• Scienza
  • giovedì 2 Settembre 2021

Quelli che pensano di curare la COVID-19 con un farmaco per cavalli

L'ivermectina è un vermifugo usato in campo veterinario, diventata negli Stati Uniti una nuova e rischiosa "falsa cura"

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Negli ultimi mesi negli Stati Uniti si è parlato molto di ivermectina, un farmaco solitamente usato per eliminare parassiti negli esseri umani, nei cavalli, nei bovini e in altri animali domestici e che – a causa della disinformazione – è ritenuto da alcuni una “cura” contro la COVID-19. Il fenomeno sta interessando migliaia di persone, che condividono informazioni sulle loro esperienze con l’ivermectina e sui modi per utilizzarne le versioni destinate all’ambito veterinario, più facili da reperire e di solito più economiche, ma con dosaggi e alcuni composti diversi da quelli per gli esseri umani.

In misura minore, il fenomeno sta interessando altri paesi. Le notizie false e i pericolosi consigli sull’ivermectina sono circolati anche in Italia. In Sardegna, per esempio, il farmaco era compreso in alcune linee guida inviate ai medici per le cure domiciliari della COVID-19, nonostante le diverse indicazioni da parte del ministero della Salute.

Le autorità sanitarie statunitensi hanno diffuso avvisi e comunicazioni per dissuadere la popolazione dall’assumere l’ivermectina, sia perché non sono stati provati benefici tra i malati di COVID-19 dopo l’assunzione, sia perché dosaggi sbagliati del farmaco possono causare gravi effetti avversi.

Il livello di esasperazione dei responsabili della salute pubblica è diventato evidente alla fine di agosto, quando la Food and Drug Administration, l’agenzia governativa che si occupa di farmaci, ha pubblicato un tweet piuttosto diretto: «Non sei un cavallo. Non sei una mucca. Davvero, piantatela». Nonostante i ripetuti avvisi e inviti, la domanda e l’interesse per il farmaco continuano a essere alti, soprattutto tra i sostenitori dei conservatori e la destra complottista statunitense, segmenti demografici in cui è più diffuso lo scetticismo verso la pandemia e la scienza.

L’ivermectina era stata introdotta in campo veterinario alla fine degli anni Settanta, quando i ricercatori avevano scoperto la sua capacità di eliminare alcuni parassiti come i nematodi dagli animali. In seguito divenne evidente che con il giusto dosaggio il farmaco potesse essere impiegato anche negli esseri umani, portando a grandi progressi nel trattamento di alcune malattie causate da parassiti. Il farmaco è solitamente disponibile in pillole, mentre per gli animali è spesso venduto sotto forma di pasta.

Nella fase in cui molti farmaci già esistenti venivano presi in considerazione come potenziale trattamento della COVID-19, alcuni ricercatori avevano sostenuto che l’ivermectina avesse buone potenzialità. Uno studio preliminare, quindi non rivisto da altri ricercatori, ne aveva suggerito l’utilità per tenere sotto controllo i sintomi causati dal coronavirus, ma la ricerca era stata ritirata a inizio agosto di quest’anno a causa di errori e incongruenze.

Nonostante le smentite per mancanza di evidenze scientifiche, il nome del farmaco aveva iniziato a circolare non solo in alcuni gruppi sui social network, ma anche tra organizzazioni di medici che si erano già distinte all’inizio della pandemia per avere sostenuto l’impiego di terapie che si erano poi rilevate inutili, se non pericolose, come quelle a base di un anti malarico, l’idrossiclorochina. Tra questi il più prominente era America’s Frontline Doctors, che nel 2020 si era fatto notare in seguito a una criticata conferenza stampa organizzata a Washington, poi ripresa dagli account social dell’allora presidente Donald J. Trump, nella quale l’idrossiclorochina era stata definita una “cura”.

America’s Frontline Doctors è vicino alla destra ed è stato fondato da Simone Gold, che lo scorso 6 gennaio aveva partecipato all’assalto al palazzo del Congresso per contestare l’elezione di Joe Biden alla presidenza degli Stati Uniti. Da circa un anno, Gold organizza conferenze e incontri in diverse città statunitensi, sostenendo teorie alternative e spesso del complotto intorno alla pandemia e ai vaccini contro il coronavirus.

Il sito del suo gruppo di medici rimanda a SpeakWithAnMD (letteralmente “parla con un medico”), un servizio online a pagamento (costa circa 90 dollari) per avere un consulto medico o per farsi prescrivere farmaci. Il sito rende possibile l’ordine dei medicinali prescritti, che vengono poi consegnati a domicilio attraverso una rete di farmacie partner dell’iniziativa. Attraverso il sito è piuttosto semplice ottenere una prescrizione per l’ivermectina o per l’idrossiclorochina, anche se nelle ultime settimane ci sono stati ritardi, forse a causa dell’alta domanda per questi prodotti.

Non riuscendo a rimediarli tramite SpeakWithAnMD, diverse persone hanno iniziato a frequentare gruppi dedicati all’ivermectina sui social network e sulle applicazioni di messaggi. Molti di questi gruppi sono facilmente reperibili attraverso il motore di ricerca interno di Facebook, che come altri social network ha ricevuto critiche per non averne limitato la diffusione, considerato che ospitano notizie false e soprattutto informazioni pericolose per la salute.

I messaggi comprendono sia segnalazioni sulle esperienze avute con l’assunzione dei preparati per i cavalli, sia consigli su dove reperire il farmaco nelle sue varie forme. Alcuni hanno segnalato di avere assunto dosaggi di ivermectina superiori a quelli consigliati, con il rischio di indurre altre persone a fare altrettanto. Una dose eccessiva del farmaco può causare irritazioni cutanee, vomito, problemi neurologici, improvvisi cali di pressione e danni al fegato.

Come ha segnalato un’inchiesta di NBC News, sui social network alcuni hanno iniziato a comunicare in modo ambiguo le loro richieste sull’ivermectina, nel dubbio di essere bloccati. Molte domande sono riferite ai dosaggi e c’è chi fa riferimento al proprio «cavallo» invece che a se stesso. Un utente ha per esempio risposto a una domanda in merito in modo creativo: «Mi identifico come cavallo e posso confermare che non ci sono effetti collaterali utilizzando i dosaggi raccomandati dai professionisti, su base settimanale. Mi piace assumere [il farmaco] accompagnato da una marmellata di fragole».

Le risposte di chi crede fermamente che l’ivermectina possa aiutare contro la COVID-19 sono spesso di questo tenore: appaiono assurde e non è sempre semplice distinguere chi fa sul serio da chi invece pubblica messaggi per farsi gioco degli altri utenti. Le versioni per animali del farmaco non hanno comunque un buon sapore e per questo diversi danno consigli su come assumerlo insieme ad altri alimenti, più che altro dolciumi.

Chi fa scorte di ivermectina è quasi sempre contrario ai vaccini e ritiene di potersela cavare, nel caso si ammalasse di COVID-19, con un vermifugo che non solo non è indicato per trattare la malattia, ma ha dosaggi diversi da quelli per gli esseri umani. Ai rischi della malattia si aggiungono quelli dell’assunzione di un farmaco non previsto dai protocolli medici e che può causare gravi effetti collaterali, mentre un’alternativa certa per ridurre i rischi di ammalarsi di COVID-19 c’è ed è da mesi tenuta meticolosamente sotto controllo durante il suo impiego: i vaccini.