(È stata la mano di Dio)
  • Cultura
  • venerdì 26 Novembre 2021

Le proteste dei cinema per come Netflix ha distribuito il film di Sorrentino

Alcuni gestori dicono che decine di sale che dovevano proiettare “È stata la mano di Dio” non hanno ricevuto la loro copia

(È stata la mano di Dio)

Da mercoledì 24 novembre È stata la mano di Dio, l’ultimo film di Paolo Sorrentino, è in decine di cinema italiani. Dal 15 dicembre sarà anche su Netflix, riproponendo una formula che in passato Netflix aveva già sperimentato, anche in Italia: quella che prevede cioè di distribuire per qualche giorno un suo film nei cinema, per poi metterlo in streaming a disposizione degli abbonati. Ma alcuni gestori di sale cinematografiche, sostenuti dalle associazioni di categoria, si stanno lamentando di non avere avuto la possibilità di proiettarlo nonostante avessero accordi per farlo, e di aver dovuto cambiare programmazione con poco preavviso.

Le modalità di distribuzione di È stata la mano di Dio presentano alcune novità: è infatti la prima volta che passano circa tre settimane tra l’uscita nei cinema e l’arrivo su Netflix (in genere questo lasso di tempo era stato di qualche giorno), e non era mai successo in Italia che un film destinato a Netflix finisse prima su così tanti schermi cinematografici. Sono circa 250 (sugli oltre tremila che ci sono in Italia, divisi in oltre mille cinema).

I circa 250 schermi sono meno della metà di quelli in cui erano stati distribuiti i precedenti film di Sorrentino, che però erano usciti prima della pandemia. Ma sono di più di quelli in cui di solito vengono distribuiti in Italia i film di Netflix. La piattaforma di streaming e Lucky Red, che distribuisce il film nei cinema, sono stati accusati di aver promesso di portarlo in circa 400 sale, salvo poi cambiare idea facendo scendere il numero a 250, tra l’altro dando pochissimo preavviso ai cinema che non hanno potuto proiettarlo.

C’è un po’ di incertezza sui numeri, comunque: a Variety, un rappresentante di Netflix ha detto di non voler commentare se ci sia stata effettivamente una riduzione da 400 a 250 copie. Lucky Red ha invece smentito le accuse sostenendo che i cinema ad aver preso accordi per proiettare È stata la mano di Dio fossero 250 fin dall’inizio. I 400 cinema sono citati però anche in un comunicato dell’Associazione Nazionale Autori Cinematografici (ANAC), che presentando le proteste dei cinema dice: «sarebbero circa 400 le sale che hanno colto l’opportunità di programmare il film nella finestra di tre settimane concessa dal produttore Netflix prima della diffusione in streaming».

La questione ripropone un problema già noto e non ancora risolto, che contrappone due interessi in apparente conflitto. Da una parte quello di Netflix a mostrare un suo film in qualche cinema (per chi ci tiene a vederlo lì e per far sì che se ne parli e cresca l’attesa) ma non in troppi (così che molte persone possano vederlo in streaming sulla piattaforma). Dall’altro quello dei cinema, che contavano sul film di un regista conosciuto e apprezzato come Sorrentino, specialmente dopo un complicatissimo anno e mezzo di pandemia.

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Tra l’altro, come ha ricordato il sito di cinema Bad Taste, proprio Sorrentino raccontò di aver chiesto a Netflix che al film fosse riservato “il trattamento Cuaron”, cioè un approccio simile a quello usato con Roma. «Ho chiesto» disse Sorrentino «se potevo avere esattamente lo stesso trattamento e me l’hanno garantito. Che non è da tutti».

La Sala degli Artisti di Fermo, nelle Marche, ha scritto su Facebook che «avrebbe dovuto programmare, dal 25 novembre, il nuovo film di Paolo Sorrentino» e che attraverso un’agenzia locale della Lucky Red il film «era stato contrattato e messo in calendario da tempo» (in una contrattazione che, come spesso succede, prevede anche la distribuzione di un altro film, in quel caso Il potere del cane, altro film distribuito da Lucky Red e presto su Netflix).

La Sala degli Artisti però continua: «venerdì 19 Novembre ci viene comunicato che Netflix ha deciso di limitare il numero di copie con le quali uscire nei cinema e pertanto la programmazione alla Sala degli artisti è annullata. Senza discutere, senza alcun margine per parlarne. A una settimana dalla programmazione, dopo che era iniziata la promozione del film e dopo che ci era stato fatto montare un altro film della stessa distribuzione». È simile il caso riportato dal Cinema Comunale di Pietrasanta, in Toscana.

Sulla questione si è espressa anche la FICE, la Federazione Italiana Cinema d’Essai, il cui presidente Domenico Dinoia ha detto a Bad Taste:

«C’erano e ci sono le condizioni per un bel risultato del film al botteghino, e così le sale hanno accettato di programmarlo nonostante le sole tre settimane di esclusiva cinematografica prima dell’uscita in piattaforma. Spiace se questo numero viene ridimensionato, è un elemento negativo che toglie la possibilità alle sale di dimostrare quanto possono offrire su un film come questo.

Mi auguro che questa decisione possa essere rivista, so che non dipende da Lucky Red e spero che insieme a Netflix si riesca a risolvere il problema e possano essere tante le sale che lo programmeranno […] oltretutto, non è chiaro il criterio con cui alcune sale avranno la possibilità di programmarlo e altre no».

Sempre a Bad Taste, Lucky Red ha però negato che ci sia stata una riduzione delle sale perché «i cinema previsti erano 250, una previsione basata sull’importanza e la rilevanza del film di Paolo Sorrentino» e ha aggiunto: «l’unica richiesta che abbiamo fatto ai cinema è stata quella di non interrompere la programmazione nella prima settimana, salvo ovviamente riposi e rassegne già in programma». Questo perché a Lucky Red e Netflix conviene sfruttare quanto più possibile l’onda lunga del film, quantomeno fino al 15 dicembre, ma magari anche oltre: non sarebbe infatti la prima volta che, pur avendolo disponibile in streaming, alcuni spettatori preferiscono vederlo al cinema.

Parlando con Variety, Andrea Occhipinti – fondatore e presidente di Lucky Red – ha detto: «Non abbiamo firmato nessuno accordo senza poi non rispettarlo», e ha ribadito che «non si era mai parlato di più di 250 copie del film».

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