(Alex Pantling/Getty Images)
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  • sabato 28 Agosto 2021

Due sport che sono solo paralimpici

Storia e regole della boccia, che ricorda un po' il curling, e del vivace goalball, che si gioca tre contro tre, con palle che possono raggiungere i 60 chilometri orari di velocità

(Alex Pantling/Getty Images)

Tra i 22 sport delle Paralimpiadi ce ne sono due che non hanno una diretta controparte olimpica. Sono la boccia, uno sport di strategia che già dal nome suggerisce la sua origine, e il goalball, uno sport di squadra dinamico che richiede forza ma anche tanta astuzia. Un po’ di regole e un po’ di altre cose, per iniziare a seguirli alle Paralimpiadi.

Boccia
Come da nome, ha diverse somiglianze con i vari sport legati alle bocce e, per restare in ambito olimpico, con il curling. Alle Paralimpiadi è uno sport riservato ad atleti con paresi cerebrale e distrofia muscolare e, a seconda delle categorie (o “classi”), il lancio delle palle con cui si gioca è fatto a mano oppure sfruttando un’apposita rampa, la cui lunghezza e pendenza viene gestita dall’atleta così da modulare il tipo di lancio.

La boccia è un gioco di strategia che si pratica (in singolo, in coppia o a squadre) su un campo rettangolare largo 6 metri e lungo poco più di 12. Per ognuno dei turni in cui è divisa la partita (4 o 6, a seconda dei casi) ogni giocatore, coppia o squadra ha a disposizione sei palle, rosse o blu. L’obiettivo è lanciarle e avvicinarsi il più possibile alla palla bianca anche nota come “jack”. Dato che le palle sono di cuoio e riempite con granuli di plastica così da poter essere prese in mano con più facilità, è possibile che, a differenza di altri giochi di bocce, possano talvolta finire (e restare) sopra alle altre.

(Peter Macdiarmid/Getty Images)

Oltre a cercare di arrivare più vicino possibile al jack si possono mettere in atto varie strategie: per esempio per allontanare dal jack le palle degli altri, o per spingerci più vicino le proprie o quelle della propria squadra. Alla fine di ogni turno si ottiene un punto per la boccia più vicina al jack, ed eventuali successivi punti per ogni altra boccia dello stesso colore che è più vicina al jack rispetto alla migliore posizionata tra quelle del giocatore, della coppia o della squadra sfidante.

Le gare della boccia saranno dal 28 agosto al 4 settembre e assegneranno medaglie in sette categorie, quattro individuali, una di squadra e due di coppia. Le categorie vanno dalla BC1 alla BC4. Nella BC1 gli atleti possono sfruttare il contributo di un assistente (che però non può influire sulle strategie di gioco), nella BC2 si gioca senza assistenti, nella BC3 si usano le rampe, posizionate con l’aiuto di un assistente che sta di spalle, così che non possa vedere il campo. La categoria BC4 è riservata ad atleti che non hanno paresi cerebrali, ma che hanno tuttavia gravi difficolta motorie.

La boccia – la cui federazione internazionale conta oltre 70 paesi affiliati – è sport paralimpico dal 1984 e nella sua storia paralimpica i paesi che hanno vinto più ori e medaglie complessive sono Corea del Sud e Portogallo. A Tokyo, gli atleti e le atlete impegnati nella boccia, in cui maschi e femmine competono indistintamente, sono più di 100. Negli ultimi anni si stanno però affermando soprattutto atleti di paesi asiatici.

Tra gli atleti più vincenti della boccia ci sono il britannico David Smith, che compete nella BC1, il greco Grigorios Polychronidis (la cui categoria è la BC3) e la canadese Alison Levine (BC4), che si è dedicata alla boccia dopo aver praticato equitazione e basket e rugby in carrozzina. Levine, che ha 31 anni e soffre da quando è adolescente di un disturbo neurologico muscolare che peggiora col passare del tempo, ha detto: «La cosa più bella della boccia è che è pensato per le persone con le disabilità più gravi. Ora, posso lanciare in autonomia con il mio braccio, ma mi conforta sapere che ci sono anche altre categorie in cui farsi aiutare da un assistente o usare una rampa. A prescindere da quel che potrò o non potrò fare, so che questo sport ci sarà».

Gary Ragland nel 1996 (GettyImages)

Gary Ragland nel 1996 (GettyImages)

– Leggi anche: Brevi storie di atleti paralimpici

Goalball
È uno degli sport di squadra di queste Paralimpiadi, ma a differenza della pallavolo paralimpica (che si gioca da seduti), del calcio a 5 per ciechi, del basket in carrozzina e del rugby in carrozzina (che per la sua intensità in passato veniva chiamato murderball) non ha un chiaro corrispettivo olimpico. Fu inventato nel 1946 per aiutare i soldati che avevano perso la vista durante la Seconda guerra mondiale – cosa che lo rende uno dei più antichi para-sport – ed è tuttora giocato da atleti parzialmente o totalmente ciechi.

Così come nel calcio a 5 per ciechi, tutti indossano però una maschera sugli occhi, così da trovarsi nella medesima condizione. E così come nel calcio a 5 per ciechi, la palla con cui si gioca fa un suono che aiuta a capire dove si trova: motivo per cui agli spettatori di questo sport è richiesto il più assoluto silenzio durante le fasi di gioco.

Il goalball è un gioco di potenza, precisione, velocità e tattica. Si gioca tre contro tre, con possibili sostituzioni, in partite con due tempi da 12 minuti effettivi ciascuno. Su un campo rettangolare lungo 18 metri e largo 9, con due grandi porte sui lati corti del campo, alte un metro e 30 centimetri. L’obiettivo è fare più gol degli avversari, provando quindi a parare i loro tiri e a non farsi parare i propri.

(Dennis Grombkowski/Getty Images)

Nel momento in cui una squadra para un tiro avversario ha dieci secondi per ritirare a sua volta la palla verso la porta avversaria. La palla pesa 1,25 chili, ha una circonferenza di circa 75 centimetri (come una palla da basket, ma pesante il doppio) e ci sono casi in cui la velocità a cui viene lanciata è vicina ai 60 chilometri orari. Ma tirare la palla il più forte possibile non è l’unica strategia: ci sono varie possibilità, tecniche e tattiche. Per capire dove si trova, ogni giocatore può sfruttare – tra le altre cose – appositi segni sul campo e, oltre a provare a sentire il suono della palla, cercare di carpire i movimenti degli avversari. Chi attacca, invece, può – tra le altre cose – fare attenzione al fare (e far fare alla palla) il minimo rumore possibile, così da complicare le cose alla difesa avversaria. Ai giocatori è però ovviamente vietato fare rumori eccessivi durante il lancio.

Il goalball (che qualcuno in Italia chiama anche pallarete) è sport paralimpico dal 1976 e nel 1992, a Barcellona, l’Italia vinse l’oro maschile. Quest’anno, tuttavia, la squadra italiana non è presente né nel torneo maschile né in quello femminile. Nella storia di questo sport, le nazionali statunitensi sono sempre state molto forti ma cinque anni fa, alle Paralimpiadi di Rio, vinsero l’oro la nazionale maschile lituana e quella femminile turca. A Tokyo, le finali del torneo maschile e femminile del goalball, le cui gare sono già iniziate, saranno il 3 settembre.