(AP Photo/Rahmat Gul)
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  • mercoledì 18 Agosto 2021

È lui, Zabihullah Mujahid?

L'uomo che martedì ha condotto la conferenza stampa dei talebani si è presentato con questo nome, ma molti credono si tratti di uno pseudonimo usato da diverse persone

(AP Photo/Rahmat Gul)

Per molti giornalisti e analisti che si occupano di Afghanistan da tempo, la storica conferenza stampa con cui i talebani hanno annunciato le proprie intenzioni dopo avere riconquistato il paese aveva un motivo in più di interesse: l’uomo che ha condotto la conferenza stampa, che si è presentato come Zabihullah Mujahid.

Da circa quindici anni Mujahid è uno dei portavoce ufficiali dei talebani, ma nessun giornalista lo aveva incontrato dal vivo, e quella di ieri è stata la prima conferenza stampa della sua carriera. «Il misterioso portavoce è finalmente uscito allo scoperto», ha commentato Paul Workman, ex corrispondente in Asia della tv di stato canadese. «Ci ho parlato e scambiato messaggi molte volte, ma oggi è la prima in cui lo vedo dal vivo», ha scritto il giornalista del New York Times Sharif Hassan.

Non tutti però sono convinti che l’uomo apparso ieri davanti a decine di videocamere e macchine fotografiche sia davvero Zabihullah Mujahid. O che Zabihullah Mujahid sia il suo vero nome.

(AP Photo/Rahmat Gul)

Per anni i membri dei talebani sono stati l’obiettivo degli eserciti di mezzo mondo, e per certi versi lo sono ancora, ma questo non ha mai impedito loro di coltivare estesi rapporti con la stampa occidentale. Omar Sharifi, antropologo ed ex direttore dell’American Institute of Afghanistan Studies di Kabul, ha spiegato che l’origine di questo approccio risale agli anni Ottanta, quando diversi leader islamisti che si opponevano all’occupazione sovietica dell’Afghanistan crearono ciascuno un personale ufficio stampa per legittimarsi agli occhi dei media occidentali – abituati ad avere a che fare con i portavoce delle istituzioni nazionali e internazionali – e per disseminare meglio il proprio messaggio.

Il nome di Zabihullah Mujahid è legato ai talebani da molti anni, ha raccontato Lyse Doucet, storica corrispondente di BBC, «ma per anni è circolata la voce che fosse un nome falso, oppure che esistessero diversi Zabihullah». Non era soltanto una congettura fra giornalisti. Nel 2019 il giornalista Mat Nashed, che si occupa soprattutto di Medio Oriente, ha scritto su OZY che per un certo periodo i funzionari dell’intelligence americana parlavano di Zabihullah Mujahid come uno pseudonimo usato dall’ufficio stampa dei talebani con sede in Pakistan, a cui lavoravano varie persone.

Secondo loro, spiega Nashed, non era possibile che un addetto stampa, per quanto bravo e industrioso, potesse rimanere in contatto con così tanti giornalisti e gestire gli svariati siti e account sui social media legati alla leadership dei talebani. Il solo account Twitter di Zabihullah Mujahid, attivo dal 2017, ha postato finora circa 30mila tweet, cioè in media una ventina al giorno, cosa che per esempio lo rende il portavoce dei talebani più attivo sui social (oggi esistono almeno altri due portavoce ufficiali, col nome di Yousef Ahmadi e Suhail Shaheen).

Per qualcuno il fatto che Zabihullah Mujahid sia un nome falso è più di un sospetto. Il giornalista afghano Mokhtar Wafayi si dice certo che sia uno pseudonimo, e ha raccontato a OZY che la voce di Zabihullah Mujahid è cambiata più volte nel corso degli anni, così come il suo numero di telefono: ogni volta però Mujahid o chi per lui si premurava di fornire a Wafayi il nuovo numero.

Anche le testimonianze sullo stile comunicativo di Zabihullah Mujahid sono assai diverse. La giornalista di BBC Yalda Hakim ricorda di avere ricevuto in passato «messaggi da fondamentalista radicale, da persona assetata di sangue». Un altro giornalista di BBC, John Simpson, ha descritto Zabihullah Muhajid come una persona «relativamente moderata e piacevole». L’uomo che si è presentato ieri in conferenza stampa a Kabul può essere descritto come una via di mezzo fra queste figure: ha parlato in maniera chiara dei passaggi dei prossimi giorni, alcuni dei quali piuttosto minacciosi, ma senza cercare di compiacere i giornalisti presenti.

Nel 2009 CNN trasmise il video di un’intervista del giornalista Nic Robertson a una persona che si era descritta come Zabihullah Muhajid, che aveva accettato di parlare a volto coperto. Poco dopo però alcuni giornalisti afghani furono contattati da una persona che diceva di essere il vero Zabihullah Muhajid, e che l’intervista con CNN era stata condotta da un impostore.

Nel 2011 Robertson raccontò al New York Times che l’uomo che aveva intervistato aveva una trentina d’anni, o forse meno, ed era alto più di un metro e ottanta. Il New York Times allora chiese alcune informazioni personali alla persona che conosceva come Zabihullah Muhajid, il quale rispose di essere «un uomo di mezza età, sposato e con molti figli». Parlando col New York Times un analista dell’intelligence statunitense ha ipotizzato che l’uomo intervistato da Robertson fosse solo una delle persone che usavano lo pseudonimo Zabihullah Muhajid, definito un impostore perché l’intervista con CNN non era stata concordata con i suoi superiori.

L’unica certezza intorno a Zabihullah Muhajid è che le sue dichiarazioni vadano prese con le molle. In passato è stato accusato di avere mentito sul numero e l’identità delle persone uccise dai talebani per ragioni di propaganda, e un ex portavoce della NATO in Afghanistan ha spiegato al New York Times che in base alla sua esperienza per i talebani «i fatti non sono davvero importanti».