Un pacchetti di semi di pomodoro proveniente dalla Cina (Washington State Department of Agriculture)

C’è una nuova, deludente teoria dietro la “truffa dei semi”

L'Atlantic dice di avere trovato la spiegazione a una strana storia americana dell'anno scorso, banale eppure un po' incredibile

Un pacchetti di semi di pomodoro proveniente dalla Cina (Washington State Department of Agriculture)

Nel luglio del 2020, migliaia di persone negli Stati Uniti avevano segnalato alle autorità di aver ricevuto per posta pacchetti di semi che sostenevano di non aver mai ordinato. A giudicare dalle etichette di spedizione, la maggior parte proveniva dalla Cina, cosa che aveva portato alcuni a collegare i semi al coronavirus e a formulare teorie complottiste. Il Dipartimento di Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) aveva ipotizzato che si trattasse di un tipo di truffa abbastanza comune nel mondo dell’e-commerce che in inglese è chiamato brushing scam (“truffa di facciata”): non era mai successo, però, che una truffa di questo tipo arrivasse a coinvolgere un numero così grande di persone.

Circa un anno dopo, il giornalista americano Chris Heath ha pubblicato sull’Atlantic una lunga ricostruzione di tutta la vicenda. La spiegazione dei fatti a cui arriva Heath non ha niente a che vedere con le teorie complottiste comparse sui social network ma neanche con la truffa ipotizzata dalle autorità americane. E, per quanto documentata, risulta piuttosto incredibile.

Secondo la ricostruzione di Heath tutto cominciò nel Regno Unito all’inizio del giugno del 2020, quando una persona pubblicò su un gruppo Facebook dedicato al giardinaggio un post in cui raccontava di aver ricevuto dei semi mai ordinati. Un’altra persona rispose che le era successa la stessa cosa e altre a seguire. A luglio la notizia arrivò sul Daily Mail, un tabloid britannico noto per il suo approccio sensazionalistico e non particolarmente accurato alle notizie. Negli Stati Uniti le autorità cominciarono a preoccuparsi del fenomeno i primi giorni di luglio, anche se alcune delle segnalazioni che arrivarono in quei giorni raccontavano fatti risalenti ai primi di giugno. La notizia arrivò sui giornali americani alla fine del mese di luglio.

A inizio agosto negli Stati Uniti l’USDA fece una riunione di emergenza con i dipartimenti di agricoltura dei singoli stati, per capire come tenere traccia delle migliaia di pacchetti di semi ricevuti nel paese. In alcuni stati i call center degli uffici di riferimento per questo genere di casi furono intasati per giorni e le loro pagine Facebook furono inondate di commenti di persone che non sapevano cosa fare con i semi e si dicevano spaventate. Fin dall’inizio l’USDA aveva invitato chiunque avesse ricevuto semi sospetti a casa a non piantarli e non mangiarli, ma a spedirli alle autorità locali competenti per contribuire alle indagini. Da allora l’USDA ha raccolto più di 19mila pacchetti di semi.

Le indicazioni dell’USDA suscitarono preoccupazione in alcune persone, che cominciarono a temere che i semi potessero portare malattie, probabilmente perché suggestionate dalla pandemia in corso. In quei giorni sui social network si diffusero diverse teorie anche molto fantasiose: alcuni parlarono di “bioterrorismo”, altri scrissero online che si trattava di un test della Cina per verificare gli indirizzi a cui mandare false schede elettorali per il voto a distanza, e boicottare in questo modo i risultati delle elezioni presidenziali che si sarebbero tenute a novembre.

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Il timore delle istituzioni invece era più che altro che i semi ricevuti per posta potessero introdurre nel paese specie di piante invasive o nuove malattie dei vegetali, ma si scoprì dopo poco che i semi esaminati appartenevano a specie già presenti negli Stati Uniti, e dunque non dannose per l’ambiente.

Si ipotizzò quindi che si trattasse di una brushing scam. Per aumentare la propria visibilità, un venditore che si appoggia alle grandi piattaforme di e-commerce (come Amazon, eBay, Aliexpress, Etsy e altre) deve avere un elevato numero di vendite e recensioni. Per questo, alcuni venditori assoldano altre persone (i cosiddetti brushers) per creare falsi profili legati a indirizzi reali di altri paesi, e usarli per fare ordini dai negozi dei commercianti. Il fine ultimo è che i brushers facciano ai venditori recensioni positive (che diventano attendibili perché collegate a vere spedizioni a tanti indirizzi diversi), migliorando la loro reputazione online. Si usano i semi perché sono prodotti di poco valore e leggeri, cosa che permette di risparmiare sui servizi postali. Molti di quelli che ricevettero i semi l’estate scorsa avevano ordinato semi in passato, cosa che fece pensare che fossero stati scelti dai brushers proprio per questo motivo.

Il brushing quindi è un tipo di truffa che non danneggia le persone che ricevono i pacchetti, bensì le piattaforme che ospitano i venditori, e che senza accorgersene si ritrovano a “premiare” i venditori che imbrogliano. Per questo, per capire come fosse andata veramente la storia della “truffa dei semi”, Chris Heath decise di chiedere direttamente ad Amazon, il primo e-commerce negli Stati Uniti. L’estate prima, Amazon aveva dichiarato che dalle sue verifiche risultava che i pacchetti di semi arrivati in quei giorni riguardavano vecchie spedizioni in ritardo. A settembre, per evitare ulteriore panico, aveva vietato la vendita di semi dall’estero verso gli Stati Uniti.

Heath scrive che quando contattò Amazon lo scorso marzo si aspettava di sentire una spiegazione diversa, ma che la risposta che gli fu data fu esattamente la stessa, e cioè che i pacchetti arrivati a giugno e luglio non avevano niente a che fare con una truffa, ma che erano ordini che gli utenti avevano fatto mesi prima arrivati in ritardo a causa dei problemi logistici dovuti al lockdown.

Inizialmente Heath rimase scettico rispetto al fatto che questa potesse essere la spiegazione dietro alle migliaia di pacchetti misteriosi segnalati all’USDA: com’era possibile che tutte quelle persone avessero ordinato dei semi dalla Cina e poi lo avessero rimosso, al punto da pensare di essere vittime di una truffa e segnalarlo alle autorità? Dal momento che Heath aveva intervistato diverse persone nel tentativo di ricostruire tutta la storia, decise di sottoporre ad Amazon alcuni di quei casi per vedere se effettivamente si trattava di vecchi ordini.

Scoprì che tutte le persone con cui aveva parlato e che pensavano di aver ricevuto i pacchetti di semi senza averli ordinati avevano in realtà fatto un ordine a marzo o aprile. In quei primi mesi di lockdown, molte più persone del solito avevano fatto acquisti online e molti avevano cominciato a dedicarsi al giardinaggio: la Home Garden Seed Association, un’associazione americana che promuove il giardinaggio a partire dalla coltivazione dei semi, ha detto a Heath che in quei mesi l’acquisto di semi era cresciuto di 8/10 volte.

Heath racconta di aver cercato almeno una persona che potesse smentire questa ipotesi, e quindi che non avesse mai ordinato semi nei mesi precedenti, senza trovarla. Dice di aver ricostruito varie storie e di aver trovato molte discordanze tra l’una e l’altra: in alcuni casi i pacchetti non arrivavano dalla Cina ma da Uzbekistan o Kirghizistan, in altri casi i pacchetti non contenevano i semi ordinati, in altri casi ancora gli ordini non erano stati fatti su Amazon, anche se la maggior parte sì. Alcuni dei negozi online di Amazon da cui erano stati ordinati i semi avevano moltissime recensioni negative che lamentavano il fatto che la spedizione non fosse mai arrivata. Heath ha scritto che «quel che è certo è che, per ogni caso che siamo stati in grado di ricostruire per intero, abbiamo trovato una connessione convincente tra un pacchetto misterioso e un precedente ordine».

La teoria di Heath è che nei primi mesi di lockdown molte persone avessero comprato semi online da venditori cinesi senza accorgersene, visto che il prezzo era basso (e quindi faceva pensare a un venditore vicino) e su Amazon non è facilissimo capire da dove arrivino i prodotti in vendita.

In quei mesi però in Cina c’era ancora un lockdown molto rigido e la maggior parte delle spedizioni era stata interrotta. Poiché i pacchetti non erano arrivati nel giro di pochi giorni, gli utenti si erano lentamente dimenticati di averli ordinati, anche perché si trattava di cose di poco valore. Alcuni avevano magari ordinato e ricevuto diversi ordini in quei giorni e non avevano fatto caso al fatto che mancasse un singolo pacchetto di semi.

Quando mesi dopo li avevano finalmente ricevuti non li avevano collegati a quell’ordine e anzi erano rimasti sconcertati dal fatto di ricevere pacchetti con scritte in cinese e senza la consueta confezione di cartone di Amazon. A volte i pacchetti erano contrassegnati come gioielli, cosa che viene fatta da alcuni venditori esteri per aggirare le leggi sull’importazione di semi negli Stati Uniti. Quando la storia dei misteriosi semi provenienti dalla Cina cominciò a circolare sui social e sui mezzi di informazione, molti si spiegarono quella stranezza concludendo di essere stati vittime della truffa senza farsi ulteriori domande.

Heath ha verificato che questa ipotesi spiega in parte anche il caso più strano di tutti: quello di Chris Alwhite, una donna della Louisiana che aveva ricevuto 519 pacchetti. Heath ha scoperto infatti che Alwhite aveva ordinato cinque pacchetti di semi come regali per alcuni membri di un gifting group, cioè un gruppo online di persone che si spediscono regali a sorpresa a vicenda. Alwhite aveva escluso che i suoi pacchetti provenissero da altri membri del gruppo perché non presentavano nessun biglietto o indicazione del mittente, ma è probabile che venissero proprio da loro. «Il motivo per cui ha ricevuto così tanti semi rimane un mistero» ha scritto Heath, «ma dato il legame tra almeno alcuni di questi semi e gli ordini reali, il suo caso ha smesso di sembrare un caso di brushing».

Heath ha presentato la sua teoria basata sugli ordini dimenticati all’USDA, con l’intenzione di verificare se i casi che aveva registrato fossero stati effettivamente verificati e se avesse le prove per dire che i pacchetti ricevuti non erano il risultato di ordini fatti in precedenza. L’USDA ha risposto di non aver fatto queste verifiche, ma ha detto che c’è un’indagine in corso che coinvolge altre agenzie governative, tra cui il servizio postale americano.

«Logicamente è possibile che entrambe le spiegazioni siano vere: che alcuni pacchetti provenissero da una brushing scam e altri fossero ordini in ritardo», ha scritto Heath: «ma è altamente improbabile. Quali sono le possibilità che, la scorsa estate, due scenari completamente diversi abbiano portato a un contemporaneo aumento del numero di strani pacchetti di semi nelle cassette della posta americane?».