Stelle marine girasole in una vasca dove si nutrono di cozze ai Friday Harbor Laboratories dell'Università dello stato di Washington (Dennis Wise/University of Washington)

Dobbiamo imparare ad allevare le stelle marine girasole

Le stelle marine girasole sono terrificanti, ma la loro estinzione distruggerebbe un tipo di ambiente naturale molto efficace nell'assorbire l'anidride carbonica

Stelle marine girasole in una vasca dove si nutrono di cozze ai Friday Harbor Laboratories dell'Università dello stato di Washington (Dennis Wise/University of Washington)

Tra il 2013 e il 2017 un’epidemia sconosciuta uccise il 91 per cento della popolazione globale di una specie animale, le stelle marine girasole, tra le più grosse del mondo, con 16-24 raggi e fino a un metro di diametro: ne morirono 5,75 miliardi, senza che ci si potesse fare granché.

Le stelle marine girasole non sono esattamente animali pucciosi. Nei documentari sono descritte come predatori feroci perché si muovono più velocemente delle loro prede (ricci di mare, vongole e altre stelle marine ad esempio), che non hanno scampo quando sono raggiunte da uno dei raggi. Le stelle marine girasole le ricoprono e poi le mangiano, in alcuni casi circondandole direttamente con il proprio stomaco, che possono estendere al di fuori della bocca.

Oltre che terrificanti, però, le stelle marine girasole sono anche una specie fondamentale per l’equilibrio dell’ecosistema marino lungo le coste occidentali del Nord America, il loro ambiente naturale. Ora che rischiano di estinguersi, potrebbero esserci quindi gravi conseguenze. Per questo gli scienziati dell’Università dello stato di Washington stanno cercando di allevarle in cattività, per poi poter ripopolare i fondali.

Perché le stelle marine girasole sono importanti
Le stelle marine girasole (Pycnopodia helianthoides) vivono nelle foreste di laminariali, anche note come kelp, alghe tipiche delle zone costiere degli oceani temperati e polari: si ancorano alle rocce dei fondali e crescono verticalmente, per cui creano delle vere e proprie foreste sottomarine. Sono ambienti naturali dove prosperano moltissime specie e ci interessano anche per ragioni egoistiche, diciamo: le laminariali sono piante particolarmente efficaci nell’assorbire l’anidride carbonica (CO2), il principale tra i gas che causano il cambiamento climatico.

Crescono molto e molto velocemente, per questo in poco tempo possono prendere relativamente grandi quantità della CO2 presente nel mare per usare il carbonio come “materiale da costruzione”. Inoltre quando muoiono i loro resti finiscono sui fondali oceanici, dove il carbonio rimane, invece che finire nell’atmosfera.

Il problema è che senza le stelle marine girasole anche le foreste di kelp delle coste nordamericane occidentali rischiano di sparire: in California, dove le stelle si sono praticamente estinte, le foreste di kelp si sono ridotte di più del 95 per cento dal 2014, peraltro danneggiando molto il settore della pesca locale e in particolare il commercio di abalone, un pregiato mollusco a conchiglia rigida. È successo perché in assenza delle stelle marine girasole c’è stata una enorme proliferazione di una delle loro prede principali, i ricci di mare viola, che si nutrono delle “radici” con cui le laminariali si ancorano ai fondali.

Lungo le coste della California in particolare le foreste di kelp non se la passavano tanto bene da tempo: i ricci di mare viola erano già molto aumentati fin dall’Ottocento, quando i cacciatori di pelliccia avevano quasi portato all’estinzione le lontre di mare, un’altra specie che se ne ciba. Inoltre la pesca eccessiva e l’inquinamento delle acque del secolo scorso avevano contribuito a indebolire l’ecosistema.

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Non sappiamo con esattezza cos’abbia causato la grande moria di stelle marine girasole, ma sappiamo che fu un’epidemia che colpì anche una ventina di altre specie di stelle marine.

I sintomi erano quasi più raccapriccianti delle tecniche di caccia delle stelle marine girasole: gli animali malati sembravano affetti da lebbra, lesioni sempre più grandi si diffondevano sul loro corpo, che nel tempo si disintegrava, perdendo un raggio dopo l’altro. Anche se non è ancora stato individuato il patogeno responsabile della malattia, si pensa che il suo impatto sia stato amplificato dall’anomalo aumento delle temperature marine registrato negli ultimi anni lungo le coste occidentali nordamericane.

Allevare le stelle marine girasole per salvarle
A dicembre l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha dichiarato le stelle marine girasole una specie “criticamente in via d’estinzione”, che nella classificazione dell’ente è l’ultima condizione che precede l’estinzione vera e propria. Per evitarla, due anni fa cominciò il progetto di allevamento in cattività dell’Università dello stato di Washington, in collaborazione con l’organizzazione non profit Nature Conservancy: gli scienziati dei Friday Harbor Laboratories, sull’isola di San Juan, iniziarono a studiare le stelle marine girasole per cercare di capire se reintrodurre nel loro ambiente naturale esemplari nati in cattività fosse un’idea buona e una strategia percorribile.

Nel marzo 2019 Jason Hodin, esperto di larve di animali marini e capo del gruppo di ricerca, organizzò una spedizione per procurarsi esemplari adulti di stelle marine girasole. Hodin non prevedeva di metterci molto tempo, ha raccontato a Bloomberg Green: «In passato avremmo potuto camminare lungo un molo e trovare quindici diverse stelle nel giro di tre giorni di bassa marea, senza nemmeno bagnarci». Alla fine però ci vollero sei mesi per trovare 30 esemplari.

Oggi quelle stelle marine vivono in alcuni contenitori sul retro dei Friday Harbor Laboratories e vengono nutrite con cozze coltivate in mare da un’assistente di laboratorio.

Inizialmente Hodin e i suoi collaboratori cercarono di farle riprodurre stimolandole con degli ormoni, ma mentre i maschi reagirono bene allo stimolo, le femmine no. Per questo si era deciso di percorrere la strada delle “maniere forti”: gli scienziati avevano tagliato un raggio a ogni femmina per estrarre da lì le uova, dato che ogni raggio contiene gli organi riproduttivi degli animali. Dopodiché avevano proceduto con la fecondazione in vitro delle uova.

Per quanto brutale, tutto il procedimento non era stato troppo traumatico per le stelle adulte: in natura capita spesso che gli esemplari adulti rinuncino a uno dei loro raggi per sfuggire ai predatori. Le straordinarie capacità rigenerative della specie inoltre permettono agli esemplari menomati di farsi ricrescere il raggio perso, e ai raggi abbandonati (se non vengono mangiati da qualcuno e se sono sufficientemente estesi) di dare vita a una nuova stella.

Dalle uova fecondate sono così nate migliaia di larve e a quel punto gli scienziati hanno dovuto procedere per tentativi per capire come farle crescere, non sapendo di cosa si nutrano in natura.

Larve di stelle marine girasole dopo un mese dalla nascita viste al microscopio (Dennis Wise/University of Washington)

Tutto sommato le cose sono andate bene: a fine aprile il gruppo di ricerca ha annunciato di aver ottenuto 13 giovani stelle marine girasole da altrettante larve generate un anno fa con la fecondazione in vitro. Se cresceranno ancora e raggiungeranno l’età adulta, questi animali saranno la prima generazione di stelle marine girasole nata e cresciuta in laboratorio. Dato che fino a poco tempo fa la specie era poco conosciuta, non si sa bene quanto tempo ci vorrà per avere stelle marine adulte, ma si stima saranno necessari due o tre anni.

Intanto nel laboratorio si continuano a fecondare uova e ottenere nuove larve, tenendo separate le piccole stelle di diversi stadi di crescita per evitare il cannibalismo.

Giovani stelle marine girasole di un anno di età sul fondo di un contenitore dei Friday Harbor Laboratories; ognuna è grande circa come un polpastrello umano (Kiyomi Taguchi/University of Washington

Hodin spera di poter allevare migliaia di stelle e reintrodurle negli ambienti dove i ricci di mare viola hanno proliferato.

Ci vorrà del tempo per farlo, non solo per ottenere un numero significativo di stelle, ma anche per capire a quale età sia meglio liberarle in natura. In generale per procedere con una reintroduzione e avere successo servirebbero maggiori informazioni sulle stelle marine girasole: una cosa che ancora non si sa, ad esempio, è a che età raggiungano la maturità sessuale e comincino a riprodursi. Potrebbero volerci anni per scoprirlo, dato che secondo le stime degli scienziati le stelle possono vivere fino a cinquant’anni o anche di più.

Nel frattempo però il progressivo deterioramento delle foreste di kelp potrebbe rendere più difficile una futura reintroduzione: anche se oggi ci sono centinaia di milioni di ricci di mare viola, tutti gli altri animali predati dalle stelle marine girasole – più nutrienti dei ricci – stanno diminuendo a causa della distruzione delle foreste. Nei prossimi anni insomma potrebbe non esserci più abbastanza cibo per nuove popolazioni di stelle marine.

L’altro possibile problema con la reintroduzione della specie è la stessa malattia che ha decimato la popolazione delle stelle marine girasole: finché non sapremo cosa la causa non sarà sicuro portare in mare le stelle cresciute in cattività, perché si rischierà di farle ammalare. La speranza degli scienziati è che grazie al progetto di allevamento di Hodin e colleghi si scopra anche cosa abbia causato l’epidemia.

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