I festeggiamenti di Juntos por el Cambio, Buenos Aires, 14 novembre 2021 (Ricardo Ceppi/Getty Images)
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  • lunedì 15 Novembre 2021

Il governo argentino ha perso la maggioranza al Senato

Le elezioni legislative di metà mandato sono state vinte, senza sorprese, dalle opposizioni di centrodestra

I festeggiamenti di Juntos por el Cambio, Buenos Aires, 14 novembre 2021 (Ricardo Ceppi/Getty Images)

Le elezioni legislative in Argentina hanno confermato, a grandi linee, quanto ci si aspettava: il Frente de Todos (FdT), la coalizione che sostiene il governo del presidente peronista Alberto Fernández, è stato superato dalle opposizioni di centrodestra riunite in Juntos por el Cambio (Jxc) nella maggior parte delle province del paese e ha perso il controllo del Senato. Nei prossimi due anni, fino cioè alle presidenziali del 2023, il governo dovrà dunque fare uno sforzo negoziale significativo con gli alleati o con l’opposizione per poter portare avanti le proprie iniziative.

Quelle di domenica 14 novembre erano elezioni di metà mandato: si è votato per rinnovare metà dei rappresentanti della Camera bassa (127 seggi su 257) e un terzo di quelli del Senato (24 su 72).

Erano state anticipate dalle primarie dello scorso 12 settembre, che sono una specie di prova generale delle elezioni vere e proprie e che obbligano tutti i partiti che intendono partecipare a presentare i loro candidati: anche le primarie erano state assai negative per la coalizione di governo e avevano causato, tra l’altro, una crisi politica. Nelle settimane successive a quella sconfitta, il governo aveva cercato in tutti i modi di capovolgere la situazione, senza però riuscirci.

Il Frente de Todos ha subìto, di nuovo, una netta sconfitta. A livello nazionale ha ottenuto otto punti percentuali in meno rispetto a Juntos por el Cambio: con la quasi totalità delle schede scrutinate, FdT è arrivato a circa il 33 per cento dei voti, contro il 41 per cento circa delle opposizioni. La coalizione di governo è riuscita a malapena a mantenere la maggioranza relativa alla Camera e ha perso il controllo del Senato, presieduto dalla vice-presidente Cristina Fernández de Kirchner: qui il FdT è passato da 41 a 35 seggi. Non era mai accaduto: dal ritorno della democrazia, nel 1983, la sinistra peronista aveva sempre avuto la maggioranza alla camera alta e d’ora in poi sarà costretta a cercare sostegno tra i pochi senatori eletti con liste minori.

Rispetto alle primarie di metà settembre, FdT ha comunque guadagnato dei voti. La principale novità è stata che la coalizione di governo è riuscita a ridurre da 4 a meno di 2 punti percentuali la distanza nella provincia di Buenos Aires, che raccoglie circa un terzo dell’elettorato di tutto il paese e che fino a poco tempo fa rappresentava una delle basi più solide del sostegno di Fernández. Nonostante abbia perso anche qui, la rimonta è stata letta molto positivamente.

L’affluenza è stata del 71,7 per cento: superiore al 67 per cento circa delle primarie, ma comunque molto bassa per il paese, dove negli ultimi quarant’anni non era mai scesa sotto il 75 per cento. I nuovi parlamentari assumeranno l’incarico dal 10 dicembre.

Subito dopo la diffusione dell’esito del voto, il presidente ha trasmesso un messaggio registrato che è stato molto commentato sui giornali locali. Senza riconoscere la vittoria dell’opposizione ha chiesto un «dialogo costruttivo» e una relazione «proficua» tra potere esecutivo e parlamento: «Dobbiamo dare priorità agli accordi nazionali, se vogliamo risolvere le sfide che dobbiamo affrontare». Dopodiché, in un breve discorso improvvisato, riferendosi alla «giornata della militanza peronista» che si terrà mercoledì 17 novembre, ha detto che i peronisti riempiranno Plaza de Mayo per «festeggiare questo trionfo». Diversi esponenti della coalizione hanno a loro volta parlato del risultato delle elezioni in toni trionfalistici, senza ammettere una sconfitta che non è stata disastrosa come ci si aspettava, ma che comunque c’è stata.

Una delle novità delle elezioni di domenica è stato l’economista Javier Milei, ultra-liberista, negazionista della crisi climatica (che ha definito una «menzogna del socialismo»), contrario all’aborto e favorevole all’uso delle armi per tutti. Il suo partito è risultato il terzo della capitale con il 17 per cento, avendo guadagnato oltre tre punti rispetto alle primarie. Tuttavia, il suo successo resta circoscritto a Buenos Aires.