Il presidente del Consiglio Mario Draghi (ANSA/EPA/ROBERTO MONALDO)

La legge di bilancio come al solito è in ritardo

Mentre la maggioranza prova ad accordarsi è ferma al Senato, e con 6mila emendamenti ci sarà probabilmente la fiducia alla Camera

Il presidente del Consiglio Mario Draghi (ANSA/EPA/ROBERTO MONALDO)

È passato più di un mese da quando il governo ha approvato il disegno di legge di bilancio per il 2022, la misura economica più importante dell’anno che stabilisce dove e come saranno gestite le entrate fiscali e come saranno spesi circa 30 miliardi di euro tra interventi sullo stato sociale, tagli alle tasse e incentivi. Ma il processo che deve portarne all’approvazione da parte del Parlamento è in grande ritardo, anche per gli standard di ritardo che normalmente riguardano le leggi di bilancio.

Il testo va approvato definitivamente entro il 31 dicembre, ma al momento è fermo in Senato, dove è stato presentato solo il 12 novembre (il termine massimo era il 20 ottobre, ma spesso negli ultimi anni i governi hanno tenuto conto di questo limite in maniera molto flessibile). I tempi sono perciò piuttosto stretti, e c’è un’alta probabilità che il governo debba porre la fiducia sul testo quando verrà presentato alla Camera, per non rischiare di dove fare ricorso all’esercizio provvisorio. Significa che il disegno di legge sarà discusso e modificato solo in Senato, e che la Camera lo approverà poi così com’è. Non è una novità: succede la stessa cosa da anni.

Da quando il testo è stato presentato in Senato, la sua discussione è bloccata alla Commissione Bilancio, a causa dei 6.290 emendamenti che sono stati proposti dai partiti. Non è una novità che ci siano così tanti emendamenti alla legge di bilancio (l’anno scorso ne erano stati presentati 7mila): è una prassi per i partiti presentare modifiche alla legge di bilancio per ottenere maggiori finanziamenti alle misure politiche su cui hanno i maggiori interessi.

La gran parte degli emendamenti è stata proposta dai partiti che fanno parte della maggioranza di governo, che sono anche praticamente tutti: Forza Italia ne ha presentati 1.108, la Lega 976, il M5S 988, il Pd 865. Fratelli d’Italia, che invece è all’opposizione, ne ha presentati “solo” 785.

Il 17 dicembre è il giorno in cui è fissato il voto della legge in Senato, ma visto il gran numero di emendamenti è probabile che per allora la discussione in Commissione non si sia conclusa. Se il voto dovesse essere posticipato, una delle possibili conseguenze è che il governo, dopo aver ottenuto l’approvazione del Senato, ponga la questione di fiducia sul testo alla Camera, in modo da assicurarne l’approvazione definitiva entro la fine dell’anno.

Proprio per venire incontro alle richieste dei partiti e capire dove il governo può intervenire rapidamente per modificare la legge di bilancio, dall’inizio di questa settimana il presidente del Consiglio Mario Draghi ha organizzato incontri quotidiani con tutte i rappresentanti di tutte le forze politiche.

L’obiettivo del governo è trovare un accordo che metta al sicuro la legge e che la faccia approvare nei tempi previsti dal Senato. C’è una questione su cui tutti i partiti sono d’accordo, ovvero l’introduzione di misure per limitare l’aumento del costo delle bollette energetiche. La bozza della legge di bilancio prevede già lo stanziamento di 2 miliardi di euro per tamponare gli effetti della crisi energetica sulle bollette degli italiani, ma secondo quanto riferito da fonti del ministero dell’Economia alla Stampa basteranno a calmierare i rincari solo fino a marzo.

C’è poi un’altra questione che è al centro di molte discussioni, su cui però i partiti non hanno una posizione comune: la modifica del Superbonus edilizio. Dovrebbe essere eliminato il tetto di reddito ISEE a 25mila euro, pur con il mantenimento di alcune limitazioni, per i lavori di ristrutturazione degli edifici monofamiliari e potrebbe esserne prorogata al 31 dicembre 2023 la scadenza, attualmente fissata al 31 dicembre del 2022.

C’è poi il reddito di cittadinanza, misura fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle durante il primo governo Conte e che nella legge di bilancio verrà rifinanziata. Il M5S ha però presentato un emendamento in cui ha chiesto che venga ridotto il requisito che permette di riceverlo anche agli stranieri residenti in Italia: da 10 a 8 anni di residenza in Italia per il 2022, e da 8 a 5 anni per il 2023. La Lega, che aveva approvato il reddito di cittadinanza quando era al governo con il M5S, ha però duramente criticato questa proposta e ne ha avanzata un’altra in senso contrario: ridurre i fondi destinati al reddito di cittadinanza per destinarli al contrasto dei rincari delle bollette energetiche.

È invece già stato raggiunto un accordo nella maggioranza per quanto riguarda il taglio delle tasse sul reddito, con una riforma delle aliquote IRPEF presentata come emendamento alla legge di bilancio.

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La fretta che ha il governo nel far approvare la legge di bilancio dal Parlamento entro il 31 dicembre deriva dal fatto che stabilisce come lo Stato modificherà la spesa pubblica nei 12 mesi successivi. Senza una legge di bilancio lo Stato non può prelevare o spendere denaro, e si bloccherebbe l’intero apparato pubblico.

Per evitare che ciò accada la Costituzione prevede una disposizione di emergenza da utilizzare in questi casi, l’esercizio provvisorio. È uno strumento dai confini non chiarissimi, che permette allo Stato di spendere soldi sulla base delle previsioni di spesa presentate nella legge di bilancio, ma non ancora approvate, fino a che il Parlamento non riesce a mettersi d’accordo. Prima del 1988 era usato spessissimo dai governi italiani, ma da allora è diventato uno spauracchio da evitare in tutti i modi. Il timore dei governi è infatti che facendone ricorso il paese si dimostri particolarmente instabile e inaffidabile sui mercati finanziari, con le inevitabili ricadute sugli investimenti esteri.

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