Edin Dzeko e Simone Inzaghi in Inter-Atalanta (Spada/LaPresse)
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  • domenica 17 Ottobre 2021

Come sta cambiando il calcio con le 5 sostituzioni

Da quando le cinque sostituzioni sono diventate definitive, i cambi non sono più soltanto una questione di qualità

Edin Dzeko e Simone Inzaghi in Inter-Atalanta (Spada/LaPresse)

Dopo un’ora di gioco di Inter-Sassuolo, una delle partite dell’ultima giornata di Serie A, l’Inter si trovava in svantaggio di un gol e in difficoltà sia nel contenere gli avversari sia nel reagire per ribaltare il risultato. Ci è infine riuscita al 57mo minuto, dopo aver rischiato di subire un altro gol, quando ha deciso di utilizzare quattro sostituzioni delle cinque concesse facendo entrare due nuovi esterni, un centrocampista e il centravanti Edin Dzeko. Un minuto dopo, Dzeko ha segnato il gol del pareggio e l’equilibrio della partita si è capovolto. Venti minuti dopo l’Inter ha segnato il gol del 2-1 e da lì ha concluso la partita in controllo.

Questo è solo l’ultimo esempio di come la possibilità di sostituire cinque giocatori nel corso di una partita stia influenzando il calcio. Ovviamente anche prima, quando le sostituzioni erano ancora tre, la qualità dei cambi poteva fare la differenza. Soprattutto nelle partite equilibrate, e specialmente quando tra le due squadre c’era una marcata differenza nella qualità delle riserve.

Da quando però le cinque sostituzioni sono diventate definitive, non è più solo un discorso di qualità, ma anche di quantità. Le squadre hanno infatti la possibilità di cambiare metà dei loro giocatori di movimento in campo nel giro di pochi minuti: se una squadra dalla rosa più ampia – e che quindi ha buoni giocatori anche in panchina  – affronta una che non ha la stessa profondità, l’impatto può essere decisivo.

L’International Football Association Board (IFAB), l’organo internazionale che può modificare le regole del gioco del calcio, accolse la proposta della FIFA di aumentare il numero di sostituzioni nel maggio del 2020, quando i campionati di calcio erano ripresi da poco in seguito alla sospensione causata della pandemia. La proposta era stata suggerita dalla necessità di proteggere maggiormente la salute e la forma dei calciatori durante l’epidemia, visti i calendari più fitti predisposti per recuperare il tempo perso.

Le cinque sostituzioni sono state infine confermate definitivamente la scorsa estate, con il parere positivo di squadre e allenatori, ma non in tutti i campionati europei. La Premier League è tornata alle tre sostituzioni, facendo arrabbiare diversi allenatori — su tutti Jürgen Klopp e Pep Guardiola — e confermando la sua visione piuttosto conservativa sui cambi: ancora oggi permette alle squadre di portare nove giocatori in panchina, mentre in Serie A il limite è di dodici, da quasi un decennio.

(Massimo Rana – Pool/Getty Images)

Il regolamento valido anche in Serie A ora dice che le squadre possono effettuare fino a cinque cambi utilizzando però solo tre sospensioni del gioco, per non interrompere troppo spesso le partite. In tornei come la Coppa Italia è previsto un sesto cambio, da utilizzare eventualmente nei tempi supplementari.

In generale le cinque sostituzioni danno un ulteriore vantaggio alle grandi squadre con rose più ampie, ma possono fare la differenza anche per le squadre semplicemente meglio costruite. La vittoria dello Scudetto da parte dell’Inter nella passata stagione ne è un esempio, in quanto ottenuta con una rosa profonda e fatta di giocatori perfettamente intercambiabili nei ruoli più importanti. Mentre l’Inter vinceva lo Scudetto, dall’altra parte della classifica lo Spezia di Vincenzo Italiano riusciva a ottenere una salvezza inaspettata con una rosa composta da ben 39 giocatori, tutti utilizzati nel corso della stagione.

Tra le partite più importanti influenzate dalle cinque sostituzioni c’è l’ultima finale di Europa League. Lì l’allenatore spagnolo del Villarreal, Unai Emery, usò quattro delle cinque sostituzioni nei minuti finali dei tempi regolamentari, sul risultato di parità e con il Manchester United — squadra ampia e di qualità, ma tatticamente non così omogenea — più in controllo della partita. In un colpo solo Emery riuscì a capovolgere l’equilibrio della partita nei tempi supplementari e a mandare in campo gli eventuali rigoristi, che segnarono tutti e cinque nella vittoria finale ottenuta proprio ai rigori.

Nell’ultima edizione di Europa League, un torneo dove le sostituzioni possono fare la differenza più che altrove, considerando le lunghe trasferte e il livello medio delle squadre, i sostituti hanno realizzato complessivamente 100 gol, il 16,23% del totale. In media il numero di sostituzioni a partita è salito da 2,86 a 4,19 rispetto alla stagione precedente. Questo ha influito anche nel tempo medio di utilizzo per ogni giocatore, sceso dell’8 per cento.