(EPA/ Fredrik Sandberg/ TT via ANSA)
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  • giovedì 19 Agosto 2021

Alle Isole Åland sono bravi a fare la pace

L'arcipelago del mar Baltico è considerato un modello nella gestione dei conflitti, per ragioni che hanno a che fare con la sua storia

(EPA/ Fredrik Sandberg/ TT via ANSA)

Lo scorso 9 giugno nell’arcipelago delle Isole Åland, nel mar Baltico, sono cominciati gli eventi legati alle estese celebrazioni per i cento anni dell’autonomia del territorio, che ricorreranno il 9 giugno del 2022. Le Isole Åland sono una provincia autonoma della Finlandia, ma fino a un secolo fa facevano parte della Svezia: sono considerate un esempio di territorio demilitarizzato ed efficiente nella risoluzione dei conflitti e sono prese a modello per la risoluzione di varie crisi internazionali, dopo che cent’anni fa furono al centro di un complesso intervento diplomatico, che sancì il loro status piuttosto peculiare.

L’arcipelago delle Åland è formato da più di 6.500 isole, isolotti e scogli sparsi nel tratto di mar Baltico che separa la costa sud-occidentale della Finlandia da quella orientale della Svezia. Formalmente dipende dalla Finlandia, ma ha il suo governo provinciale e una sua assemblea legislativa, così come una sua bandiera, un suo francobollo e un suo dominio internet. A livello culturale, invece, è molto più vicino alla Svezia, tanto da essere l’unica provincia finlandese in cui la sola lingua ufficiale sia lo svedese (in Finlandia sono lingue ufficiali sia il finlandese che lo svedese).

Le Åland sono un territorio neutrale e al contrario della Finlandia non c’è l’obbligo del servizio militare, ma la loro storia non è sempre stata così armoniosa.

Le Isole Åland hanno storicamente fatto parte della Svezia, però nel 1809 furono cedute all’Impero Russo, che le integrò nel Granducato di Finlandia. Col Trattato di Parigi del 1856, dopo la fine della Guerra di Crimea – combattuta tra l’Impero Russo, da un lato, e l’alleanza tra Francia, Gran Bretagna, Impero ottomano e regno di Sardegna, dall’altro – l’arcipelago venne demilitarizzato, ma continuò a essere conteso.

Le cose cominciarono a cambiare dal 1917, quando la Finlandia dichiarò la sua indipendenza dalla Russia: alle Åland prese piede un movimento nazionalista che avrebbe voluto la riunificazione con la Svezia, da cui derivavano la lingua e la cultura locali; la Finlandia però si rifiutò di cedere il territorio.

In seguito alle tensioni tra i due paesi fu interpellata la Società delle Nazioni, l’organizzazione intergovernativa che era stata fondata nel 1920 per impedire l’inizio di una nuova guerra mondiale: con un accordo raggiunto nel 1921 fu deciso che le Åland sarebbero diventate un territorio autonomo sotto la sovranità finlandese, a patto che l’arcipelago non venisse usato per scopi militari e che la Finlandia garantisse il diritto della popolazione di mantenere la lingua e la cultura svedese.

L’assemblea delle Isole Åland si riunì nel capoluogo Mariehamn per la prima volta il 9 giugno del 1922, giornata in cui si festeggia l’autonomia del territorio e in cui si terranno le celebrazioni del suo centenario.

Se oggi l’arcipelago è considerato un modello di cooperazione a livello mondiale lo si deve anche agli sforzi degli abitanti e alla loro volontà di cooperare, come ha raccontato a BBC Sia Spiliopoulou Åkermark, direttrice del centro studi Istituto di Pace delle Isole Åland (AIPI), che si occupa di promuovere strategie di risoluzione di conflitti e ha sede proprio a Mariehamm.

Roger Nordlund, membro sia dell’assemblea alandese che del consiglio direttivo dell’AIPI, ha detto a BBC che sebbene adesso le Isole Åland siano un posto «molto pacifico» e con «una popolazione prospera e felice» ci sono voluti alcuni decenni prima che i residenti accettassero il compromesso politico-culturale. L’atto relativo all’autonomia del territorio del 1921 è stato rivisto altre due volte, nel 1951 e nel 1991, e Nordlund ha spiegato che i residenti hanno lavorato insieme attivamente per migliorarlo.

Dopo un lavoro lungo e faticoso, oggi tuttavia le Åland sono considerate un modello a livello internazionale, e numerosi politici e ricercatori le hanno prese a esempio per cercare soluzioni a vari conflitti. Tra le altre cose, negli anni Novanta hanno ospitato discussioni e incontri tra le varie parti del conflitto nordirlandese, che hanno poi costituito la base di quello che poi sarebbe diventato l’accordo del Venerdì Santo.

Altri abitanti del posto sentiti sempre da BBC sostengono che l’arcipelago sia un esempio di cooperazione perché le persone sono consapevoli dei punti di forza e delle debolezze del territorio, e pertanto devono adottare necessariamente un comportamento positivo e collaborativo.

Una di queste è Ester Laurell, che ha lavorato con un team internazionale per estendere anche alle Isole Åland un itinerario di turismo sostenibile che si sviluppa attorno alle vicende di Olav II, che fu re di Norvegia dal 1015 al 1028 ed è considerato santo e martire sia dalla Chiesa cattolica che da quella ortodossa. Laurell ha detto che tra gli alandesi «c’è uno spirito di interesse e sostegno reciproco (…). Se viviamo su queste isole dobbiamo cooperare, perché ci sono situazioni in cui altrimenti non sopravviveremmo», ha commentato.

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