(ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Le accuse contro Luca Morisi

Cosa sappiamo dell'indagine per cessione e detenzione di sostanze stupefacenti nei confronti dell'ex responsabile della comunicazione di Matteo Salvini

(ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Luca Morisi, per diversi anni responsabile della comunicazione e dei social network della Lega e di Matteo Salvini, è indagato dalla procura di Verona per cessione e detenzione di sostanze stupefacenti. La vicenda è da ieri al centro delle cronache politiche, anche se le scoperte dell’indagine risalgono a oltre un mese fa, quando la casa di Morisi in provincia di Verona era stata perquisita dopo che due giovani che vi avevano trascorso la notte erano stati trovati in possesso di stupefacenti. Le sostanze coinvolte, per quanto se ne sa attualmente, sono un flacone di GHB (acido gamma-idrossibutirrico), una sostanza sedativa spesso definita impropriamente “droga dello stupro“, e un piccolo quantitativo di cocaina.

A dare notizia della vicenda era stata lunedì Repubblica, ma inizialmente non erano stati pubblicati molti dettagli sui fatti e sulle accuse a carico di Morisi. Martedì sono stati pubblicati dei dettagli in più, anche se alcune cose rimangono da chiarire. Il 13 e il 14 agosto Morisi aveva organizzato una festa nella sua cascina di Belfiore, in provincia di Verona, come confermato da diversi vicini di casa. Repubblica scrive che a casa di Morisi c’era un signore di circa 50 anni, «che entra ed esce dal suo appartamento», e che tra la notte del 13 e la mattina del 14 agosto erano arrivati anche due ragazzi romeni di circa venti anni, che vivono fuori dalla provincia di Verona.

Non è chiaro in che rapporti Morisi fosse con i due giovani, ma secondo quanto detto dagli investigatori a Repubblica «si tratta di una frequentazione assolutamente saltuaria». Dopo 12 ore a casa di Morisi, i due ragazzi erano andati via in macchina, prendendo una strada provinciale. A questo punto erano stati fermati a un posto di blocco dei carabinieri, che avevano ispezionato la loro auto trovando nel portaoggetti un contenitore di vetro con dentro del liquido.

I due, scrivono i giornali citando il verbale di sequestro dei carabinieri, avevano detto subito che nel contenitore di vetro c’era GHB: una sostanza miorilassante usata anche in campo medico, la cui assunzione può aumentare la socialità e il desiderio sessuale. Può essere usata anche come sedativo con intenti criminosi, ma la diffusa definizione di “droga dello stupro” risulta in realtà molto spesso ingannevole. Le analisi sul liquido sono ancora in corso, e non è certo che si trattasse davvero di GHB.

I due giovani avevano detto ai carabinieri di aver ricevuto il contenitore con il liquido da Morisi, e gli agenti si erano quindi fatti portare al cascinale di Belfiore (sui giornali si suggerisce anche l’ipotesi che il controllo non sia stato casuale, e che ci fossero sospetti pregressi sulle attività nella casa). Qui avevano condotto una perquisizione che aveva portato alla scoperta di 2 grammi di cocaina, una quantità “modica” secondo la legge, compatibile con l’uso personale e il cui possesso viene punito come illecito amministrativo e non penale.

Per quanto riguarda il GHB, la procuratrice di Verona Angela Barbaglio ha detto che Morisi è iscritto nel registro degli indagati per supposta cessione di sostanza stupefacente, «sulla cui natura si attende ancora l’esito delle analisi». Barbaglio ha anche detto all’ANSA che i giovani fermati dai carabinieri «avrebbero parlato di un “contatto abbastanza occasionale”» con Morisi, e che «non mi pare risulti altra pregressa attività di spaccio né risulti mai indicato da nessuno come ipotetico spacciatore».

Soltanto pochi giorni fa, Morisi aveva annunciato le sue dimissioni, alimentando varie speculazioni e spiegazioni sulle sue possibili ragioni. La scoperta dell’indagine ha poi dissipato i dubbi sulle sue motivazioni. Dal 2013 era uno dei più stretti collaboratori di Salvini, e a lui erano attribuiti i grandi e controversi successi del leader leghista su Facebook, grazie a una strategia comunicativa aggressiva e spesso basata sulla divulgazione di notizie false e di attacchi razzisti. Il sistema di gestione dei social progettato da Morisi era spesso chiamato “la Bestia”.

Dopo la pubblicazione della notizia da parte dei giornali, Morisi ha diffuso una nota in cui ha detto di non aver commesso alcun reato, «ma la vicenda personale che mi riguarda rappresenta una grave caduta come uomo. Chiedo innanzitutto scusa per la mia debolezza e i miei errori a Matteo Salvini e a tutta la comunità della Lega a cui ho dedicato gli ultimi anni del mio impegno lavorativo, a mio padre e ai miei famigliari, al mio amico di sempre Andrea Paganella a fianco del quale ho avviato la mia attività professionale, a tutte le persone che mi vogliono bene e a me stesso».

Morisi ha anche detto di aver rassegnato le dimissioni dal suo ruolo nella Lega già il primo settembre. Salvini ha commentato le accuse nei confronti di Morisi con un post su Facebook in cui ha detto che «quando un amico sbaglia e commette un errore che non ti aspetti, e Luca ha fatto male a se stesso più che ad altri, prima ti arrabbi con lui, e di brutto. Ma poi gli allunghi la mano, per aiutarlo a rialzarsi. Amicizia e lealtà per me sono la vita».