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  • martedì 26 Ottobre 2021

La strana azienda che ha tappezzato di pubblicità il Corriere della Sera

Nell'edizione del 12 ottobre ben 25 pagine su 56 promuovevano i servizi di una società italiana con una struttura controversa

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L’edizione di martedì 12 ottobre del Corriere della Sera aveva 56 pagine, di cui 25 occupate da inserzioni pubblicitarie. Con una scelta assai rara, notata da diversi lettori (il rosso della comunicazione era piuttosto visibile), tutte le inserzioni pubblicitarie erano state comprate da un’unica azienda (11 pagine intere e 14 inserti di varia grandezza): Avyium, un sito di e-commerce piuttosto sconosciuto, in cui, suggerivano le pubblicità non tanto esplicite, sono in vendita prodotti di vario tipo, dagli alimentari alla tecnologia. Lo stesso giorno, Avyium aveva pubblicato diverse inserzioni nell’edizione cartacea della Gazzetta dello Sport (con cui collaborava già per articoli promozionali) e aveva trasmesso alcuni suoi spot su La7. La pubblicità di tutte queste testate è gestita da CairoRCS Media.

Ci sono diverse particolarità, in tutta questa storia. Anzitutto è assai raro che una sola società colonizzi tutti gli inserti pubblicitari di un grande giornale italiano, in questo caso il Corriere della Sera: è un investimento significativo, anche in tempi in cui alcuni quotidiani fanno grossi sconti agli inserzionisti. Avyium inoltre non è un normale sito di e-commerce: è molto scarno, vende soltanto poche centinaia di prodotti, e per comprarli è necessario aderire a un sistema di abbonamenti piuttosto peculiare.

Soprattutto, la struttura della società e il suo funzionamento sembrano suggerire che Avyium adotti un modello di business che assomiglia a un cosiddetto schema di marketing multilivello, cioè un sistema legale ma discusso in cui i consumatori sono incoraggiati a procacciare nuovi clienti a cui vendere i prodotti dell’azienda, ottenendo commissioni sia dalle vendite effettuate, sia dai guadagni fatti da altri venditori da loro reclutati.

I crediti e il programma compensi
Il sito di Avyium è piuttosto povero per essere una piattaforma di e-commerce che ha appena terminato un’imponente campagna pubblicitaria e che si propone come “meglio di altri e-commerce”.

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La sezione Giocattoli contiene una decina di prodotti. La sezione Giardinaggio è addirittura vuota, così come quella Mobilità. Il sito inoltre è abbastanza lento e non contiene recensioni di alcun tipo sui prodotti disponibili: una cosa inusuale per un sito di e-commerce, che di solito presenta migliaia di prodotti.

Eppure Avyium si pubblicizza come un’alternativa ai siti di e-commerce più noti, «dinamico, innovativo, attento ai desideri e alle tendenze internazionali, capace di selezionare prodotti di appeal con qualità e caratteristiche che puntano all’eccellenza», si dice sul sito.

I prodotti di Avyium però non si possono comprare con i normali euro, ma solo attraverso dei “crediti” o “token” che si possono acquistare soltanto sul sito di un’altra azienda associata, Nexyiu. Facendo qualche ricerca risulta che Nexyiu è il sito principale di una rete che oltre ad Avyium comprende altri siti che vendono prodotti o servizi, come Nexyiu Car, Nexyiu Travel.

I “crediti” di Nexyiu si possono acquistare soltanto a blocchi da 499, o 999, o 1.999 euro. Il patto che viene offerto ai potenziali clienti è questo: comprando subito uno dei pacchetti, e pagando la somma per intero, si riceverà ogni mese per i successivi tre anni una quantità di “crediti” dal valore commerciale teoricamente superiore all’investimento iniziale.

Per esempio, chi compra il pacchetto di crediti “Smart” deve pagare immediatamente 499 euro, ma poi riceve indietro 960 crediti, scaglionati ogni mese nel corso di tre anni (secondo l’azienda, ciascun credito ha un “valore commerciale pari a 1€”). Questi pacchetti costituiscono degli “abbonamenti” che il cliente può rinnovare ogni tre anni.

Lo dice esplicitamente anche Raffaele Battisti, che sul canale YouTube dell’azienda in un video di novembre 2020 si presenta come l’amministratore delegato di Nexyiu (anche se il suo nome non è citato nei documenti dell’azienda depositati alla Camera di commercio e visti dal Post). «Io pago 499, 999 o 1.999 euro ma in realtà ho un controvalore nei tre anni superiore a quello che io ho pagato in termini di crediti», dice Battisti nel corso di un video in cui si presenta Nexyiu come un metodo per aumentare in maniera eccezionale il proprio «potere d’acquisto».

Questi “crediti” si possono spendere soltanto sui siti affiliati a Nexyiu, come l’e-commerce Avyium (quello promosso sul Corriere di martedì) o Nexyiu Car, Nexyiu Travel o Nexyiu Eventi: non possono essere convertiti di nuovo in denaro, a meno di un’esplicita richiesta del cliente (ma scoraggiata dall’azienda).

Secondo Nexyiu, tutto lo schema si basa sul potere d’acquisto di un gruppo di persone, che sarebbe superiore a quello di un singolo. Più persone investono in Nexyiu, si lascia intendere, più il sistema si ingrandirà e genererà benefici per i propri clienti e intermediari.

Come descritto dai tutorial video dell’azienda, i clienti di Nexyiu possono poi diventare “collaboratori” pagando una somma ulteriore: 50 euro. I collaboratori hanno accesso a un “programma compensi”, in cui ricevono provvigioni in denaro calcolate su quante altre persone riescono a convincere a stipulare un abbonamento (cioè a comprare un pacchetto di crediti), sulla base di un sistema a punti: gli abbonamenti più costosi valgono più punti, quelli più economici meno.

In base alla quantità di punti ottenuti, i collaboratori sono classificati in vari livelli: ai livelli più bassi si ottiene una percentuale in denaro sugli abbonamenti fatti stipulare dal collaboratore o dalle persone reclutate, mentre a quelli più alti (a cui appartiene chi fa stipulare svariate decine o addirittura centinaia di abbonamenti) Nexyiu garantisce anche una rendita fissa mensile.

La schermata di un tutorial video di Nexyiu

Marketing multilivello
Questa struttura ha diversi elementi di somiglianza con quella di un cosiddetto schema multilivello, in cui l’azienda vende prodotti e servizi direttamente ai clienti e poi li incoraggia a trovare e reclutare una propria rete di clienti a cui vendere a loro volta i prodotti, e così via. Chi riesce a creare una grande rete di clienti (che a loro volta creeranno le proprie reti) viene ricompensato dall’azienda con delle provvigioni in denaro.

Un’azienda molto nota che usa una strategia di marketing multilivello è per esempio quella che si chiama Herbalife.

Gli schemi multilivello sono considerati discutibili – benché legali – perché spesso, nonostante le promesse di guadagni lauti, «la maggior parte delle persone che vi partecipa… guadagna poco denaro o niente», come si legge in una guida ufficiale pubblicata dal governo degli Stati Uniti: chi si trova alla base della rete di vendita fatica a fare vendite soddisfacenti e a ottenere i guadagni sperati.

«Nei sistemi multilivello un certo numero di incaricati diventa professionista, riesce a fare questa attività a tempo pieno e a guadagnare anche bene», dice Luca Pellegrini, direttore del dipartimento di Business dell’università IULM di Milano. «La maggior parte dei partecipanti, invece, fa quest’attività non a tempo pieno, e difficilmente riesce a ottenere ricavi importanti».

In certi casi alcuni schemi multilivello possono essere in realtà schemi piramidali, cioè delle truffe in cui le prospettive di guadagno offerte ai clienti non dipendono dalla vendita di prodotti, ma dal reclutamento di quante più persone possibili. Questi schemi sono insostenibili e destinati a crollare, perché quando il reclutamento si ferma il flusso di soldi non è più in grado di finanziare il sistema. Lo schema a quel punto fallisce, facendo perdere a chi vi aveva investito tutto il suo denaro: in questi casi, ad arricchirsi sono soltanto i creatori dello schema e i loro collaboratori più stretti, a danno di tutti gli altri.

«Solitamente negli schemi piramidali l’azienda non fa soldi con un business di lungo periodo, grazie ai prodotti venduti dai suoi incaricati, ma vendendo direttamente agli incaricati», dice Pellegrini.

Gli schemi multilivello (legali) e gli schemi piramidali (illegali) si somigliano tra loro, e spesso molti di questi business si trovano in una zona grigia in cui è difficile distinguere gli uni dagli altri. Secondo la legge italiana (articolo 5 della legge 173/2005), la differenza tra i due sta nell’«incentivo economico»:

«Sono vietate la promozione e la realizzazione di attività e di strutture di vendita nelle quali l’incentivo economico primario dei componenti la struttura si fonda sul mero reclutamento di nuovi soggetti piuttosto che sulla loro capacità di vendere o promuovere la vendita di beni o servizi».

Nei vari video di presentazione del sistema, le persone legate a Nexyiu sono ovviamente piuttosto attente a presentare il loro business all’interno dei limiti legali, e dicono chiaramente che l’azienda sia interessata a guadagnare soltanto tramite la vendita di servizi, anche perché tutti i collaboratori devono essere anche clienti, e dunque avere un abbonamento attivo. Secondo Nexyiu, dunque, l’«incentivo economico» del suo modello di business proviene dalla vendita di prodotti e di abbonamenti, non dal solo reclutamento: e sempre secondo Nexyiu questo sarebbe dimostrato anche dalla piattaforma di e-commerce.

Nexyiu afferma anche che il sistema è sostenibile perché il meccanismo dei “crediti” per comprare prodotti e servizi è così conveniente che, una volta entrati, i clienti continueranno a rinnovare i loro abbonamenti, creando così una “garanzia di moto perpetuo”, come si dice nei video dell’azienda.

Il sistema dei “crediti” porta tuttavia ad altre stranezze. Per esempio, facendo un rapido confronto con altri siti, da Amazon a eBay, si nota che i prodotti della piattaforma di e-commerce Avyium a volte costano di più. Online alcuni utenti si lamentano anche dei prezzi esorbitanti pagati per oggetti che si possono trovare nei supermercati (un uomo dice di aver speso 19 crediti, cioè 19 euro, per un vasetto di carciofi in olio di semi).

Come nota Pellegrini, nei marketing multilivello che funzionano bene i prodotti venduti hanno effettivamente dei prezzi alti, perché la catena di distribuzione è molto lunga e tutti i membri della rete devono ottenere una percentuale di guadagno. Ma di solito si tratta anche di prodotti – non necessariamente scadenti, anzi – che non si trovano sul mercato. Alcuni esempi famosi e di successo sono l’aspirapolvere Folletto, dell’azienda Vorwerk, e i prodotti cosmetici Avon.

Nel caso di Nexyiu, però, le cose stanno diversamente, perché la gran parte dei prodotti venduti dall’azienda non hanno niente di esclusivo, e anzi si trovano sul mercato a prezzi inferiori.

Cosa si dice di Nexyiu
L’azienda esiste da oltre due anni e ha un seguito notevole: secondo dati diffusi da Nexyiu stessa nel febbraio del 2020, gli iscritti erano 18.500 e l’azienda al tempo si era fissata l’obiettivo di arrivare a mezzo milione di iscritti nel 2022 (non è chiaro se ci sia arrivata). Nello stesso periodo, Nexyiu organizzò un grosso evento promozionale a San Patrignano a cui parteciparono centinaia di persone. Attualmente la sua pagina Facebook è seguita da quasi 13 mila persone.

Nonostante questo, è piuttosto difficile trovare informazioni affidabili sul suo conto, benché sia pieno di siti che ne parlano. Su vari siti su cui è possibile rilasciare commenti e recensioni anonime, come Facebook e TrustPilot (un servizio specializzato nelle recensioni di aziende), Nexyiu ha numerose recensioni, che tendenzialmente sono o molto positive o molto negative. Si passa da persone che garantiscono di aver ottenuto lauti guadagni ad altre che dicono che dopo aver comprato un abbonamento l’azienda ha smesso di inviare i crediti mensili.
Il sito della TV belga RTL Info in un articolo del giugno 2020 aveva definito Nexyiu «uno schema piramidale come tanti».

Al contrario, se si cerca Nexyiu sui principali motori di ricerca si finisce su un sito chiamato Working Revolution che contiene soltanto informazioni positive su Nexyiu, e anche un commento, non firmato, sul perché Nexyiu non sarebbe uno schema piramidale (la smentita dell’ipotesi che si tratti di una truffa è l’argomento principale degli interventi dei difensori di Nexyiu).

Una schermata del sito Working Revolution

Contattata dal Post, Nexyiu non ha mai risposto alle domande che le sono state poste sul suo modello di business. CairoRCS Media ha fatto sapere che l’azienda non ha nulla da commentare.