti i senzatetto hanno potuto prendere con sé i propri oggetti personali, ma non quelli più ingombranti come coperte e materassi, che sono stati buttati dall’AMSA – cosa che costringerà queste persone, un domani, a dover cercare un nuovo materasso.

Nel frattempo la voce si era sparsa, e le persone che vivevano nel tunnel successivo – in via Parravicini, quello in condizioni peggiori – erano fuggite in fretta, prendendo con sé solo lo stretto necessario. Anche qui l’AMSA e la Polizia Locale hanno buttato via tutto quello che hanno trovato.

Negli ultimi due tunnel, in viale Lunigiana e nel sottopasso Mortirolo, si sono aggiunti infine gli assistenti sociali insieme ai volontari di Fondazione Progetto Arca e dei City Angels. Sono riusciti a parlare con senzatetto e migranti e li hanno indirizzati o accompagnati verso il Mezzanino della Stazione Centrale: un ambiente al chiuso che il Comune aveva allestito come rifugio notturno nell’ambito del Piano Freddo, un’iniziativa comunale che si ripete ogni anno da inizio dicembre a metà marzo per aumentare i posti disponibili nei rifugi per senzatetto nel periodo più freddo, e quindi pericoloso, dell’anno.

Nei tunnel vivevano tra le 60 e le 100 persone. Oltre a quelle scappate dopo l’arrivo della polizia, arrivata sul posto con una quarantina di agenti e macchine coi lampeggianti spiegati, non tutte le persone raggiunte dagli assistenti sociali e dalle associazioni si sono effettivamente spostate al Mezzanino, anzi. Molti sono migranti irregolari o transitanti diretti ai paesi del Nord Europa, che temono di essere identificati e di finire nei Centri di permanenza per i rimpatri. Sembra che in tutto abbiano dormito nel Mezzanino circa una dozzina di sfollati dal tunnel; in tutto fra giovedì e venerdì notte nel Mezzanino hanno dormito una trentina di persone, dice il Comune.

Qualche anno fa la Stazione Centrale era stata il luogo di una ingente e controversa operazione di polizia contro presunti migranti irregolari. I suoi tunnel sono da anni rifugio delle persone senza fissa dimora o dei transitanti appena arrivati a Milano. Qualcuno dorme lì in pianta stabile, e di sgomberi ne ha già subiti tanti, negli anni. Tendenzialmente non vogliono andare nei rifugi organizzati dal Comune, per molti motivi diversi. Qualcuno non vuole essere identificato, come i migranti; altri rifiutano il tampone o il vaccino, altri ancora sono alcolisti o tossicodipendenti, oppure hanno disagi psichiatrici che rendono difficile il dialogo. Per loro, spesso, la città non offre altre soluzioni che quei tunnel.

Il Comune sostiene che alcune situazioni fossero obiettivamente al di là di quello che considera il «limite», e garantisce che chiunque vorrà troverà spazio nelle strutture previste dal Piano Freddo. Tra le persone trovate nei tunnel c’era un ragazzo straniero senza gambe e un uomo vittima di un pestaggio. Entrambi sono stati portati in ospedale. «Bivaccare sotto i tunnel non è umano e decoroso», ha scritto su Facebook l’assessore alla Sicurezza, Marco Granelli. «Le nostre unità mobili continueranno, come sempre, il loro lavoro di accompagnamento e sostegno a chi vive per strada, offrendo ospitalità nelle strutture comunali dove oltre a un posto letto a tutti gli utenti viene offerta cena calda e colazione», ha aggiunto l’assessore al Welfare, Lamberto Bertolè.

Ad alcuni operatori e attivisti per i diritti di migranti e senzatetto rimane l’impressione che lo sgombero degli oggetti personali si potesse evitare, e che più in generale l’intera operazione poteva essere gestita meglio. Il Comune spiega che simili operazioni vengono attuate ogni anno, con modalità analoghe.

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Una versione di questo articolo è stata pubblicata nella newsletter settimanale del Post su Milano, “Colonne”.