Il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e il segretario della Lega Matteo Salvini. (ANSA/ETTORE FERRARI)

La Lega ha votato un altro giro di restrizioni

Come successo altre volte Salvini sembrava piuttosto contrario, ma alla fine si è adeguato alle decisioni del governo Draghi sul Green Pass “rafforzato”

Il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e il segretario della Lega Matteo Salvini. (ANSA/ETTORE FERRARI)

Mercoledì il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il decreto che stabilisce nuove restrizioni per le persone che non sono vaccinate contro il coronavirus, introducendo una versione “rafforzata” del Green Pass che non si può ottenere con il tampone. I ministri del governo hanno approvato la misura all’unanimità, quindi con i voti favorevoli dei componenti della Lega, che ha così sostenuto il governo Draghi in un nuovo giro di restrizioni che collocano l’Italia tra i paesi con il più rigido sistema di passaporto vaccinale al mondo.

Questo nonostante vari esponenti del partito, a partire dal segretario Matteo Salvini, si esprimano con regolarità contro questo tipo di misure, con toni a volte più espliciti e a volte più velati. È stato insomma un ennesimo caso in cui la Lega, pur mantenendo a parole un notevole scetticismo sulle misure restrittive e annunciando la volontà di abrogarle al più presto, si è poi adeguata alle intenzioni ben più prudenti di Draghi e del governo. Era già successo, per esempio, con l’introduzione del Green Pass sui luoghi di lavoro.

Secondo i retroscena pubblicati oggi dai giornali, anche questa volta a portare la Lega sulle posizioni del governo è stato il presidente del Consiglio Mario Draghi, a cui è ormai riconosciuto un certo potere di convincimento nei confronti dei ministri meno allineati. Ma come in altri casi, la Lega ha dimostrato di avere più orientamenti: tra i sostenitori delle nuove restrizioni, secondo tutti i resoconti, c’erano infatti anche i presidenti di regione della Lega, come il lombardo Attilio Fontana, il veneto Luca Zaia e soprattutto il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, che è anche presidente della Conferenza delle Regioni, l’organo che riunisce i governatori e che nell’ultimo anno e mezzo ha avuto un ruolo importante nella decisione delle misure per contenere la pandemia.

Fedriga, Zaia e Fontana, insieme a Giorgetti, rappresentano una parte della Lega considerata più moderata e favorevole alla campagna vaccinale, e disponibile a introdurre le restrizioni per mantenere aperte le attività e non far chiudere le fabbriche del Nord. Draghi ha sfruttato continuamente in questi mesi il loro appoggio per portare avanti le misure meno gradite a Salvini e al resto della destra, e non a caso nella conferenza stampa con cui ha presentato il nuovo decreto ha esplicitamente ringraziato per la «interlocuzione molto proficua» Fedriga, la cui influenza nella Lega sembra essere cresciuta notevolmente nell’ultimo anno.

Salvini invece è sempre stato poco entusiasta del Green Pass, che avrebbe voluto addirittura togliere «all’inizio del 2022», ma ormai da tempo ha dovuto ammorbidire le sue posizioni più intransigenti sulle questioni legate alla pandemia, lasciando l’opposizione alle restrizioni essenzialmente a Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia. I cronisti politici dicono che fosse contrario in particolare all’introduzione della versione “rafforzata” del Green Pass nelle regioni in zona bianca, ma poi ha dovuto adattarsi, forse ottenendo una durata iniziale inferiore della misura (da fine gennaio a metà gennaio).

Secondo La Stampa, ieri Salvini era a Madrid per vedere la partita di Champions League del Milan contro l’Atletico, ma ha tenuto diverse riunioni con gli altri dirigenti del partito nel pomeriggio. Secondo le cronache (la riunione non è pubblica), ci sono state delle discussioni nell’organo noto come “cabina di regia”, che riunisce vari ministri, sottosegretari e tecnici e anticipa il Consiglio dei ministri. A rappresentare la Lega c’era il sottosegretario all’Economia Federico Freni, che secondo i resoconti avrebbe espresso la contrarietà del partito al Green Pass “rafforzato” in zona bianca.

Poi però, dicono sempre le cronache, Fedriga ha guidato una mediazione con Salvini, che ha portato la Lega ad allinearsi. Sembra che in Consiglio dei ministri poi Giorgetti abbia provato a protestare, e che la ministra Mariastella Gelmini gli abbia ricordato che i presidenti di regione leghisti si erano detti d’accordo al Green Pass “rafforzato” in zona bianca. Hanno votato quindi a favore tutti e tre i ministri leghisti: Giorgetti, Massimo Gravaglia (Turismo) ed Erika Stefani (Disabilità).