Afghani in coda per ritirare i soldi in banca. Kabul, 15 agosto 2021 (AP Photo/Rahmat Gul)
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  • domenica 15 Agosto 2021

La caduta di Kabul, per immagini

Gli elicotteri sui tetti dell'ambasciata americana, i video dei talebani in città, il traffico per le strade, l'assalto ai centri per ottenere un visto e lasciare il paese

Afghani in coda per ritirare i soldi in banca. Kabul, 15 agosto 2021 (AP Photo/Rahmat Gul)

Nelle ultime ore i talebani sono arrivati a Kabul, completando la riconquista dell’Afghanistan iniziata ormai mesi fa e accelerata dopo l’inizio del ritiro dei soldati americani dal paese. Le notizie che arrivano oggi da Kabul sono per lo più confuse, ma per certi versi ricche, visto che nella capitale sono concentrati la maggior parte dei giornalisti stranieri in Afghanistan, molti dei quali stanno lasciando proprio ora il paese.

Già da questa mattina era iniziata l’evacuazione del personale straniero (diplomatici, giornalisti e militari) da Kabul (i cittadini italiani saranno evacuati su un volo alle 21.30). Secondo alcuni analisti, tra cui Thomas Joscelyn, del sito specializzato Long War Journal, gli Stati Uniti avrebbero cercato «disperatamente di convincere i talebani a risparmiare il loro personale e la loro ambasciata, offrendo soldi e altri incentivi per permettere agli americani di completare il loro ritiro».

Tra le prime immagini più commentate ci sono state quelle degli elicotteri militari che evacuavano il personale rimasto nell’ambasciata americana.

Un elicottero militare Chinook vola vicino al tetto dell’ambasciata americana a Kabul, in Afghanistan, durante l’evacuazione del personale diplomatico rimasto (AP Photo/Rahmat Gul)

Le immagini sono state molto riprese in particolare per una frase pronunciata dal presidente americano Joe Biden il mese scorso. L’8 luglio, tre mesi dopo avere fissato la data per il ritiro completo dei soldati statunitensi dall’Afghanistan, Biden disse: «I talebani non sono l’esercito nord vietnamita. Non sono nemmeno lontanamente comparabili in termini di forza e capacità. Non vedremo persone evacuate dal tetto dell’ambasciata statunitense in Afghanistan. Non si possono assolutamente fare paragoni».

Biden si riferiva alla nota e raccontata evacuazione dell’ambasciata americana a Saigon negli ultimi giorni della guerra in Vietnam, alla fine dell’aprile 1975, quando i nord vietnamiti entrarono in città. Fu un episodio significativo, perché divenne in qualche modo uno dei simboli del disastro degli americani in Vietnam, nella guerra forse più traumatica combattuta dagli Stati Uniti negli ultimi decenni.

Durante le operazioni di evacuazione, si è cominciata a vedere una colonna di fumo salire dall’edificio dell’ambasciata americana: secondo due funzionari americani citati da Associated Press, il fumo sarebbe stato prodotto dalla distruzione di documenti considerati sensibili e riservati che si trovavano all’interno dell’ambasciata.

Fumo proveniente dall’edificio che ospita l’ambasciata americana a Kabul (AP Photo/Rahmat Gul)

Da questa mattina a Kabul si sono viste scene di confusione e paura, iniziate quando era diventato evidente che l’entrata in città dei talebani sarebbe avvenuta nel giro di poche ore.

Inizialmente i talebani avevano diffuso un comunicato dicendo che avrebbero aspettato alle porte della città finché non si fosse trovato un accordo per un trasferimento dei poteri dal governo guidato dal presidente Ashraf Ghani ai leader del gruppo. Nel comunicato si prometteva anche che non sarebbero state compiute ritorsioni contro i civili e i militari, e che tutti erano «perdonati»; si ordinava alla popolazione di stare in casa. Era però stato chiaro fin da subito che le cose sarebbero andate diversamente e poco dopo si sono iniziati a vedere miliziani talebani per le strade della città.

Uno dei primi a raccontarlo è stato il corrispondente di Sky News, Stuart Ramsey, che parlando dal suo hotel ha visto un gruppo di combattenti apparentemente non armati e con in mano la bandiera bianca dei talebani. A un certo punto del servizio, Ramsay ha detto, facendo una risata un po’ nervosa: «Speriamo che vadano avanti per la loro strada, e superino il nostro hotel». È andata così.

Poco prima Jane Ferguson, corrispondente della PBS, la televisione pubblica americana, aveva pubblicato un video di un gruppo di talebani che marciavano in una strada di Kabul, diretti verso il palazzo presidenziale. Anche in questo caso i talebani intonavano slogan e sventolavano la loro bandiera, ma sembravano non armati (il video potrebbe essere stato girato dallo stesso hotel di Ramsay).

La notizia dell’arrivo dei talebani ha provocato molta agitazione tra la popolazione locale.

Migliaia di persone sono corse in banca a ritirare i loro risparmi. Per tutta la mattina si sono susseguiti racconti di agenti di polizia che si sono tolti le uniformi per indossare vestiti civili, e non subire le ritorsioni dei talebani. Richard Engel, giornalista di NBC News, ha scritto che alcuni testimoni hanno raccontato che erano state persone comuni, e non talebani, ad entrare nelle stazioni di polizia di due quartieri di Kabul sequestrando varie armi: «Un segno di come le forze di sicurezza siano completamente collassate», ha scritto Engel.

In uno dei video più circolati su Twitter, si vede un traffico incredibile per le strade della città, provocato dalle moltissime persone che stavano cercando di raggiungere la loro casa.

Un po’ di confusione si è vista anche all’aeroporto internazionale di Kabul, dove chi ha potuto ha cercato di prendere un aereo per lasciare il paese.

Non hanno potuto farlo tutti, ovviamente, ma solo quelli con buone risorse economiche e la possibilità di avere un visto e un posto dove andare: «Questi sono i fortunati. Mi è stato detto, non vogliamo andarcene ma non abbiamo scelta, dobbiamo sopravvivere e devono sopravvivere i nostri figli», ha raccontato Yalda Hakim, corrispondente di BBC.

Il giornalista Richard Engel ha pubblicato una foto che mostra la situazione questa mattina in un centro per l’emissione di visti per andare negli Stati Uniti. Engel ha scritto: «Storie di disperazione. Molti sono venuti da me piangendo».

Un’altra immagine che è circolata molto mostra un uomo mentre copre un murale a Kabul in cui era raffigurata una donna. Non è chiaro dove sia stata esattamente scattata, né se la decisione di coprire il murale fosse collegata all’arrivo dei talebani, che negli anni in cui rimasero al potere tolsero moltissime libertà alle donne. L’immagine, comunque, è rapidamente diventata un simbolo di quello che verrà, e di quello che potrà tornare a essere a Kabul quando i talebani si insedieranno al palazzo presidenziale.

La disperazione di chi si oppone a un nuovo regime dei talebani è evidente nelle parole dell’importante e nota regista afghana Sahraa Karimi, che sul suo profilo Twitter ha pubblicato diversi messaggi, tra cui questo: «I talebani hanno circondato Kabul, sono andata in banca a ritirare del denaro, ma avevano chiuso ed evacuato il personale. Non posso credere che stia accadendo, che è successo». E ha aggiunto: «A tutte le persone di questo grande mondo, per favore non rimanete in silenzio, sono venuti per ucciderci».

Oltre al personale diplomatico, è iniziata anche l’evacuazione dei giornalisti stranieri che si trovavano a Kabul, o nei dintorni, per raccontare l’avanzata dei talebani. Yaroslav Trofimov, esperto e informato giornalista del Wall Street Journal, ha pubblicato una foto dell’evacuazione di personale civile e militare, scattata questa mattina, con la scritto: «Finisce così».

Un messaggio simile è stato pubblicato dalla giornalista italiana Francesca Mannocchi, che si trovava a Kabul per l’Espresso, e che negli ultimi giorni aveva scritto diversi articoli che già raccontavano dell’inevitabilità di quello che stava succedendo. Mannocchi ha pubblicato una foto a bordo di un elicottero, che dice: «Aeroporto di Kabul. Evacuazione. Game over».

Col passare delle ore la situazione all’aeroporto di Kabul è peggiorata e non è chiaro se sia ancora garantita la sicurezza di chi sta cercando di lasciare il paese. Un video molto impressionante mostra alcune persone cercare di salire disordinatamente a bordo di un un C-17, un aereo militare. Per il momento non ci sono informazioni più dettagliate.

E un altro.

 

Non è chiaro chi dei politici afghani sia rimasto a Kabul, e chi invece sia già uscito dal paese. Nel primo pomeriggio è arrivata la conferma che il presidente Ashraf Ghani era scappato, probabilmente diretto in Tagikistan. La fuga di Ghani è stata molto commentata e criticata, perché fino a poco prima il presidente aveva parlato di difendere Kabul e resistere all’avanzata dei talebani. Sembra che sia stata una notizia inaspettata anche per alcuni ministri del suo governo. Rangina Hamidi, ministra dell’Istruzione, ha detto di essere rimasta «scioccata», perché non si aspettava la fuga e perché «aveva piena fiducia in lui».

Poco dopo le 22 ora locale Al Jazeera Arabic ha trasmesso le prime immagini dei talebani dentro al palazzo presidenziale di Kabul, nella sala dove l’ex presidente Ghani riceveva i diplomatici stranieri.

Durante la diretta televisiva alcuni talebani hanno prima accantonato e poi ripiegato la bandiera ufficiale afghana, rossa nera e verde. La bandiera dei talebani, che ha alcune scritte in nero su sfondo bianco, viene sventolata da domenica mattina dai miliziani che hanno conquistato la città.