Soldati ruandesi in partenza per il Mozambico il 10 luglio (AP Photo/Muhizi Olivier)
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  • venerdì 30 Luglio 2021

In Mozambico potrebbe cominciare una guerra

Contro una milizia islamista che minaccia i giacimenti di gas naturale: stanno intervenendo anche soldati dai paesi vicini

Soldati ruandesi in partenza per il Mozambico il 10 luglio (AP Photo/Muhizi Olivier)
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La scorsa settimana nei dintorni della cittadina di Palma, nel nord del Mozambico, il gruppo terroristico islamista Ahlus Sunna wal Jamaa, che alcuni sostengono abbia collegamenti con lo Stato Islamico, si è scontrato per la prima volta contro i soldati del contingente internazionale inviato per stabilizzare la regione dopo mesi di violenze. Lo scontro, in cui sarebbero morti almeno 30 membri del gruppo, ha avviato una nuova fase nel conflitto in Mozambico, più violenta, che potrebbe peggiorare ulteriormente nei prossimi mesi, quando si espanderanno le operazioni del contingente.

Il Mozambico è oggetto di importanti attacchi da parte di Ahlus Sunna wal Jamaa da oltre un anno. Non si tratta soltanto di attacchi terroristici, ma anche di una guerra di insurrezione che punta a conquistare parti del territorio, soprattutto nella provincia settentrionale di Cabo Delgado. Lo scorso agosto, il gruppo aveva preso il controllo della cittadina di Mocímboa da Praia, mentre a marzo aveva avviato un attacco contro Palma, un’altra cittadina portuale che era riuscito a invadere, costringendo decine di migliaia di persone a fuggire.

Il governo del Mozambico per mesi si era rifiutato di chiedere l’aiuto internazionale, e aveva cercato di reagire impiegando l’esercito e assoldando milizie di mercenari armati. Gli sforzi però erano stati in buona parte inutili: benché Palma fosse stata in parte liberata dalle milizie, la situazione continuava a essere molto instabile. In tutto erano morte almeno 3.000 persone e nella sola Cabo Delgado più di 800 mila persone erano state costrette a lasciare le loro case. Alla fine il governo aveva dovuto chiedere aiuto ai paesi vicini.

Palma e la provincia di Cabo Delgado hanno anche un grande valore sia per il governo del Mozambico sia per la comunità internazionale, perché al largo delle coste si trova un grande giacimento di gas naturale dal valore stimato di 60 miliardi di dollari. Palma in particolare è a 10 chilometri appena dalle infrastrutture di un grande progetto estrattivo della compagnia petrolifera francese Total, che ha fatto un investimento complessivo di 20 miliardi di dollari nella regione. Dopo l’attacco di marzo a Palma, Total interruppe per alcuni mesi i lavori, per poi riprenderli di recente.

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Il primo intervento della comunità internazionale è arrivato a inizio luglio dal Ruanda, che ha inviato in Mozambico 1.000 persone tra soldati e poliziotti per contribuire a recuperare il controllo della regione. Le forze ruandesi hanno cominciato a operare assieme all’esercito del Mozambico, e sono state loro che la settimana scorsa si sono scontrate con i miliziani di Ahlus Sunna wal Jamaa.

Nelle ultime settimane inoltre la Southern African Development Community (SADC), un’organizzazione che riunisce i paesi dell’Africa meridionale, ha promesso l’invio in Mozambico di 3.000 soldati provenienti da Sudafrica, Angola, Tanzania, Botswana e Zimbabwe. I soldati sarebbero dovuti arrivare il 15 luglio, ma il loro arrivo è stato posticipato sia perché l’accordo non è ancora stato concluso sia perché il Sudafrica, che dovrebbe mandare il grosso dei soldati, è impegnato nella gestione di violente proteste al suo interno. I primi contingenti della SADC stanno arrivando soltanto in questi giorni: poco più di 300 soldati dallo Zimbabwe, a cui se ne dovrebbero aggiungere 1.500 dal Sudafrica.

La SADC inoltre ha visto come una provocazione l’intervento delle truppe del Ruanda, che non fa parte dell’organizzazione.

In Mozambico sono presenti anche piccoli distaccamenti di truppe di paesi occidentali, in particolare del Portogallo, che è l’ex dominatore coloniale del Mozambico. Questi soldati però hanno soltanto funzioni di addestramento dell’esercito locale.

Il fatto che il conflitto in Mozambico si stia internazionalizzando preoccupa alcuni analisti, che temono la possibilità di un aumento delle violenze. Dino Mahtani, un esperto di Mozambico che lavora al centro studi International Crisis Group, ha detto al Guardian che se le autorità locali «pensano di poter sconfiggere e smantellare facilmente il gruppo [Ahlus Sunna wal Jamaa, ndr] potrebbero trovarsi in una guerra impossibile da vincere».

Negli scorsi anni in Africa sono state avviate numerose missioni internazionali contro insurrezioni di gruppi radicali islamisti spesso affiliati allo Stato Islamico o al Qaida, per esempio in Mali o in Somalia. Finora queste missioni hanno avuto un successo limitato: non sono riuscite a sconfiggere le milizie locali e anzi hanno alzato la portata dello scontro, spesso portando con sé ulteriori violenze.

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Ahlus Sunna wal Jamaa è un gruppo attivo in Mozambico a partire dal 2015, che ha acquisito sempre più uomini e mezzi negli ultimi anni. Il gruppo viene chiamato localmente anche con il nome di al Shabaab, termine arabo che significa “gioventù”, ma non ha niente a che fare con il gruppo terroristico somalo al Shabaab. Secondo il dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Ahlus Sunna wal Jamaa farebbe parte della provincia dello Stato Islamico nell’Africa centrale (cioè del gruppo affiliato all’ISIS in questa zona), ma molti analisti contestano questa attribuzione.