Una canzone dei Baustelle

E una buona musica per un inno nazionale

I Baustelle per il disco ‘’L’amore e la violenza" (Ansa)
I Baustelle per il disco ‘’L’amore e la violenza" (Ansa)

Le Canzoni è la newsletter quotidiana che ricevono gli abbonati del Post, scritta e confezionata da Luca Sofri (peraltro direttore del Post): e che parla, imprevedibilmente, di canzoni. Una per ogni sera, pubblicata qui sul Post l’indomani, ci si iscrive qui.
Thom Yorke ha pubblicato un ulteriore remix di una versione di Creep dei Radiohead che aveva messo insieme per una sfilata di moda giapponese: il titolo che ha dato alla notizia questo sito australiano è eccessivamente ingeneroso (il pezzo ha qualcosa, nelle tastiere tenebrose) ma efficace: “Ascoltate Thom Yorke che cerca di rovinare Creep a tutti noi”.
Il vecchio aneddoto sulle note con cui inizia il concerto di Colonia di Keith Jarrett, protagonista di uno dei dischi più venduti della storia del jazz.
Oggi scrivo la newsletter da questo posto pazzesco che hanno appena inaugurato a Peccioli in Toscana, dove il Post collabora da due anni con vari eventi e progetti: il posto è insieme un recupero architettonico di un antico palazzo del paese con spazi molto belli, e una spettacolare nuova terrazza da transatlantico affacciato sulle colline, e infine una bella caffetteria accogliente con un tono scandinavo. Ciliegina sulla torta, nella caffetteria in questo momento suona quella cover fantastica di Rino Gaetano di A mano a mano che già citammo qui.

Il corvo Joe
Baustelle

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Ma nel parco ci abito è la vita mia esser simbolo
di paura e di morte, sono tenebre i miei abiti

Non ho mai condiviso la brutta fama dei corvi, che hanno un’eleganza nera e una misura spettacolare, tra gli uccelli più familiari nei nostri dintorni (i corvi sono i più grandi dei passeriformi). Eppure sono simbolo di paura e di morte, per ragioni zoologiche, letterarie e mitologiche.

La canzone dei Baustelle da un loro bellissimo disco del 2005 racconta la vita grama del corvo in un parco in conseguenza della sua pessima fama, e la nobiltà dei suoi pensieri e giudizi su questa sua condizione.

Io sono il corvo Joe
faccio spavento
state attenti lasciatemi stare
solo certi poeti del male mi sanno cantare

E poi c’è la musica, capace di un’apertura trionfalmente dolce sul refrain, che con quell’andamento ondoso renderebbe la canzone – coi versi opportuni – uno straordinario inno nazionale, solenne e partecipato. Immaginateci tutti a cantare, prima della partita:

Siamo l’Italia che
vince i Mondiali
e se metti che poi li perdiamo
ci dispiace ma non ci restiamo nemmeno poi male

(si può fare di meglio, lo so, cominciate a lavorarci)


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