(Immagine tratta dal profilo Twitter del presidente del Veneto, Luca Zaia)

L’eccezionale schiusa di tartarughe Caretta caretta a Jesolo

Da un'ottantina di uova sono nate nove tartarughine: un evento mai visto in Italia a queste latitudini

(Immagine tratta dal profilo Twitter del presidente del Veneto, Luca Zaia)

Mercoledì sera a Jesolo, in Veneto, si sono schiuse le uova di tartaruga Caretta caretta che erano state depositate sulla spiaggia della nota località balneare poco più di due mesi fa. Sebbene le Caretta caretta depongano abitualmente le uova in diverse aree del Mediterraneo e anche in Italia, è la prima volta che si osserva una loro schiusa a queste latitudini. Le cause di questo eccezionale fenomeno devono ancora essere analizzate, ma una delle ipotesi più diffuse tra gli scienziati è che c’entri il cambiamento climatico, che ha provocato il riscaldamento delle acque di questa porzione di Adriatico.

Diego Cattarossi, direttore scientifico del parco zoologico Tropicarium Park di Jesolo, ha detto al Mattino di Padova che le tartarughe appena nate sono nove.

Cattarossi era stato incaricato dal Servizio veterinario dell’azienda sanitaria locale di seguire l’incubazione delle 82 uova che erano state deposte lo scorso 9 luglio con la bassa marea, a circa 25 metri dall’acqua: negli ultimi due mesi ha lavorato con un gruppo di veterinari dell’Università di Padova e decine di volontari di varie associazioni per curare e proteggere il nido, installando tra le altre cose una barriera di protezione per impedire ai bagnanti di avvicinarsi troppo.

Cattarossi ha raccontato che le tartarughe sono uscite dalle uova nel giro di 10-15 minuti attorno alle 20 di mercoledì, quando la data presunta della schiusa aveva già superato i 60 giorni di incubazione previsti. Il suo compito, assieme ai veterinari dell’Università, è stato quello di pesare e misurare gli animali prima che si incamminassero verso il mare, un momento che ha definito «fondamentale per la specie, perché serve a memorizzare per sempre dove si trova la spiaggia della schiusa, permettendo alle femmine di tornare a deporre le uova dove sono nate».

Tutti gli animali pesavano tra i 12 e i 14 grammi e il loro carapace era lungo circa 5 centimetri.

Per facilitare l’ingresso delle tartarughe in mare gli scienziati hanno creato un corridoio di sabbia: per proteggerle e al contempo osservare il loro percorso per i primi 10-15 metri hanno utilizzato una luce rossa, in modo da non disturbare i loro occhi, posizionando invece una luce bianca in mare per attirarle nella direzione corretta.

Cattarossi ha detto che tra le altre cose era stato chiesto all’amministrazione locale di spegnere i lampioni sul tratto di lungomare dove c’era stata la schiusa proprio per evitare di disorientare i piccoli. Il loro ingresso in mare è stato seguito anche dai biologi dell’Agenzia Regionale per la Prevenzione e protezione Ambientale del Veneto (ARPAV) e dagli operatori della Capitaneria di Porto.

«Questo è il nido più a nord del mondo, una localizzazione geografica davvero peculiare», ha detto a Repubblica Sandro Mazzariol, professore associato di Anatomia patologica veterinaria all’Università di Padova e coordinatore del CERT (Cetacean strandings emergency response team), che si occupa prevalentemente di intervenire in caso di spiaggiamenti anomali di cetacei. Mazzariol ha spiegato che la Toscana è diventata «un luogo abituale di nidificazione» per le Caretta caretta e che il nido più a nord osservato in Italia finora era stato quello di Pesaro, nelle Marche, nel 2019.

Al momento gli scienziati stanno «cercando di inquadrare il fenomeno», ma secondo Mazzariol «il surriscaldamento del mare è uno dei fattori che può spiegarlo».

Una delle ipotesi più plausibili è che ci sia stata una migrazione da Sud verso Nord, dove le tartarughe hanno trovato condizioni ideali per riprodursi, sia in termini di cibo disponibile che di temperatura. Dopo questa eccezionale nidificazione in Veneto, secondo Mazzariol «bisognerà cominciare a pensare a un turismo diverso, a una nuova politica nell’uso delle spiagge, con una notevole limitazione dell’inquinamento luminoso e acustico».

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